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L’antipatica » giochi pericolosi

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26 Gennaio 2007

Giochi pericolosi - Il morso del ragno (3 di 3)


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L’antro affondava le proprie radici nelle fredde viscere dell’isola, saturo dell’odore di roccia e di terra umida. Molti i cunicoli che ne tagliavano il percorso componendosi in un intrico di complicati passaggi, quasi un’informe ragnatela letale per chiunque vi si fosse avventurato. Talvolta ponti di un friabile aggregato di terra e di minerali collegavano due creste di roccia: grigie ali di strapiombi dei quali si poteva solo immaginare la profondità. Tunnel ciechi e alte pareti davano ospitalità a muschi, attorniati da una timida luminescenza colorata, ed a funghi le cui spore erano portatrici di morte. Ma ben peggiori nemici si trovavano in agguato nelle profondità dell’Underdark. Ovunque lo sguardo si fosse posato, dagli alti soffitti all’asperità della pavimentazione, avrebbe trovato pericoli da evitare o da affrontare, fin’anche nel cuore del sottosuolo dove si innalzava il primo piccolo insediamento del clan dell’Amyn. E il palazzo del suo sovrano. Lì, superando una coppia di statue molto elaborate, Verdiana varcò l’accesso al tempio di Lloth, luogo sacro di cui già nel pomeriggio era stata ospite. Quando la vide, il Valuk sollevò una mano dal bracciolo del proprio scranno, posto a fronte dell’altare, salutandola informalmente “Ben trovata maga, come stai?”. In risposta ebbe un sorriso appena accennato, oltre alla studiata noncuranza con cui l’lefa avanzò verso il trono: “A volte un bagno bollente e qualche essenza profumata possono far miracoli, signore dei drow”.
“Confidi di uscirne illesa?” la incalzò, cambiando bruscamente il corso della conversazione; ma se lo scopo era quello di accentuarne il nervosismo ben scarse furono le soddisfazioni che ne trasse: la calma mostrata da Verdiana non si increspò, il suo passo non ebbe incertezze e un caldo sorriso continuò a disegnarle le labbra “Non confido in nulla che non sia la mia magia”.
Si trovava a poche spanne ora e Gyro poté sussurrare senza timore di non essere udito “Penso dovresti confidare anche nella tua capacità di andare avanti nonostante due ostacoli… entrambi potenziamente letali”. Ed ecco comparire negli occhi della maga quel bagliore di distaccato sarcasmo, quel riflesso insolente che la rendeva così diversa dalla creatura angelica che tutti conoscevano. Gyro non avrebbe saputo dare una giusta definizione di quell’ambigua natura, ma certo non avrebbe rinunciato al piacere che provava nel portarla alla luce ogni volta che gliene si presentava l’occasione.
“Ti sei dato alla filosofia ultimamente?”
“No, ma non so se la tua magia ti sarà bastante” replicò il Valuk con fredda lucidità “Vogliamo riprovare?”.
La maga si inumidì le labbra, respirando a fondo “Riproviamo”.
Gyro si alzò, scendendo con fluidità i due gradini che facevano da base al proprio seggio, e raggiunse la maga sollevando l’indice tra i suoi occhi e quelli di lei “Un consiglio, stavolta copri subito il tuo pentacolo”. La mano si richiuse su se stessa distendendosi poi con gesto aggraziato per indicare l’altare.
L’elfa deglutì a vuoto voltando il capo verso la propria meta gremita di nere creature. Il suo sguardo era opaco e Gyro si trovò a sperare, per la sua vita, che avesse ascoltato il consiglio, ma la mente di Verdiana era persa tra i ricordi delle ultime ore: immersa nell’acqua fumante aveva pensato e ripensato all’immagine dei servitori della dea, rivivendo infinite volte il momento in cui si erano arrampicati sulla sua veste. Si illudeva, così, di potersi abituare a a quella sgradevole sensazione, cercando di soffocare l’istinto che la spingeva ad allontanarsene… ma solo ora si rendeva conto di quanto fosse difficile davanti a creature in carne ed ossa e non più frutto dei ricordi.
Si sfilò il pentacolo, avvicinandolo alle labbra prima di riporlo nella sacca di cuoio che portava legata alla vita. Un ultimo sguardo andò all’indirizzo del drow, che mai aveva smesso di osservarla, per poi tornare sull’altare. Approssimandosi all’ara scorse con maggiore chiarezza la sagoma dei ragni, in numero superiore rispetto a prima, tutt’ora disposti in cerchi concentrici e apparentemente addormentati. Quelli più esterni, più piccoli, sembravano quasi fremere pregustando l’incontro.
Il petto dell’elfa si sollevò in un profondo respiro mentre la mano raggiungeva la fibbia argentea del mantello: un ovale sbalzato in modo tale da far risaltare l’iniziale del suo nome. Dita affusolate fecero scattare la chiusura lasciando cadere al suolo il bianco drappo di tessuto.
Il fermaglio raggiuse il pavimento con un acuto tintinnio che riescheggiò lungamente nella sala prima di placarsi. Sotto al mantello gli abiti della maga apparivano entremamente differenti da quelli abituali: una cascata di capelli dorati le ricadeva sulle spalle, allargandosi come una luminosa ragnatela in contrasto con l’abito scuro.
Tum-tum-tum-tum. Il cuore accelerò i propri battiti, mentre la stessa mano che aveva liberato la fibbia si allungava verso l’altare.
I ragni della cerchia esterna si ersero sulle zampe rivolgendosi minacciosi verso la maga, ed uno di essi, forse infastidito dal cadere del mantello, saltò sulla mano protesa che subito Verdiana cercò di rilassare, nascondendo la propria repulsione e spingendosi un po’ più avanti nel suo lento avanzare in direzione del pentacolo. Intuendo un possibile pericolo parte dei ragni balzarono sulla sua veste risalendola rapidamente, mentre i compagni della cerchia interna, visibilmente più grossi, iniziarono a fremere. Il grande ragno centrale divaricò le sue spantose zampe,  ricoprendo interamente il pentacolo. Movimento accentuato dalle poche candele collocate ai piedi dell’altare, che  sembrarono irradiare con maggiore intensità  la loro luce livida, creando uno spettacolo a totale favore della maga, perché potesse vedere con maggiore chiarezza la moltitudine di ragni che si estendeva davanti a lei.
La creatura sulla sua mano rimase immobile per qualche istante prima di iniziare a muoversi, trasmettendole una sensazione di disgusto, come se stesse per morderla. Verdiana chiuse gli occhi, chinando la testa in avanti con l’illusione di poter trovare un attimo di respiro in quel quadro infernale, ma non appena le sue dita raggiunsero la prima cerchia, superandola, la seconda si destò come un tutt’uno, impedendole di proseguire, mentre ancora i ragni si muovevano sulla sua veste, puntando alla nuca. Un respiro profondo le attraversò il petto, una volta ed un’altra ancora, mentre con la coda dell’occhio osservava non i ragni posti sull’altare, non quelli che risalivano i suoi indumenti, ma il volto di colui che possedeva il favore della dea ragno. Gli sguardi si incrociarono e il Valuk cercò di restare immobile senza tuttavia riuscirvi, l’incertezza della situazione lo affascinava quasi più dell’incoscente coraggio della sua ospite.
I ragni ormai intrecciavano le proprie zampe nei capelli di lei, che poteva sentire le loro estremità ossute sulla nuca, sulla fronte, sul collo….
Quando uno di essi le zampettò sulla guancia Verdiana serrò la bocca trattenendo un grido che non sarebbe stato nè di paura nè di supplica, ma se non fosse stato soffocato ancor prima di esser nato forse avrebbe rassomigliato l’urlo di un folle. Spinta dalla fretta di portare a termine quanto era in corso, la mano si avvicinò ancora alla meta ma il ragno che vi era posato affondò con brutalità i propri denti nella carne bianca, rallentando la maga per l’ennesima volta. Le candele aumentarono improvvisamente la luminosità ed il grosso ragno centrale serrò le zampe impedendole finanche la vista dell’oggetto che proteggeva. Verdiana mise a tacere l’istinto di estrarre il proprio pentacolo e di chiedere l’aiuto del suo dio perché disintegrasse quelle creature una ad una, come aveva fatto quella stessa mattina quando un ragno aveva osato sfiorare la superficie del simbolo a lui sacro. Ma dalle conseguenze di  un gesto tanto avventato e tanto oltragioso nulla avrebbe potuto salvarla, ben lo sapeva. Le dita continuarono a muoversi in una danza lenta e continua, contrastando l’intorpidimento che le stava facendo perdere sempre maggiore sensibilità. Il suo volto si sollevò verso il simulacro di Lloth ed un sussurro tanto flebile da non essere udito neppure dal Valuk ne attraversò le labbra “Resisterò alla presenza dei tuoi servitori, come tu comandi… Concedimi quanto bramo… “.
I ragni si fermarono un attimo come soprappensiero, in attesa di nuovi ordini che solo loro potevano sentire, tranne il piccolo ragno iniziale che continuò a morderle la mano con avido accanimento.
Lentamente dall’aracnide centrale parve delinearsi un volto di donna dai contorni tanto sfumati da poter essere appena intuiti, e questo bastò per mozzare il fiato dei due elfi che mai si sarebbero attesi un tale evolversi degli eventi. Gyro, sospettando un’illusione, si inchinò con sommo rispetto continuando a guardarsi prudentemente attorno: se solo di inganno si fosse trattato allora in quella stessa stanza si stava celando un’altra presenza, un pericolo che andava individuato ed eliminato al più presto. Non voleva che la sua posizione all’interno del clan potesse essere messa in discussione, soprattutto da voci riguardanti la presenza di un’elfa chiara all’interno del suo palazzo: qualcuno avrebbe potuto pensare ad un suo ambiguo collegamento con il mondo di superficie, o peggio ancora avrebbe potuto individuare in quell’elfa dai capelli d’oro una debolezza da poter sfruttare a proprio vantaggio; se i suoi sensi non fossero stati tesi nella ricerca dell’intruso quel pensiero avrebbe potuto farlo scoppiare in una fragorosa risata, “un’elfa di superficie… semplicemente ridicolo”. Ma se fosse riuscito a individuare il suo misterioso ospite allora la situazione si sarebbe capovolta, far comparire una falsa immagine della dea, e per di più in uno dei suoi sacri templi, era un chiaro atto di blasfemia punibile con la morte. L’intera vicenda avrebbe persino potuto volgere a suo vantaggio liberandolo da uno dei suoi nemici o garantendogli un favorevole compromesso.
Molti passi davanti a lui Verdiana chiudeva e riapriva ripetutamente gli occhi, lottando contro il pulsare delle tempie e l’abbassarsi della vista dovuti al veleno iniettatole dal ragno. Probabilmente si sarebbe posta gli stessi dubbi del Valuk se l’immagine di quel volto avesse cessato di riecheggiarle nella testa, ma la confusione ne appannava la mente rendendo difficilmente controllabile tutto ciò che le accadeva attorno. Le sue condizioni peggioravano via via che passava il tempo e ben presto fu colta da un acuto senso di vertigine che la fece barcollare in avanti. Il braccio superò la seconda cerchia di ragni, fin’ora immobile, e nel medesimo istante le candele si spensero, fulminee, abbandonadola nel buio più completo. La maga scosse il capo chiedendosi perché la sottile vista elfica non le fosse venuta in aiuto, privandola così di ogni riferimento visivo: tutto ciò che percepiva era il terribile bruciore della mano, che continuava a dolerle senza tregua, e l’insinuarsi viscido e strisciante dei ragni tra i suoi capelli e nelle vesti; ma ben presto anche questa sensazione svanì, annullata da un velo di torpore che la avvolse spogliandola di ogni sensibilità. Mantenere la lucidità iniziò a costarle sempre maggiore fatica, ed anche i contorni dei pochi oggetti che poteva distinguere presero a sfocarsi con crescente frequenza; solo due piccoli puntini rossi, là dove si trovava il ragno più grande, mantennero la propria nitidezza brillando costantemente senza mai offuscarsi.
 “…Gyro?” “…anche tu mi hai lasciata da sola?”
“Avanza”
La risposta giunse con voce quasi tremante per l’emozione ma riuscì comunque a rassicurare la maga, ed un candido braccio si abbassò verso il pentacolo. Bastò quel gesto per far scomparire gli inquetanti rubini che l’avevano fissata per lungo tempo, annullati da una luce di impareggiabile intensità che la investì, accecandola, per poi colmare ogni angolo della caverna scolpita. Un’energia di mostruosa intensità si sprigionò dal centro dell’altare impedendo l’avanzare dell’elfa e spazzando via i ragni ancora sul piano dell’ara. Verdiana cercò di riparare i propri occhi con il dorso della mano, percependo al contempo un vento impetuoso che veniva ad allontanarle i capelli dal volto, tirandoli ed scarmigliandoli, quasi dissolvendo le creature nascoste in quegli intrichi dorati. Il mantello bianco, ancora ai suoi piedi, venne trascinato fin nel fondo della sala dove la parete di pietra fermò la sua corsa. L’energia non dava cenno di diminuire ed anzi aumentò, accompagnata da un’esplosione di luce che anche ad occhi chiusi deformava i pensieri dell’elfa e del Valuk. Un lampo abbacinante attraversò le loro menti costringendo Gyro a sorreggersi al trono tentando di resistere all’aggressione luminosa, ma non fece in tempo a riaversi che un boato percosse la sala facendo tremare le pareti di pietra. Ogni cosa venne scagliata via da una forza indescrivibile: il cappuccio del Valuk si abbassò strappandogli la corona dal capo, mentre il mantello sferzava l’aria alle sue spalle segnandogli la gola con la chiusura in adamantite.
La luce fu tanto aggressiva da farlo scivolare in ginocchio con le mani alla testa: gli sembrava di impazzire mentre quel bianco lucrore penetrava nel suo essere costringendolo ad una dura prova di volontà.
Verdiana venne sbalzata a molti metri dall’altare, trovandosi, senza sapere come, con la schiena appoggiata ad un’elaborata scultura in pietra, d’istinto tentò di muoversi ma uno spasimo di dolore si irradiò dal fianco sinistro facendola desistere. L’urto le aveva provocato una profonda ferita all’anca dalla quale il sangue prese a fluire copiossamente, impregnandone le vesti dove ben presto sarebbe spiccata un’umida figura più nera della stoffa stessa.
Riaprire gli occhi fu una tortura nonostante un buio vuoto e riposante fosse tornato ad avvolgere il tempio: chiazze biancastre si sovrapponevano agli oggetti e brevi schegge di dolore lampeggiavano dagli occhi fino alle tempie. Due deboli candele delineavano il profilo dello scarno arredamento, completamente spostato dall’energia poderosa che ora pareva sparita insieme ai ragni. Solitario, al centro dell’altare vi era ancora il pentacolo nero; ma Verdiana non se ne accorse subito, la pietra su cui era appoggiata era fredda sotto la sua pelle, ed il desiderio di chiudere gli occhi e non riaprirli per lungo tempo sembrò avere il sopravvento.
Era tanto stanca… e debole, non chiedeva altro che di dormire profondamente, persa in un sonno senza sogni. Fu la voce deformata del Valuk a ridestarla “Verdiana, come stai?”. Una smorfia tremante disegnò i lineamenti scuri mentre riusciva ad alzarsi solo grazie alla forza di volontà, lottando contro quella luce che ancora rimbombava nella sua mente. Si avvicinò con cautela, dimentico della corona persa chissà dove e del cappuccio: dopo anni il suo volto era nuovamente visibile a qualcun’altro.
Appena le palpebre si sollevarono, richiamate dalla domanda dell’elfo, gli occhi della maga misero a fuoco una piattaforma di marmo sgombra da ogni creatura animata, ed al suo centro era posato quanto lei voleva ottenere: il pentacolo nero. Si voltò lentamente verso il drow, osservandone per la prima volta il profilo. Il viso era bello come quello di tutti gli appartenenti alla sua razza, incorniciato da capelli morbidi e setosi che scendevano fino alle spalle. Sembravano brillare nell’oscurità, ed erano esattamente come lei aveva immaginato ogni volta che un ciuffetto ribelle sfuggiva al pesante cappuccio. “Come… come se non fossi qui, signore dei drow…”
“Ti ricordi.. che ragno ti ha morso?”
La maga non rispose ma osservò nuovamente l’altare con la coda dell’occhio “ho pagato il mio prezzo? Posso..avvicinarmi ora?”
“Credo di sì, ma ricordati che devi curare la ferita, è necessario annullare gli effetti del veleno o non uscirai di qui… non appena avrai preso il pentacolo”.
Verdiana annuì. Un freddo intenso si stava impossessando del suo corpo e la morsa della nausea le attanagliava lo stomaco, tanto che dovette chiamare a raccolta le sue ultime forze per staccarsi dall’appoggio che la sorreggeva ed avanzale verso l’altare: lì l’attendeva il pentacolo dell’Arcimago drow. Evitò di sollevare lo sguardo sul bassorilievo della dea, come se lei fosse davvero lì e potesse leggere i suoi pensieri attraverso il pozzo scuro dei suoi occhi.
Tornò sui suoi passi, con il simbolo arcano stretto nella mano illesa tanto da far sbiancare i polpastrelli che lo cingevano “Ho ciò che volevo”
“Ora sta a te tenerlo, fin quando Lloth vorrà…” annuì il valuk, ottenendo in risposta un enigmatico sorriso. “Lloth non è la mia dea”, così avrebbe voluto rispondere l’alta, eppure tacque perché questo le suggerivano le sue seppur sopite facoltà mentali. Quasi prevedendone la risposta il Valuk la raggiunse, ed il suo susurro si confuse con l’eco dei passi “Almeno se vuoi tenerlo senza subirne la letale protezione. Ed ora mostrami la ferita.”, ma la maga ritrasse la mano dolorante “Allontaniamoci da qui, per favore…”.
“Devi curarti prima che il veleno prenda il sopravvento, o preferisci restare qui per l’eternità, ricordata come colei che morì vittoriosa?”
“Ho l’erba adatta nel cassetto del mio scrittoio…nel primo dei suoi cassetti… Mi sono informata per tempo, signore dei drow, non sono così incauta come tutto questo potrebbe far pensare”.
“Meglio…” Sorrise per quanto gli era possibile, ma la maga non udì le sue parole. Socchiuse gli occhi, barcollando appena, prima che i contorni dell’ambiente circostante si confondessero, mescolandosi l’uno all’altro in un vortice dal quale non riescì più a risalire. Una volta svegliatasi ricorderà solo un innaturale calore salire dalla mano ferita ed il buio avvolgerla con il suo morbido manto.
Sarebbe caduta al suolo, svenuta, se Gyro non l’avesse sollevata fino a prenderla in  braccio. Era leggera più di quanto si fosse immaginato e non ebbe difficoltà a sfilarle delicatamente il pentacolo dalle mani, riponendolo nella propria sacca, e neppure a coprirla con il suo candido mantello dopo averlo raccolto da terra.
Mentre in superficie il cielo si tingeva dei colori del tramonto nelle profondità dell’isola una figura si allontanava dal tempio di Lloth, dirigendosi velocemente verso la Torre dell’Alta Stregoneria dimentico anche della corona abbandonata a qualche metro dal trono…

26 Gennaio 2007

Giochi pericolosi - mettersi alla prova (2 di 3)


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Tenebra che domina, oggetti dai vaghi contorni che si fondono con il nero artificioso di una notte perenne; notte senza giorno e giorno gemello della notte; impercettibile mormorare di ciglia che sfiorano l’aria, ripetutamente, perché iridi oscure possano abituarsi all’assenza totale di ogni forma di luce. Granelli di sabbia attraversano l’armonico restringimento della clessidra, dominatrice e schiava del tempo, scandendo l’avanzare dell’invincibile nemico degli uomini.
Uno, due, tre, quattro. Secondi che già non sono più.
La tenebra sembra divenire meno invadente e un sorriso si affaccia alle labbra di un volto esangue, celando emozioni timorose ed impazienti al contempo.
Il signore dei drow avanzò con passi lenti verso quel volto, concedendogli il tempo necessario perché potesse abituarsi, senza fretta alcuna, alla sgradevole sensazione che da sempre faceva seguito alle sue improvvise convocazioni: il mondo che sembrava ripiegarsi su se stesso, distorcendosi e ricomponendosi in forme differenti, trasportando colui che ne era spettatore e protagonista nel luogo ove era stato richiamato. Giunto innanzi al proprio ospite Gyro si apprestò a salutarlo con fare gentile. Gli fu sufficiente un sussurro, “Ben trovata…”, perché la bianca figura si voltasse in sua direzione “Come avrei potuto rifiutare un invito sì cortese? Prima o poi riuscirò ad abituarmi a questi richiami improvvisi” Il rimprovero che traspariva dal tono vagamente irritato di quelle parole tramutò il velato sorriso del Valuk in una profonda ma breve risata.
“Come ti senti, Verdiana?”
“Come una maga troppo impegnata, e tu invece? Ti vedo in ottima forma, signore dei drow “
“Si, per ora pare vada bene. Per ora.”
“Per ora? Temi forse qualcosa o…qualcuno?” La maga sorrise, sorniona, lasciando intendere più di quanto le proprie labbra non avessero detto.
“Non dovrei? - socchiuse un occhio, ricambiando il sorriso - E’ il mio mondo. Nulla di preciso, nulla più del solito..”.
La bionda elfa mosse allora un passo in avanti sentendo la gola improvvisamente riarsa. Non poté che pensare con rammarico alla bottiglia di dolce idromele che faceva bella mostra di sé sul proprio scrittoio, alla torre dell’Alta Stregoneria, aperta ed ancora intoccata a causa della convocazione del Valuk “Non devo essere io a dirti quali sono i tuoi nemici “
“Infatti” Gyro annuì pigramente nel lasciare alla maga il compito di introdurre il motivo del loro incontro.
“Ma non credo tu mi abbia chiamata solo per discorrere con me, anche se un calice di vino avrebbe degnamente innaffiato il nostro colloquio”
“No certo. E rimandiamo il vino alla prossima occasione”
“Un vero peccato - sospirò con rassegnazione - ma direi di venire al dunque finalmente”
“Certo..”
Le pareti dell’ampia grotta in cui i due si trovavano erano completamente rivestite di marmo scuro e di granito, sul quale spiccavano elaborati decori scolpiti da imponenti blocchi di ossidiana. Due file di slanciate colonnine dai capitelli intarsiati in forma di ragno si guardavano l’un l’altra, creando una navata centrale fiocamente illuminata dalla sola luce delle candele disposte su un pavimento dove pietre di particolar pregio si componevano nella figura di un ragno di imponenti dimensioni. Il bianco sorriso, che mai si era spento sulle labbra di Gyro, tornò a manifestarsi con maggiore intensità mentre con gesto flemmatico indicava il sommo altare collocato in fondo alla navata a fronte di una gigantesca statua raffigurante la dea. Debolmente rischiarato dalla luce di due sole fiammelle, l’altare si presentava gremito di grossi ragni neri disposti in due circonferenze concentriche, imperniate su un aracnide di dimensioni maggiori il cui corpo sinistramente vellutato celava un oggetto alla vista della maga.
“Riesci a vedere?”
Verdiana vide e rabbrividì, lanciando uno sguardo sospettoso all’altare e poi al Valuk. La scena che si presentava ai suoi occhi le suggeriva pensieri poco rassicuranti, ma Gyro le avrebbe consegnato il pentacolo, così le aveva detto, e non vi era alcun motivo perché non dovesse rispettare il loro accordo.
I ragni restarono immobili quando la maga si avvicinò, senza superare quella che lei stessa considerava un’adeguata distanza di sicurezza. Gli aracnidi l’avevano sempre disgustata a tal punto da arrivare quasi ad immobilizzarla e non era certo quello il momento o il luogo adatto ad approfondirne la conoscenza; anzi, era sicura che quel momento non sarebbe mai giunto.
“Lo intravedo appena”
Il Valuk seguì con attenzione i movimenti esitanti dell’elfa, bevendo con gusto il timore che traspariva dal suo sguardo quando lei si spostò per poterlo guardare in volto  “Pensi di poter eludere le sue difese magiche? Cosa potrebbe accaderti?” chiese con interesse, ricevendone in cambio una risposta che aumentava la propria curiosità senza riuscire ad appagarla neppure in minima parte.
“Non so quali siano le conseguenze senza la presenza del suo proprietario legittimo. Ogni mago ha i propri sistemi per proteggere ciò che gli appartiene.”
“So che Amon, se non fosse stato nero come il mago, sarebbe stato colpito dalla protezione del pentacolo, ma non so come…”
Verdiana si spinse un passo più vicina all’altare riempiendo l’aria di un tiepido sussurro, come se i suoi non fossero che pensieri pronunciati a voce troppo alta “In tempo passato ho stretto tra le dita questo stesso pentacolo…” si voltò quindi verso il drow sorridendo velatamente, quasi provasse imbarazzo per quanto detto. Gyro non vi badò, incalzandola con un filo di emozione nella voce. Incuriosito dalla magia? Preoccupato per la maga?
“Ma credo Alixter fosse d’accordo allora…”
“Che sia dunque tu a prenderlo, signore dei drow, e a consegnarmelo racchiuso in un drappo di tessuto, così che io non debba sfiorarlo”
“Dovremmo privarci di uno spettacolo senza precedenti. Prego, e sii fiduciosa” stranamente le sorrise quasi con dolcezza, indicandole ancora una volta l’altare. L’elfa deglutì a vuoto, tentennado, i suoi sospetti stavano diventando troppo reali e la piega che la conversazione stava assumendo iniziava a piacerle sempre meno.
“Ma prima dimmi…” Gyro tentò di porre una nuova domanda senza tuttavia riuscire a catturare l’attenzione di Verdiana, scossa da quanto si stava profilando all’orizzonte “Per quanto possa sembrarti strano, morire per il morso di un ragno non è in cima alle mie aspirazioni”.
Le voci andarono così a sovrapporsi generando una singolare armonia di suoni. Quella bassa e profonda del drow danzava con la voce soave dell’elfa, rendendo omaggio all’innata musicalità che la natura ha donato ad entrambe le razze. L’improvviso silenzio che ne seguì fece sorridere il Valuk, spostatosi alle spalle della maga che ora appariva nuovamente padrona delle proprie emozioni
“Ti ascolto”
“Temi di più la protezione magica o i ragni?”
“La mia risposta ti stupirebbe”
“E’ così raro essere stupiti.. prego” Gyro continuò il suo fluido ruotare attorno alla giovane ospite, giungendole infine al fianco senza mai perdere contatto con i suoi occhi scuri.
Poco dopo fu lo sguardo di Verdiana ad abbandonare il suo, descrivendo nell’aria corposa del sottosuolo un semicerchio interrotto dalla vista del grigio altare.
“Sono immobili ora…”
“Ora, sì…”
“Ma non ho dubitato neppure per un istante della loro rapidità, al momento opportuno, e neppure del grande potere che li difende. - Gyro la osservava, immobile, i lineamenti del volto scaldati dal fantasma di un sorriso - Ora tu mi chiedi tra due forze magiche quale voglio sfidare…”
“No, dato che devi sfidarle entrambe. Ti chiedo quale temi di più.”
Verdiana si voltò improvvisamente senza riuscire a nascondere la propria sorpresa. Gli occhi lampeggiarono di incredulità imporporandosi del rosso vivo delle deboli lingue di fuoco che profilavano i corpi scultorei degli otto gargoyle, guardiani dalle espressioni contrite posti in posizione rialzata lungo il corridoio centrale. La levigata tensione della muscolatura suggeriva l’illusione di un movimento imminente come se si trattasse di esseri vivi posti a difesa della dea.
“Vuoi dire che dovrò essere io a sfilare il pentacolo dalle zampe del ragno centrale? Impossibile.”
“Hai risposto in maniera esauriente alla mia domanda”
Con un gesto rassicurante della mano, come una promessa, Gyro tornò a indicare l’altare per la terza volta accentuando il timore di Verdiana. Gli occhi dell’elfa si richiusero a testimonianza del suo rifiuto all’idea di trovarsi più vicina al simulacro di quanto non fosse in quel momento. Non era questo che aveva immaginato, non credeva sarebbe stato così difficile sottrarre il pentacolo dalle mani del popolo oscuro. La visione della polla le sovvenne alla memoria, vivida come non mai, sovrapponendosi all’immagine concreta del pentacolo che sembrava quasi ammiccarle dalla sua velenosa culla. Cosa fare adesso? Le emozioni rimbalzavano in lei scontrandosi ed alternandosi in un gioco di confusa indecisione: come due combattenti che si fronteggiavano in un duello all’ultimo sangue il desiderio di fuggire da quel luogo si misurava con la volontà di proseguire verso l’altare maggiore.
Avrebbe potuto dissertare per ore intere sui pro e sui i contro di ciascuna possibilità senza giungere ad escluderne alcuna. L’unica soluzione possibile sembrava essere quella di affidarsi al proprio istinto, come spesso aveva fatto in passato.
Non ci volle molto e la scelta fu compiuta, l’indecisione non era più ospite della sua mente…ora restava solo la paura.
Dischiuse le palpebre, ostentando una sicurezza che era lungi dal possedere mentre il piede destro la portava un passo più avanti. Solo un sussurro setoso e suadente accarezzò le orecchie del Valuk
“Rifletti su ciò che perderesti se la tua dea dovesse punirmi…e agisci di conseguenza”. Ecco l’unico pensiero che la tranquillizzasse davvero: Gyro non poteva lasciarla andare incontro ad una morte certa, avrebbe perduto per sempre un oggetto che sembrava essergli troppo caro per essere messo in gioco così stupidamente.
Ancora l’eco di un passo.
I ragni della circonferenza esterna, prima immobili, si destarono di scatto rivolgendosi minacciosi verso la maga ora davvero troppo vicina. Lo sguardo di Verdiana si fissò sui neri servitori della dea e solo una volontà ferrea poté frenare l’impulso di arretrare. “Sono un’incosciente”, pensò, ma la mano destra già si sollevava in direzione del piano marmoreo dell’altare, dal quale due ragni della cerchia esterna saltarono sulla sua veste risalendola rapidamente e strappandole un grido di paura. Gli occhi dei ragni interni iniziarono a brillare di un inquietante rosso vivo e il ragno centrale si sedette sul pentacolo rivendicandone il possesso.
Gli occhi di Verdiana si chiusero con forza mentre la mano libera raggiunse i lineamenti contratti del volto “Allontanali da me…” riuscì appena ad implorare, inconsapevole dell’impassibile esame cui il drow la stava sottoponendo.
Gyro intervenne solo quando un aracnide, risalendo la veste dell’elfa fino a raggiungerne il petto, si trovò a passare sul bianco pentacolo protetto da Solinari, dio della magia bianca, cadendo a terra privo di vita. “E’ una prova di Lloth. Copri con la mano libera il tuo pentacolo, non straziare i suoi servitori”.
Il cuore pulsante e il respiro lento e faticoso fecero da sfondo al sollevarsi delle palpebre che liberarono due perle di ossidiana nera incastonate in una bianca superficie d’adamante, occhi che il drow scoprì lucidi mentre la maga eseguiva tremante quanto le era stato suggerito. La sua speranza di essersi liberata dall’indesiderata presenza di quelle creature fu disillusa nel vedere il ragno superstite continuare a risalire la stoffa sottile, raggiunto da altri tre compagni della cerchia esterna. Le membra sottili si irrigidirono e lo sguardo raggiunse il drow per chiederne l’aiuto mentre due grosse lacrime salate sfuggirono al suo controllo, rigandole il volto. Gyro dovette trattenersi dall’avanzare in sua direzione andando invece ad incrociare lo sguardo del ragno centrale, quasi a leggerne i pensieri. Annuì impercettibilmente prima di porre fine all’agonia di Verdiana
“Ritira la mano che hai proteso sull’altare.. stasera ti sarà dato ciò che sai.. “
I ragni interni tornarono tranquilli mentre quelli che erano sulla veste della maga ridiscesero fino a prendere nuovamente posizione sull’altare, permettendole un frettoloso arretrare interrotto solamente da un’elegante colonnina di pietra. La schiena scivolò sulle argentee venature che spiccavano sul grigio intenso in cui quella sala era stata scolpita, fino a farla sedere sui talloni. Il volto affondato tra le dita non le permise di vedere Gyro tendere una mano verso di lei offrendole il proprio aiuto ma non le impedì di udirne le parole.
“Stasera, superati i ragni e la protezione.. ciò che brami sarà affidato alla tua custodia..”
“Voglio andar via, fino a questa sera non voglio più metter piede qui dentro…”
“Certo, coraggiosa Verdiana.. “
“Coraggiosa? Se lo fossi davvero non tremerei come ho fatto, alla vista di un ragno”
La maga sollevò appena il capo, asciugandosi con entrambi i palmi le ultime lacrime che era finalmente riuscita a dominare, e questo le permise di scorgere il braccio ancora proteso del Valuk, accettandone la gentilezza. Una risata nervosa accompagnò il suo rialzarsi, coprendo in parte il sussurro figlio delle labbra di Gyro, mentre la mano che stringeva la sua accentò la presa cercando di calmarla.
“Coraggioso non è chi reputa la propria vita inutile, ma chi riesce a superare la proprie paure” “…e questa sera dovrai essere davvero coraggiosa” non poté fare a meno di aggiungere nella silenziosa intimità dei propri pensieri.
“Forse, ma ora ho bisogno di un bel bagno caldo…e del mio caminetto acceso, alla torre - deglutì a vuoto, ancora scossa - a…a questa sera, signore dei Drow”
“Ti accompagno”
“Non è necessario, se non vuoi”
“Se non lo ritenessi necessario o se non volessi non te l’avrei proposto”
Verdiana annuì non possedendo le energie necessarie per replicare, sebbene le parole del drow non le fossero state di alcun conforto facendola sentire più debole e indifesa di quanto avrebbe voluto dare a vedere.
L’eco di rapidi passi sfumò in lontananza lasciando il silenzio come unico re di quei luoghi tanto temibili quanto affascinanti.

 

(Continua…)

26 Gennaio 2007

Giochi pericolosi - Il primo incontro (1 di 3)


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Il sole cocente, che avvolgeva ed imprigionava la superficie dell’isola, non poteva estendere i propri luminosi tentacoli nei labirintici territori dell’Amyn, dove la tenebra più assoluta recava conforto ai sensibili occhi del popolo drow.
La sotterranea sala del trono continuava ad essere immersa nel buio più completo, così come ogni altro luogo abitato dagli elfi di pelle ed animo oscuri.
“Bentrovata” La voce profonda del Valuk ruppe il silenzio, senza cogliere di sorpresa l’insolito ospite che anche questa volta aveva accolto il suo invito. Una flessuosa figura prese posto su uno dei seggi adornati da pregiati bassorilievi, e lo fece con tale naturalezza da far supporre un gesto ormai consueto “Non vuoi informarmi sull’esito dell’incontro di ieri?”. Una pallida mano comparve dal mantello, troppo chiaro per passare inosservato in quelle regioni tinte del colore dell’ebano, e si sollevò con gesto aggraziato per allontanare dalla fronte scoperta una ciocca di lunghi capelli.
Il signore dei drow avanzò lentamente nella sala, protraendo quel momento di sottile tensione che sempre precede l’appagamento di una curiosità “Vorresti vederlo?”. Un solo sorriso fu per lui una risposta sufficiente. Passò accanto alla candida figura, diretto verso il lato più oscuro della sala dove troneggiava uno dei molti altari minori dedicati a Lloth, la Dea Ragno.
Due occhi accesi dal potere dell’infravisione seguirono i suoi movimenti armonici, tentando di ricordare la loro esatta successione come appartenessero ad un rituale: Gyro aveva preso un piccolo calice immergendolo poco dopo in una vasca vischiosa; il liquido raccolto venne quindi versato con somma reverenza in un aureo contenitore collocato al centro del piccolo altare.
Solo allora una sua mano si protese verso l’ospite, invitandolo ad avvicinarsi mentre le labbra si schiusero per mormorare un’arcana litania drowish.
“Ora osserva quel che accadde ieri sera in questa sala”.
Senza attendere ulteriori inviti l’ospite si sporse in avanti osservando all’interno del piccolo specchio d’acqua.

***

Dai liquidi contorni della stanza emersero i volti dei tre consiglieri dell’Amyn. Tre menti di cui il Valuk si serviva per perseguire i propri scopi. Asraena, la Somma Sacerdotessa nelle grazie della Dea; Amon, il valente capitano dell’esercito drow e infine Alixter, l’ambiguo Arcimago dalla lingua pungente. Personalità spiccate e poco avvezze all’obbedienza, desiderose di salire i gradini della rigida gerarchia sociale senza badare alla scia di sangue lasciata alle proprie spalle. Ma ancora troppi erano i pericoli esterni che potevano attentare alla stabilità della corona, ora posata sul capo di Gyro, perché questo potesse tollerare che intrighi e vendette interne indebolissero le forze della casata reale. Di ciò il Valuk era ben consapevole, così come sapeva necessaria un’azione di polso, una punizione esemplare che avrebbe colpito la causa degli ultimi disordini: la rivalità tra la Somma Sacerdotessa e l’Arcimago. Un focolaio interessante che portava gli animi ad accendersi e le menti a restare sempre all’erta; uno stimolante diversivo durante i periodi di relativa tranquillità, ma anche una fastidiosa occupazione per colui che doveva badare sopra ogni cosa all’integrità della casata. Al proprio potere personale.
Le immagini scorsero silenziose mostrando il Valuk seduto su di un alto scranno, posto in posizione rialzata rispetto alla pavimentazione dalla quale lo separavano due gradini di marmo grigio. Alla sua destra Amon osservava, con malcelata soddisfazione, gli altri due consiglieri posare riluttanti il ginocchio a terra in segno di sottomissione al proprio re. Un’umiliazione che non avrebbero dimenticato per lungo tempo.
I ricordi si susseguirono veloci fino ad arrivare al momento atteso con maggior timore e trepidazione dallo spettatore d’onore. Piccole forme nere si staccarono dalle pareti, cadendo silenti sul pavimento ed avvicinandosi al Valuk sulle loro otto zampe.
Il mago annuì, parlando senza che l’ospite potesse udire le sue parole attraverso la polla, ed osservò con rabbia i movimenti del maestro di battaglia quando questo ridiscese lentamente i gradini che li dividevano. Alla bianca figura non fu possibile prevedere quanto fosse in procinto di avvenire: la mano dell’ Ul’Saruk si tese verso il mago, restando leggermente più in alto della sua testa come sempre protetta da un nero cappuccio. Gli sguardi si incrociarono e le labbra si mossero per formulare nuove e sempre mute parole. Con rapidità sorprendente i ragni, servitori della dea, si avvicinano al mago disegnando un cerchio trepidante attorno alla sua persona. Si fermarono un attimo prima di cominciare ad arrampicarsi in numero crescente sulla sua veste, facendosi strada verso il collo scoperto. Attaccarono con violenza il sottile cordoncino di cuoio che legava il pentacolo, simbolo del suo status di mago. Ecco quanto il Valuk voleva.
Senza che Alixter potesse reagire la mano di Amon aveva stretto il prezioso ciondolo tra le dita, strappando con un colpo secco  quanto restava del suo sostegno.

***

“L’ha strappato!” Il grido sorpreso per quell’inaspettata visione dissipò l’effetto dell’incantesimo “E’ un oggetto che va quasi venerato, nessuno può permettersi di trattarlo in questo modo!”
“Già, eccesso di zelo. In realtà speravo rimanesse un po’…fulminato - sorrise - pazienza. Però il tuo rancore non dovrà mai esprimersi ufficialmente contro questo fatto, perché tu non hai mai visto questi eventi”
“Quali eventi?”
Gyro sorrise alla studiata ingenuità della risposta, sicuro che nulla di quanto accaduto avrebbe abbandonato la segretezza di quella stanza. La figura ammantata di bianco si guardò lentamente attorno ricercando il nero pentacolo protagonista della visione, quella stella a cinque punte di cui voleva essere custode fino al momento della riconsegna “Quando potrò averlo?”
Il Valuk congiunse le punte delle dita appena sotto il mento, estasiato da come i suoi piani stessero volgendo al meglio. “Presto, anche domani. Non possiamo interrompere così una punizione”
“Per domani avrà un posto sicuro nelle mie stanze, e una nuova catena cui essere appeso - Il cappuccio del mantello si sollevò a coprire le fattezze del volto – Ora è per me tempo di andare. A domani, signore dei drow”
Si scambiarono un ultimo sorriso d’intesa prima che un denso fumo bianco avvolgesse la misteriosa figura portandola ovunque essa avesse voluto.

 

(Continua…)