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L’antipatica » 2007 » Aprile

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27 Aprile 2007

L’amante - M. Duras


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copertina romanzo

Ho chiuso pocanzi l’ultima pagina di questo breve romanzo ed è complicato, ora, mettere in forma di parole le sensazioni che ne ho ricavato, di cui mi sono cibata lungo la lettura.
Forse dovrei parlare dello stile, tanto incantevole da sembrare poesia; o forse dovrei dedicarmi all’indagine di quel finale che non so ancora se definire commovente o artefatto. La verità è che mi spaventa. Mi spaventa l’idea che sia davvero possibile amare qualcuno per tutta la vita, anche se è distante e non ama a sua volta. Ho bisogno di sapere che nella realtà non può accadere.
Al di là delle mie personali osservazioni emotive, il romanzo mi è piaciuto solo a tratti, lasciandomi l’impressione di un’eccessiva ridondanza, non motivata da particolari esigenze narrative. Probabilmente un buon editor ridurrebbe queste 120 pagine a poco più di 50… E cancellerebbe tutta la magia. Oppure no. Non lo sapremo mai.
Sicuramente non ho amato alcuni brani che la protagonista riserva ad un piangersi addosso quanto meno irritante, come se invece di vivere si limitasse a lasciarsi vivere, facendo scorrere sul suo corpo ed attraverso la mente tutto quanto incrocia la sua strada. Frutto della somma di più di uno stereotipo è inoltre il fratello maggiore, stupido e violento, mentre il più giovane viene purtroppo lasciato ai margini della vicenda nonostante i tratti, solo abbozzati, da personaggio profondo e decisamente promettente.
La figura di maggiore impatto va dunque cercata altrove, nell’uomo innamorato, nel cinese che cerca tra le parole della sua amante bambina la forza necessaria a lottare per un futuro a due, contro tutti e contro tutto, senza trovarne neppure una goccia. Mi commuove, mi fa pena.
L’amante sembra essere così il romanzo dell’assenza: di valori, di riferimenti, di sentimenti, di prospettive, di coraggio; i suoi eroi sono non eroi, i suoi spazi non descritti, le vicende non dette ma lasciate trasparire dal gioco dei sentimenti, un gioco nel quale il lettore viene chiamato a protagonista assoluto, per completare con la propria immaginazione ciò che l’autrice non dice.
Un libro da leggere? Sì, nonostante tutto.