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L’antipatica » Riflessioni

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3 Settembre 2009

Un’altra domanda


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Qualcuno può spiegarmi perché Il Giornale, dalla penna del suo direttore Feltri, può chiamare Boffo “omosessuale” senza neppure preoccuparsi di celare il disprezzo di cui intride il termine, mentre L’Unità viene denunciata da Berlusconi, con sincronismo pressoché perfetto, per lesa maestà* dovuta all’aver citato una frase della Litizzetto a proposito della sua presunta impotenza? Che poi, insomma, a una certa età è del tutto normale.

* Errata: la formulazione riportata sulla denuncia è “leso onore”. Ci scusiamo per il disagio, stiamo lavorando per voi, non c’è più religione per non parlare delle mezze stagioni.

5 Aprile 2009

Lo striscione: “Obama, sorry 4 Berlusconi”


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il grande striscione nella piazza gremita

PRAGA  - “Obama, Sorry 4 Berlusconi”: è lo striscione che, nel bel mezzo del discorso del presidente Usa, Barack Obama, è stato innalzato, oggi, nella gremita piazza di fronte al castello di Praga. Mostrato dalle tv di tutto il mondo, lo striscione è improvvisamente comparso in mezzo allo sventolio di migliaia di bandierine statunitensi. A Praga in questi giorni vi sono numerosi gruppi italiani. 

Fonte: Ansa, 2009-04-05 12:12
Foto da www.lastampa.it

23 Febbraio 2009

Chi è causa del suo mal…


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Chi ha l’incredibile (s)fortuna di avermi per amica è a conoscenza della profonda odiosincrasia che provo nei confronti delle frasi fatte.
Eppure non sono riuscita a trovare una formula più incisiva e adeguata di quella che fa da titolo al mio post.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Ritengo il vittimismo, quel sottile compiacimento nello stare male e nell’essere compatiti, una delle forme più sublimi di stupidità. Non solo, infatti, si ignora la totale inutilità del confessarsi con voce tremula davanti alla migliore amica, al famigliare, al cugino del cognato o a padre Pio, come se subire forme macroscopiche di vessazione rappresenti una colpa di cui vergonarsi, ma si pensa anche che l’imbarazzo che sorge spontaneo nell’ascoltatore sia esternazione di genuino rincrescimento. Aprite gli occhi: quello che il prescelto vorrebbe fare - e che l’educazione purtroppo gli vieta - è tirarti una sberla e dirti di mettere in campo gli attributi.

E’ indubbio che alcune situazioni possono essere più complicate, ma se hai un lavoro e tuo marito non ti accende il riscaldamento se non quand’è lui stesso a casa forse è arrivato il momento di fargli trovare gli armadi vuoti al suo ritorno. I figli? Vuoi davvero che crescano con un padre così? E se proprio non riesci a farlo per te stessa o per i pargoli consideralo un ultimo gesto altruistico nei confronti del tuo incredibile marito: risparmierà anche sull’acqua e sui rifiuti. Ammesso che l’Amiat, in un’impeto di solerzia, non porti via anche lui.

No alla violenza sulle donne. D’accordo. Ma che le donne sappiano difendere se stesse: Raperonzolo è morta, sveglia!

29 Luglio 2008

Quanto male ci si fa, con la stupidità


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Se c’è una cosa che odio è l’arroganza, soprattutto quando non ce la si può permettere: la trovo un sinonimo estremamente calzante di stupidità.
A volte capita di esserne oggetto e di non poter fare nulla; altre, invece, ci si trova in una posizione di forza. Ecco: sono esattamente in quella posizione e sto già scegliendo la catena per la sega elettrica. Credo inizierò dalle gambe.

La prima regola del commerciale: se vuoi che compri i tuoi servizi trattami gentilmente, come se fossi un cliente (perché lo sono).

Seconda regola del commerciale: se non sei in grado di seguire la prima regola cambia lavoro.

Mi sento molto donna in carriera, provvista di potere decisionale e pronta ad usarlo.

28 Luglio 2008

Meno tre (giorni)


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Siamo ad un passo dalla partenza.

Chi mi conosce sa che organizzo sempre i miei viaggi con largo anticipo e spesso me ne chiede il motivo. Costo? Anche, ma non solo, rispondo con un sorriso avasivo, cambiando poi argomento con tecniche affinate in anni e anni di vita sociale.

Oggi, tuttavia, voglio svelare il mistero.

Fine luglio: sole cocente, afa, umidità. Rumori che, all’alba, filtrano dalle finestre aperte per venire a solleticarti prima del tempo, svegliandoti, dolcemente, ma pur sempre svegliandoti. Montagne di lavoro da portare a termine entro e non oltre l’orario di partenza dell’aereo, riunioni che hanno lo stesso sapore insipido dei proprositi per il nuovo anno: ci si siede tutti attorno ad un tavolo e ci si guarda negli occhi fino a che un coraggioso non si schiarisce la voce, prende la parola e chiede con voce tremante cosa ne sarà di noi. Esami universitari che si accavallano l’uno all’altro, date spostate, professori irreperibili, libri fuori catalogo dal 1930.

Il primo giorno di ferie tutto ciò che si desidera è raggiungere un bel boschetto, in piena campagna, sparare alle cicale e cercare una tana comoda da prendere in affitto. Letargo. Il tasso che ne è proprietario potrà stare tranquillo: verrà restituita a settembre, giusto in tempo per il suo lungo riposo.

E invece, scaltra come una faina, la personalità propositiva ed energica prende la prenotazione datata 15 gennaio e te la sbattachia sotto il naso. Prendi la valigia, prepara la valigia, vai in aeroporto e allaccia le cinture. Vuole un caffè signorina? Un panino? Un tea? Una brioches? No, guardi, mi basterebbe una corda per la tizia iperattiva con la quale divido il corpo.

26 Luglio 2008

Sarà che in Italia “c’han’ tutti la fabbrichetta”


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Vergognoso. Ver-go-gno-so. 

Articolo tratto da Repubblica.

Manovra, norma “anti-precari”
Cade l’obbligo del reintegro

ROMA - La condizione di precario del lavoro, potrebbe diventare ancora più dura, in alcuni casi eterna. Secondo fonti dell’agenzia Agi, nella manovra economica al vaglio del Senato, sarebbe stato inserito un emendamento per impedire al giudice la possibilità di obbligare un datore di lavoro a stabilizzare un dipendente irregolare. La norma, approvata dalla Commissione Bilancio della Camera e recepita nel maxiemendamento, si applicherà anche ai contenziosi in corso. I sindacati annunciano battaglia: “E’ un provvedimento ingiusto, aumenta la disparità tra imprese e lavoratori”, protesta la Cgil.

Finora il giudice, che riscontrava irregolarità sul ricorso ad uno o più contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Se passerà la nuova legge, il giudice dovrà limitarsi ad applicare all’azienda una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità (la stessa prevista per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti).

Il datore di lavoro potrà effettuare una serie pressoché infinita di contratti a termine rischiando al massimo una sanzione di importo pari a sei mensilità. Il lavoratore, in caso di irregolarità della causale di utilizzo del contratto a termine, potrà essere indennizzato, ma non riammesso nel suo impiego.

Dura reazione dei sindacati, che accusano il Governo di lasciare alle imprese “mano libera sull’uso dei contratti a termine”. “E’ una misura molto negativa - denuncia Fulvio Fammoni segretario confederale del sindacato con delega al mercato del lavoro - lascia aperta ogni possibilità per le aziende sull’uso del contratto a termine, senza che, in caso di irregolarità, queste abbiano alcuna ripercussione futura“.
“Una norma sbagliata che presenta gravi incongruenze”, secondo il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini. “Oltre al problema dell’indennizzo, la norma introduce il principio che un contratto non corretto viene considerato nullo”. In questo modo, spiega Santini, “il lavoratore, non solo non può essere riammesso sul posto di lavoro, per decisione del giudice, con un contratto a tempo indeterminato, ma rimane anche senza il contratto a termine“.

30 Giugno 2008

Vocette stridule


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Sono le 22 e 17 di una normale serata di giugno. Sto cercando di mantenere la concentrazione per continuare a scrivere ma l’aria afosa impone di spalancara la finestra, gesto dettato dall’illusione che questo possa portare un po’ di refrigerio. I rumori della strada sono quasi piacevoli se non fosse per le grida stridule ed acute che provengono dal vicino parco giochi. C’è solo un lampione ad illuminarlo eppure non mollano: perseverano con il lento lavorio che li porterà a far esploredere i miei nervi.

Sono le 22 e 17 di una normale serata di giugno. Vogliamo riportare a casa questi bambini-urlatori? O, se non altro, vogliamo insegnargli che non è necessario urlare ogni singola frase del loro ridotto repertorio? E che non c’è motivo di gridare a caso, giusto per rovinarsi le corde vocali fin da piccoli?

Sentitamente, ringrazio chi vorrà procurarmi un lanciafiamme con congrua gittata.

19 Giugno 2008

Dovrei, vorrei…


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Sono le 21 e 07 ma la sera sembra non voler ancora arrivare. La luce che entra nella stanza mi rende inquieta: riflette sulla superficie bianca dello scrittoio e occhieggia sullo schermo del computer sul quale dovrebbe campeggiare un lungo listato di codice, quello che tra dieci giorni dovrò consegnare al professore di web design.

Invece no.

Invece sono qui che cazzeggio cercando di ignorare ciò che dovrei: gli ultimi esami della specializzazione.

Invece sono qui che non trovo la voglia per portare a termine persino ciò che vorrei: un lavoro più adatto alle mie competenze, una lunga lista di società cui inviare la mia vita condensata in due pagine. Ancora un attimo, per respirare.

E invece, di nuovo, mi lascio accarezzare dal desiderio di scrivere, dalla voglia di sentire i pensieri fluire attraverso le dita, comporsi in parole che gli occhi osservano comparire direttamente sulla pagina bianca, pixel dopo pixel. Non mi occorre pensare alla posizione delle lettere sulla tastiera: uso il pc da così tanto tempo che ormai mi viene naturale. Addirittura, se ora mi chiedeste dove si trova la lettere “v”, non saprei dirvelo; lo so, semplicemente. Sembra una riflessione stupida, fine a se stessa, ma la sensazione che ne deriva ha qualcosa di magico: è come se tra pensiero e parole non vi fossero intermediari: è la mente che scrive e le mani non sono che un mezzo che spicca per la sua trasparenza. La fotografia è dipingere con la luce: i raggi solari colpiscono la pellicola e impressionano l’immagine senza avere coscienza di cosa lo rende possibile. Cambiano gli addendi ma non l’equazione: pensiero e scrittura intrecciati in un unico filo rosso.

E’ per questo, forse, che non riesco più a comporre alcunché con carta e penna? Il pensiero corre troppo veloce per le mani, così limitate dal sottile bastoncino di plastica che stringono tra le dita, così presenti, così ingombranti, soffocanti.

Non scrivo con l’inchiostro, scrivo con la mente. Ecco tutto.

12 Giugno 2008

“On fantasy”, by George R.R. Martin


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Il migliore fantasy è scritto nella lingua dei sogni. E’ vivo proprio come sono vivi i sogni, più reale della realtà…almeno per un momento…quel magico momento prima di svegliarsi.

Il fantasy è colorato d’argento e di scarlatto, indaco e azzurro, ossidiana venata da delicati lapislazzuli. La realtà è legno e plastica, fatta da marrone fango e triste verde oliva. La fantasia sa di peperoncino e miele, cannella e chiodi di garofano, rare carni rosse, e vini dolci come l’estate. La realtà è fagioli e tofu, con cenere sul fondo. La realtà è un centro commerciale di Burbank, il fumo di ciminiera di Cleveland, un parcheggio a Newark. La fantasia è le torri di Minas Tirith, le antiche pietre di Gormenghast, le sale di Camelot. La fantasia vola sulle ali di Icaro, la realtà sulle Southwest Airlines. Perchè i nostri sogni diventano tanto più piccoli quando finalmente si realizzano?

Noi leggiamo il fantasy per ritrovare di nuovo i colori, credo. Per assaggiare forti spezie e sentire le canzoni cantate dalle sirene. C’è qualcosa di antico e vero nel fantasy che parla direttamente a qualcosa insito in noi, al bambino che che sognava che un giorno avrebbe cacciato di notte nelle foreste, e avrebbe festeggiato al di sotto di cave colline, e trovare una amore che sarebbe durato per sempre in qualche lugo tra il sud di Oz e il nord di Shangri-La.

Possono tenersi il loro paradiso. Quando morirò, preferirei di molto andare nella Terra di Mezzo.

28 Dicembre 2007

28 dicembre 2007


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Come odio le persone che si abbassano quasi fino a strisciare per passare sotto una serranda appena alzata… e’ capitato anche questa mattina. Dico: se di quattro grate in ferro tre sono abbassate, l’ultima è ferma ad altezza nano da giardino e non è ancora orario d’apertura non ti viene in mente che sia CHIUSO??
D’accordo, fuori fa freddo, va bene, le luci sono accese, ma per il Santo Natale che è appena passato, vatti a prendere un caffè al bar e lasciami fare colazione ed accendere i computer in santa pace! Oppure cerca di arrivare con un po’ di ritardo così da essere sicuro di trovare il teatro aperto senza imprese all’Indiana Jones. Capisco che le palestre sian care, ma gli psichiatri non sono da meno, per favore sii comprensivo anche nei confronti del mio conto in banca.
Forse la sola tipologia di cliente che mi procura maggiore irritazione è quella che ti prende all’amo quando sei fuori dall’orario di lavoro, in panetteria ad esempio, e ti tiene quaranta minuti a parlare dei posti rimasti per Montesano, della prevendita che è proprio uno scandalo che ci sia, eh?, lei non crede?, della Iossetti che l’ho vista in tv ma al Gioiello chissà se la si può incontrare, del colore delle pareti che sarebbe da rifare ma quella colonna rossa proprio non mi piace, della… ohhhhhh, ma lo vuoi capire che sto facendo la spesa cercando di non pensare a niente che riguardi biglietti e clienti di teatro? Fingete di essere poco fisionomisti, mentite anche a voi stessi, iniziate a parlare da soli o limitatevi ad un compìto e rapido cenno del capo: fuggirò a gambe levate, ma non prima di avervi fugacemente risposto.
Detto questo, ho pasato delle vacanze piacevoli, stancantissime ma piacevoli: ho avuto gente attorno ed era proprio quello che mi serviva.
Il 24 cena a casa mia con una manciata di parenti, ho cucinato tutto il girno ed il mio menù atipico è piaciuto tantissimo. Il 25 ho lavorato otto ore e ne sono uscita un po’ a pezzi, ma il 26 sono stata ad un pranzo in compagnia di altri parenti e mi sono tutto sommato divertita, senza contare che ho 1) schiavizzato mio cugino perché accettasse di compiere una missione importantissima, 2) provato il Bimby, 3) fatto un acquisto importante, 4) portato a casa una perla di saggezza. Giornata intensa, decisamente.
Qual è l’importante missione? Mettere miei curricula in mano a chiunque possa essere in qualche modo collegato al campo della comunicazione: da grande voglio fare la manager in carriera, ma tra un po’ da un sogno realizzabile si trasformerà in leggenda metropitana, una di quelle con cui si deridono gli amici creduloni la sera in birreria. F. lavora in un negozio di articoli sportivi e conosce mezzo mondo, se non trovo qualche contatto grazie a lui finirò per fare la cassiera a vita: piuttosto mi sparo.
Sempre F. è stato monopolizzato da mia madre che voleva essere convinta ad acquistare la pedana vibrante: una specie di sport da poltrona che in dieci minuti al giorno dovrebbe fatti diventare Eva Erzegova ma con più tette ed il sedere più alto, un portento, quasi meglio delle pastiglie alle erbe varie e della crema anti-radicali-liberi-povera-di-sodio-ricca-di-vitaminaA-B-C-D-levigante-restitutiva-assorbente-lucidante-ringiovanente-botulinica-riequilibrante tutto insieme. Dopo il buono ma senza grassi ecco che arriva il bella ma senza fatica, non vi pare meraviglioso? Fatto sta che ora abbiamo un mese di prova ed uno sconto nel caso in cui decidessimo di farla nostra, sabato potrò già iniziare a fare due flessioni ed un po’ di sana ginnastica passiva. Adoro la tecnologia per i vanesi non amanti dello sport: ne sono la rgina ed il mio regno è fatto di poltrone-boss in pelle umana, pedane vibranti e cucine superattrezzate: ebbene sì, sto rivalutando il bimby. Si tratta di un aggeggio un po’ strano che affetta, pesa, gira, monta, mescola e cuoce. Detto così non sembra nulla di che, ma mettetevi comodi e state ad ascoltare.
C’era una volta una crema inglese un po’ flaccida perché preparata con il latte sbagliato: “Povera me senza un briciolo di grassi” gridava piangente, “ e povere le mie uova che si sono cotte fino a straccairsi (per i non cuochi trattasi di grumi)”, ma la fata meccanica venne in suo aiuto dicendo: “non ti preoccupare, vieni tra le mie braccia a cinquantacinque gradi e lascia che ti frulli amorevolmente a velocità dieci per ottanta secondi, vedrai che diventerai vellutata come tua cugina Chantilly che non è più bella di te, giammai!,  ma ha solo una madrina migliore.”
La crema inglese gorgogliò soddisfatta, tuffandosi  nel tiepido abbraccio con un doppio carpiato.
Secondi dopo  il massaggio energizzante l’aveva resa liscia come una passata di pomodoro all’acido citrico: una delizia, ma il latte si sentiva così leggero, ma così leggero, che ancora non accennava a legarsi agli altri ingredienti (lo stesso accade anche ad alcuni uomini over-30. Se fosse umano potremmo dire che il latte è un liquido infantile senza capacità di comprendere che da soli si inacidisce prima).
La fata meccanica, sempre gentile e pronta ad aiutare i bisognosi, disse allora: “Non piangere, crema inglese, semmai lascia che celebri il matrimonio tra te e la buona farina così che possiate vivere per sempre uniti dando nuovo senso al ciambellone alle nocciole. Non temere, penserò io ad ingannare il latte reticente, e quando tutto sarà finito anche lui ti dimostrerà riconoscenza.”
La crema fece una piroetta festosa, scrosciando nuovamente nel ferreo cilindro di fata Bimby che, con tre minuti di incandescente concentrazione compì il miracolo ricevendo applausi da tutti i commensali e la gratitudine della sottoscritta.
La morale della favola è: i bambini invecchiati, se proprio li vuoi, devi fregarli. Poi ti ringrazieranno. Ed anche gli altri.
Ma non è questa la vera perla di saggezza di cui parlavo, anche se l’argomento è più o meno il medesimo. Come sono monotona. Cercando di risassumere: con il cuore si ama una volta sola, e quando capita è un vero disastro, perché la persona prescelta non è mai il classico bravo ragazzo, uno di quelli che ti vuole bene e che ti ama alla follia, no, sarebbe troppo semplice, quello di cui ti innamori di solito è un bastardo e, volente o nolente, ti resterà sempre nel cuore anche quando ti sarai rotta abbondantemente le scatole di farti prendere in giro. E’ normale, si diceva, che un posto dentro al tuo petto lo abbia sempre, ma con la consapevolezza che in futuro proverai anche sensazioni più forti seppure sempre assolutamente diverse da queste, uniche ed irripetibili. Daltronde dopo un po’ con uno così ci si rompe le balle. La conseguenza è che i rapporti successivi si sviluppano sulla doppia variabile cervello e cuore. A volte più cervello che cuore. Ed è giusto così, è corretto che le storie successive siano dettate da una maggiore lucidità e quindi siano impostate in modo più sereno e più consono a come dovrebbe veramente essere un rapporto di coppia. Alcuni dicono che in realtà si tratta di necessità la cui soddisfazione ognuno trova nell’altro e che amore sia una parola con cui semplicemente si vela quello che è in realtà un contratto. La verità è più complessa: non puoi amare veramente qualcuno di cui hai bisogno: che sia presente o meno non deve fare alcuna differenza, questa è la prerogativa, solo in questa circostanza si è veramente liberi di amare e, quindi, quello che esiste può essere definito amore. In caso contrario ci troviamo davanti all’inutile e reiterato tentativo di cambiare l’altro e la destinazione stampata sul biglietto è imperitura insoddisfazione.
Avete bisogno di un compagno? Allora non sarete mai capaci di amare davvero.
 

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