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L’antipatica » 2007 » Marzo

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3 Marzo 2007

Madrid - On the road


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Siamo appena tornati in hotel con le gambe doloranti ed una fame domata a suon di tapas.
Sto, quindi, scrivendo dal computer della camera, anche se la tastiera impostata su Linux non aiuta, sheackerando i caratteri della punteggiatura a caso e togliendone alcuni… dove e- l-apostrofo? Ecco dunque spiegata la strana formattazione di questo messaggio. Correggero= non appena avro- a disposizione un computer accettabile. Non ci si rende mai conto di quanti accenti ed apostrofi abbia la nostra lingua fino a che non possiamo indicarli.

Dicevamo> secondo giorno a Madrid. La citta- e- splendida, a misura d-uomo, una grande metropoli in cui sarebbe facile trasferirsi. La gente ha voglia di uscire e di esprimersi, di muoversi e di vivere, non ci sono locali semivuoti o vie deserte, ovunque c-e- movimento, divertimento, polizia e pulizia. Me ne sono gia- perdutamente innamorata.

La giornata e- iniziata alle nove e trenta, quando ci siamo trovati nella hall dell-albergo, in ritardo di un quarto d-ora rispetto alla tabella di marcia. Un ritardo, tuttavia, provvidenziale, perche= ha permesso a Francesca di navigare un po- su internet e trovare una deliziosa pasticceria dove andare a fare colazione. Il napolitano alla crema (una brioches farcita di crema e fritta nell-olio di oliva) era tanto pesante quanto buono ed anche il caffe- si e- dimostrato accettabile. Il locale aveva il suo perche-, la sua atmosfera tipicamente madrilena ed il bancone era affollato quasi quanto i tavolini sui quali ci siamo accomodati. I camerieri si sono dimostrati cortesi e hanno conquistato la nostra fedelta’ come clienti… anche se sul finire della giornata si e’ profilata una seconda possibilita’ (Ho trovato l’apostrofo!!!) della quale, pero’, parlero’ dopo.

La nostra prima meta, a colazione terminata, e’ stata il monastirios de les delcaszas reales. Nonostante la guida ne decantasse la grande bellezza ammetto di esserne rimasta un po’ delusa. D’altra parte non va pero’ dimenticato che il cattolicesimo spagnolo e’ sempre stato famoso per la propria austerita’, fama decisamente confermata da almeno uno dei suoi tanti monasteri. I corridoi che ci hanno condotti da una stanza all’altra erano ricchi di nicchie nelle quali trovavano posto statue e quadri di santi e scene tratte dalla bibbia nonche’ dei protettori del monasterpo stesso il quale puo’ vantare da sempre forti legami con la casa reale. Impressionante e’ la sala degli arazzi, ricavata da quello che una volta era il dormitorio. La dimensione delle celle era quadrata e di poco piu’ di un metro e sessanta per lato. Praticamente un loculo.

Andre’ continuera` questa seconda parte del resoconto, dato che Marica e` stata spedita a farsi una meritatissima doccia, dopo la giornata estenuante.
Si diceva, comunque, del monastero. A me, confesso, e` piaciuto, anche se i cinquanta minuti di fitta spiegazione in spagnolo da parte della guida sono risultati, a volte, un po` indigesti; cose che capitano.

La parte seguente del programma di viaggio e` riassunta sul nostro Meraviglio Esaustivo Ciclopico Universale (d’ora in poi, amichevolmente Mecu) con questa frase: “raggiungere quindi Plaza Mayor e dedicarsi ad un giro della citta` vecchia. (VEDI ALLEGATO 1)”.
Saltando amabilmente l’allegato (che nessuno, Marica a parte, sa di cosa parli), parliamo dell’antica Plaza Mayor.
O della finta antica Plaza Mayor.
Foto scattatemi a tradimento a parte, temo che la piazza, nel corso dei restauri subiti -l’ultimo dei quali ad opera dell’architetto del Prado- si sia “chiusa” dal punto di vista architettonico. Niente di personale, a me le piazze piacciono ampie.
Il giro della citta` vecchia, invece, e` stato istruttivo. Sembrava, a tratti, di incidere le stratificazioni storiche con la lama dei mutamenti architettonici; nota a margine: Chiara osservava interessata gli annunci immobiliari.

Di Calle in Calle, di via in via, giungiamo, finalmente, alla cattedrale di Nuestra Senora de la Almudena e colgo l’occasione di ripassare il testimone a Marica, vestita e… -controllo- si`, decisamente tirata a lucido.

Il mitico allegato uno e’ quell’adorabile percorso che ci ha condotti lungo le strade della citta’ vecchia per conoscere parti di Madrid nascoste e che, probabilmente, non avremmo mai visitato altrimenti (senza perderci, per di piu’!!). Due tra tutte: la chiesa di San Isidro e quella di San Andres. Abbiamo percorso stradine un tempo fuori dalle mura cittadine, alcune ricavate, addirittura, da antichi corsi d-acqua ormai interrati. Uno splendore, insomma ;P senza scordare uno dei pochi mercati coperti rimasti.

Raggiunta la cattedrale ci si e’ presentata un’annosa questione: dove andare a mangiare? Ritornati, rigorosamente, sui nostri passi, abbiamo impiegato qualche secolo per scegliere un locale piccolo ma dall-esterno medievaleggiante e dal passato illustre: li’ era infatti nato e vissuto Pedro Calderon Della Barca (che, per gli ignoranti come la sottostcritta, e’ uno dei piu’ importanti autori di teatro spagnoli). Dopo un panino ai calamari fritti (ma e’ tutto fritto in questo posto?) e la rinnovata testimonianza della nostra scarsa confidenza con la matematica, ci dirigiamo con passo nuovamente baldanzoso verso Nuestra Senora de la Almudena scoprendo… che non si puo- visitare. Ma… ma… ma… ma io ci tenevo! :(
Mi rifaccio immortalandone con maestria l’esterno: con il flash, senza flash, con una mano sola, appesa alla statua di Giovanni Paolo Secondo ed in bilico sulla cancellata. Riesco a conquistarmi persino la fiducia di due giapponesi, notoriamente appassionati di fotografia, che mi chiedono di immortalare la loro presenza sul posto. Mi sento nell’olimpo dei toristi.

Dopo aver dato prova delle mie doti acribatiche ci trasferiamo in una grande piazza dirimpetto a palazzo Reale, dove continuiamo ad immortalare noi stessi ed il palazzo di chiara ascendenza asburgica. L’interno e’ undiscutibilmente meritevole e non posso che restare colpita dai lampadari di prezioso cristallo che illuminano le stanze ed i corridoi. Bello, decisamente bello, c’e’ poco che si possa dire per spiegare altrimenti l’atmosfera maestosa ma allo stesso tempo calda e familiare che vi si respira all’interno. Forse la ragione va ricercata nelle cerimonie che ancora vi si svolgono, ma di certo non s ipercepisce quel clima raggelante che e’ invece proprio delle corti asburgiche in quel di Vienna. L’armeria merita una visita, con i suoi cavalli imbalsamati che fanno da immobili destrieri a manichini vestiti delle preziose armature dei nobili di un tempo. La dimensione di queste ultime puo’ inoltre essere utile per rendersi conto dell’altezza e della corporatura che rappresentava la norma dell’epoca.

Lasciatoci alle spalle palazzo reale non poteva esserci altra meta che la vicina Plaza d’oriente, dalla quale risaliamo verso nord per raggiungere plaza d’espana con il suo bel monumento dedicato a Cervantes. Siamo riuciti a stento a trattenere Andre’ e Chiara dal mettere in atto il loro diabolico piano… lasciare a piedi due guardie armate rubando loro la zoccoluta cavalcatura.
No, non era una macchina particolarmente bella, erano cavalli, uno bianco e l’altro di manto marrone ma entrambi molto belli.

La tappa successiva ci vede diretti verso il tempio di ??????, un tempio egizio donato alla Spagna dall’Egitto in ringraziamento per il grande impegno profuso dalla nazione per il recupero dei monumenti che sarebber ostati sommersi dall’allagamento che sarebbe seguito alla costruzione della diga di Assuan. La temperatura interna e’ da sauna, senza contare gli spazi cosi’ piccoli da provocare claustrofobia anche in chi non ne soffre. Il clima tropicale mi induce ad uscire ancora prima di aver terminato di guardare il video introduttivo, ma l’esterno e’ decisamente piacevole tanto che ci concediamo una lunga pausa e qualche scatto riflesso nel laghetto antistante al tempio stesso.

Occorre una buona dose di coraggio per farci forza ed imboccare la gran Via, che nasce proprio da Plaza d’Espana, percorrendola fino a Plaza del Callao, mecca del cinema dove si trovano piu’ di sessanta sale. La Gran Via e’ un caos di gente, suoni e colori: il traffico e’ folcloristicamente regolato a suon di fischietto dai vigili locali (abbigliati in verde e giallo fosforescente, dal metro e ottanta in su’ sia uomini che donne). Le distanze sono piu’ brevi di quanto potessimo pensare a giudicare dalla mappa e in poco tempo ci troviamo nuovamente in zona hotel, dove ci dedichiamo ad una lunga escursione culturale al Corte Angles, il principale (e si direbbe unico) grande magazzino spagnolo. Vaghiamo in preda alla mania sa Shopping senza  comprare nulla ed infine, presi dalla fame per quet’ultima immane fatica, cerchiamo una cerveceria su Calle Mayor, dove prendere un aperitivo a base di vino e piccoli boccadillos. Soddisfatti rientriamo in camera, per una doccia ed una setata a basa di Paella e sangria.
Concludiamo con una cioccolata calda e temibili churros (menzione per l’omino dei churros… ma visto che e’ gia’ di nuovo ora di cena magari ne parleremo nel prossimo messaggio…).

Per le due siamo di ritorno, per una notte di riposo ed una sveglia che suonera’ decisamente troppo presto.

Ronf!