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19 Maggio 2007

Quasi stata baciata


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Fanfiction scritta con Miraphora

Nota delle autrici: questa fan fiction è un esperimento di scrittura a quattro mani, abbiamo deciso il tema, e successivamente la divisione dei due personaggi. Siccome abbiamo due stili completamente diversi, Verdiana elegante ed accurata e Miraphora ironico e schietto, la decisione è stata semplice: Jean-Claude a Verdiana, Anita a Miraphora. Speriamo di aver catturato i personaggi al meglio, e speriamo che anche voi vi divertirete a leggerla come noi ci siamo divertite a scriverla!

Quasi stata baciata

Jean Claude

Osservo la luna come faccio ormai da cinquecento anni, notte dopo notte. Abitudine, divertissemant, scaramanzia? Non me lo sono mai chiesto. Mi basta sapere che la sola padrona del cielo vaga ancora nel firmamento, immutabile ed eterna quanto nessun’altra creatura. E’ proprio così come ama ricordarmi un’inafferrabile conoscenza: i vampiri sono solo un po’ più resistenti degli altri, ma anch’essi possono morire.
Una risata mi riporta alla realtà, distogliendomi dal piacere della contemplazione.
“Sono dolente chérie, hai detto qualcosa?”
Riporto la mia attenzione sulla giovane donna che mi siede accanto, adagiata su una delle panchine vittoriane che adornano lo Shaw Park. I capelli biondi le incorniciano il volto come lunghi nastri di raso. E’ bella, di una bellezza nordica, distaccata e androgina. Si copre le labbra sottili con il dorso della mano mentre il guizzo d’ilarità va spegnendosi; non nasconde l’interesse che nutre per me, anzi: ne ha fatto una bandiera per potermi incontrare spesso e a lungo. Miss Joanna Sandwort sta scrivendo la sua tesi di dottorato in lettere moderne, e lo sta facendo su di me. O meglio, sulla narrativa relativa al vampirismo così com’era immaginato nei secoli passati. Alcuni dei più famosi scrittori del ‘700 e dell’800 si sono lasciati ammaliare dalla vita eterna, dalla possibilità di sottrarsi alle leggi comuni per un’esistenza fatta di sangue e di tenue fiammelle come unica luce a segnare la via. Cosa c’è di vero nei miti del passato, e quali geni letterari di un tempo non sono stati del tutto umani per parte della loro permanenza sulla terra? Queste sono le domande che vorrebbe pormi, ma lo fa per accenni e sussurri, muovendosi a piccoli passi come se cercasse un modo per prolungare e moltiplicare i nostri incontri: sa che essi avranno termine nel momento in cui sarà in possesso di tutti i ragguagli che le occorrono.
Mi guarda dal suo tailleur rosso fuoco, rosso sangue. Gli occhi lasciano trapelare una nota di malizia che si abbina alla perfezione con il profumo del suo desiderio: mi vuole e il suo sguardo non ne fa mistero nonostante il suo comportamento sia sempre impeccabile, senza sfumature che possano oscurare la classe che la muove.
Sapere che potrei averla in qualsiasi momento mi gratifica meno di quanto dovrebbe, dopo decenni la resa incondizionata finisce per annoiare. Quello che mi manca è il sapore della conquista, giocare al dolce gioco della seduzione sciogliendo una dopo l’altra tutte le barriere di cui Amore si veste, vincere le difese del pudore per ravvivare le braci che vi ardono al di sotto. Ho voglia di una sfida, di ascoltare il suono del pericolo e della passione mescolati assieme.
Le sorrido con galanteria, consapevole che tutto questo non mi proverrà dai suoi pallidi e bellissimi occhi azzurri, ciò che voglio è nascosto oltre una pelle diafana e scintillanti capelli scuri.
“No, in verità,” mi risponde, “ma trovo particolarmente piacevole osservarti: eri talmente immerso nella contemplazione di chissà cosa da non accorgerti delle sirene della polizia. Spero non sia accaduto nulla di grave.”
Le sirene? Sì, le ho sentite, nell’ultimo periodo le odo fin troppo spesso.

Anita

Venerdì sera, in teoria dovrebbe cominciare il week-end giusto? Almeno per i lavoratori comuni è così, ma per me, risvegliante, cacciatrice di vampiri e consulente per la polizia, avere un week-end libero è un miraggio. Infatti, il mio piccolo piano per passare almeno una serata all’insegna del relax, guardare un film mangiando popcorn in pigiama, è andato a farsi benedire. Tra tutti i giorni in cui la gente può scomparire o mettersi nei guai, deve proprio scegliere le poche ore libere che ho. Ma si sa, gli umani si risvegliano il venerdì notte, il lavoro è finito e un paio di giorni di riposo li porta ad uscire dalle loro case fino ad orari improponibili.
Infatti, proprio questa sera il sergente Storr mi aveva chiamata perché c’era bisogno del mio aiuto in un caso di scomparsa che si era trasformato velocemente in sospetto rapimento di una ragazza. La mia esperienza era necessaria perché il principale sospetto era il fidanzato della scomparsa, un vampiro. Il problema era che essendo un vampiro, c’era bisogno di una cacciatrice di vampiri per scovarlo. Quindi a questo punto entro in campo io, con la mia esperienza e i miei contatti nel mondo del soprannaturale.
E così eccomi nell’ultimo luogo in cui la ragazza era stata avvistata: ShawPark, meglio conosciuto come parco delle coppiette. Io non ci vado mai, ma so bene che oltre alle passeggiate romantiche mano nella mano, il parco si presta anche come luogo d’incontro per bande di giovani, vampiri e non. Dolph mi aveva detto che i pochi indizi che avevano erano le testimonianze della famiglia della ragazza, Amy, dove il suo ragazzo veniva descritto come uno sbandato; ma la sorella di Amy ci aveva fornito un indizio fondamentale: il vampiro, Marc, era sospettato di essere capo di un traffico locale di droga. In genere lo spaccio di droghe avveniva in luoghi appartati come ShawPark, dove alcune persone avevano visto Amy camminare da sola con uno strano atteggiamento, come se fosse terrorizzata. Fantastico!
Trovare Marc il vampiro spacciatore non sarebbe stato un problema, un paio di domande alle persone giuste e un indirizzo sarebbe spuntato, il problema era la ragazza. Perché il suo ragazzo l’avrebbe rapita rovinandosi la reputazione? Dopotutto i vampiri sono furbi, una buona immagine porta soldi. E questo mi fa venire in mente un altro vampiro attento alla sua fama: Jean-Claude. Era da un po’ che non si faceva vivo, niente fiori, niente inviti, niente telefonate da ben 3 settimane. Un record. Non che mi lamenti, anzi, magari si è trovato finalmente la ragazza! Cercando di concentrarmi sulla ricerca nel parco, mi tolgo di testa Jean-Claude.
Camminando nel parco scuro incrocio parecchie coppiette. Alcune sedute abbracciate sulle panchine, altre troppo occupate a divorarsi le rispettive facce per accorgersi di un gruppo di poliziotti in borghese o in divisa, e me, mentre cerchiamo possibili indizi. Magari dovrei andare a disturbarli, picchiettare sulle spalle e chiedere se hanno visto Amy. Un buon modo di sfogare il nervoso!
Man mano che andiamo avanti nelle ricerche, ci dividiamo, e io rimango isolata dagli altri, ma non mi faccio problemi, l’unica cosa di cui mi fido è la mia Browning, e se continuo a seguire il sentiero il massimo che posso trovare è qualche possibile denuncia per atti osceni in luogo pubblico.
Parlando di osceno, ecco seduto su una panchina Jean-Claude in tutto il suo splendore. Pantaloni scuri attillati e una camicia anch’essa scura, aperta al colletto e alla fine, in modo da lasciare solo alcuni bottoni allacciati. Sono così sorpresa di vederlo dopo 3 settimane che quasi non mi accorgo che non è solo. All’inizio non riesco a distinguere il viso, riesco solo a vedere dei capelli biondi che contrastano con i capelli scuri di Jean-Claude, luce e oscurità, e un lampo di rosso. E’ una donna. Più mi avvicino più i dettagli aumentano, nessuno dei due pare si sia accorto di me, e ne approfitto per guardare per bene. Pura curiosità. Si certo. Non ho la minima intenzione di confermare che oltre alla curiosità sento anche un leggero fastidio.
All’improvviso la donna ride, ma Jean-Claude non aveva parlato, anzi, era così concentrato ad osservare la luna da sembrare quasi finto. Al suono della sua risata esce dalla sua immobilità e con molta grazia si gira verso di lei, dandole tutta la sua attenzione.
“Sono dolente chérie, hai detto qualcosa?”le chiede Jean-Claude.
Chérie? Perché questo nomignolo m’infastidisce?
“No, in verità, ” lei risponde, “ma trovo particolarmente piacevole osservarti: eri talmente immerso nella contemplazione di chissà cosa da non accorgerti delle sirene della polizia. Spero non sia accaduto nulla di grave.”
Sirene? Caz.zo forse hanno trovato Amy. Mi devo muovere. Mi avvicino alla coppia senza preoccuparmi di fare rumore. Il fatto che Jean-Claude non si sia accorto della mia presenza m’innervosisce. Oppure si è accorto, ma ha fatto finta di niente per farmi assistere alla scenetta. In entrambi i casi: che stron.zo. Non chiedetemi perché.
Nel momento in cui si accorge della mia presenza, Jean-Claude si gira lentamente verso di me, con un sorrisetto stampato in faccia. Anche lei si accorge e mi lancia un’occhiataccia. Ovviamente non è contenta dell’interruzione. Come mi dispiace.
“Buona sera Anita.” Anita? Da quando Jean-Claude mi chiama Anita? Solo quando è incazzato usa il mio nome. E non mi sembra che Barbie possa averlo infastidito.
“Jean-Claude, non mi aspettavo di trovarti nel parco delle coppiette come un banale umano” cattiveria allo stato puro, ma hey, mi devo ancora sfogare. “ma tanto che sei qui, conosci un vampiro che si chiama Marc e spaccia?” Dritta al punto, brava Anita.
“Jean chi è questa maleducata? Non sai che non è educazione interrompere?”. Wow Barbie ha un cervello!
“Si certo, allora Jean-Claude?” stavo quasi per chiamarlo Jean, ma non volevo fargli sapere quanto mi aveva dato fastidio. Jean-Claude mi osserva con uno sguardo divertito.
“Anita, Joanna ha ragione, non è carino interrompere. Se fossi arrivata più tardi, sarebbe stato davvero imbarazzante…” Prego? Sta cercando di farmi ingelosire? Cerco di assumere un’aria divertita.
“Mi dispiace molto di interrompere il vostro appuntamento, ma sto seguendo un caso della polizia, le sirene che si sono sentite poco fa, molto probabilmente erano per il cadavere di una povera ragazza troppo ingenua per capire quanto il suo ragazzo vampiro era pericoloso. Ti sto solo chiedendo se lo conosci, di certo non sono venuta qua apposta, devo tornare indietro dagli altri, la polizia la sta cercando.”.
“Vieni chérie, andiamo.” Jean-Claude si alza prendendo la mano di Barbie, ops Joanna pardon. Lei si alza e gli si avvinghia al braccio, che patetico tentativo di marchiare il territorio, come se io fossi interessata al corpo attaccato a quel braccio.
“Sono piuttosto occupato ultimamente Anita, come puoi vedere piacevolmente occupato, chiamami fra qualche giorno, lascerò detto di dirti se ho scoperto qualcosa o meno.” Dov’è finito il master sempre pronto ad aiutare la polizia?
“Bhe se questo è il massimo che il Master sa fare, non ti disturbare.”.
“Come vuoi. Buon lavoro Anita.” Joanna la barbie mi lancia uno sguardo vittorioso, quando Jean-Claude le cinge le spalle e si china a sussurrarle qualcosa all’orecchio. Potrei ricordargli che è maleducazione parlare sottovoce, ma non dopo questo spettacolino non ho voglia di andare avanti. Come se non fossi lì, i due si girano e s’incamminano nel parco. Sembra che Jean-Claude sia desideroso di tornare a guardare la luna con miss bionda alta bella. Perché mi da fastidio? Dovrei essere felice che Jean-Claude alla fine abbia trovato qualcun’altra da assillare. Anche se questo qualcuno è una specie di modella fasciata in un completo che urla ‘sartoria, costo una cifra’.
Mi guardo i jeans e le scarpe da tennis, non sarò il massimo dell’eleganza…ma che diavolo faccio? Mi paragono alla Barbie? Dio ho bisogno davvero di mettere in atto il mio piano relax.
Mi giro e m’incammino verso le auto della polizia, magari mi sapranno dire se le sirene erano per Amy.
Mentre cammino, non mi accorgo che la stradina è rovinata e un pezzo di cemento è rialzato, inciampo e cado direttamente a faccia in giu. Perfetto! Ora oltre ad essere nervosa, a cercare un vampiro spacciatore, una ragazza scomparsa, ad aver sopportare mister e miss coppietta felice, mi sono pure rovinata i pantaloni, se il buco sul ginocchio è un indizio. M.erda.
Il week-end è iniziato. Male.

Jean Claude

Mi si stringe al braccio con studiata civetteria, senza nascondere il sorriso scaltro che le si disegna sul volto: “E’ lei?” mi domanda, con la stessa naturalezza con la quale mi avrebbe chiesto una sigaretta.
Le restituisco il sorriso, facendo finta di non aver compreso ed allo stesso tempo riconoscendo la sua brillante intelligenza: “cosa vuoi dire, chérie?”
“voglio dire,” mi risponde con un sussurro palesemente divertito, “che ciò che le hai fatto intendere non è la verità: anche oggi mi avresti riaccompagnata alla mia auto come tutte le altre sere, dandomi un lieve bacio sulla guancia e ricordandomi l’ora del nostro prossimo appuntamento. Nulla di più. Se hai mentito deve esserci un motivo, e l’averti reso più facile il compito fa sì che mi meriti una ricompensa, ne convieni? Naturalmente puoi smentire la mia teoria…” Lascia trascorrere un breve istante prima di concludere il corso dei suoi pensieri, e pur non guardandola in volto posso percepire l’attesa e la sottile bramosia che abita i suoi occhi: “oppure puoi confessarmi come quella donna tanto irruenta sia riuscita a stregarti.”
La luce dei lampioni si allarga sulla strada, attraversata orizzontalmente dai fari delle poche auto che ancora sfrecciano veloci sull’asfalto, raggelante ed immobile come la carezza della morte.
“Non è mia intenzione parlarti di Anita. Se sei interessata a lei ti sarà facile prendere un appuntamento presso il suo ufficio: il suo capo è sempre molto accondiscendente davanti al tintinnare delle monete.” Sfioro con la mia la mano che ancora mi cinge il braccio, addolcendo con quel semplice gesto un rifiuto che poteva altrimenti apparire troppo brusco o autoritario.
La sento quasi tremare al contatto, ed in quel momento so che non insisterà oltre.
“Un’altra ricompensa, allora,” mi sussurra, richiudendo gli occhi ed appoggiandosi con il volto alla mia spalla nel farsi guidare lungo il marciapiede deserto.
“Sono qui per soddisfare i vostri desideri più nascosti…” Parlo con la stessa voce seducente che riservo ai miei locali, concedendomi quindi una bassa risata prima di spiegarle ciò di cui probabilmente è già a conoscenza: “è la promessa di uno dei miei club, ed un impegno di questa portata va sempre mantenuto. Parla, dunque, cosa desidera la futura più giovane laureata in letteratura vampirica?”
Socchiude gli occhi e corruccia le labbra come se stesse riflettendo, mettendo in evidenza gli zigomi sapientemente truccati e sembrando ancora più bella: “domani vorrei incontrarti al Guilty Pleasures anziché qui, e vorrei che ti esibissi per me.”
La guardo manifestando tutta la sorpresa che la sua richiesta mi provoca, senza tuttavia avere il tempo di parlare prima che scivoli via dal mio braccio parandomisi davanti, una mano nascosta dietro la schiena e l’altra che va a sottolineare lentamente la scollatura: “osservarti danzare sarà un’esperienza senz’altro… entusiasmante.”
La supero scuotendo appena il capo, tra l’incredulo ed il divertito, le mani che vanno a sollevarsi un gesto di resa: “così sia, chèrie, a quanto pare non posso rifiutarti nulla.”
L’auto si fa sempre più vicina, e quando la raggiungiamo attendo che prema il pulsante dell’apertura centralizzata per poterle aprire la portiera. Si siede con grazia, allungando una mano che mi premuro di baciare delicatamente prima di richiudere l’abitacolo.
“A domani.” Mi ricorda la mia promessa con il solo movimento delle labbra ed un sorriso malizioso, mettendo quindi in moto prima di allontanarsi nel nero della notte.
Improvvisamente, come un profumo che solletica la fantasia, la presenza di Anita diventa per me un’evidenza tanto imperiosa che nel momento stesso in cui mi volto so che la vedrò lì ad osservarmi, appoggiata alla sua auto con le braccia incrociate ed i capelli domati in una specie di coda di cavallo.
Il trasformarsi in realtà di quella che era solo una sensazione mi fa salire alle labbra un sorriso disarmante: posso leggere la gelosia che la pervade nella tensione di ogni muscolo del suo corpo ed in ogni angolo delle sue iridi scure, ed è impossibile non ammettere il sottile piacere che questo mi provoca. Lascio scivolare lo sguardo lungo il suo corpo, come seta che mossa dal vento, avvicinandomi di qualche passo: “hai trovato la tua giovane donna, ma petite?” Il tono suadente e delicato stride con l’argomento di cui tratta, in un gioco che mira a dimostrarle come il suo desiderio per me sia tale da accendersi in ogni momento, in ogni discorso, in qualsiasi circostanza.

Anita

La serata non poteva andare peggio. Oltre ad aver incontrato Jean-Claude e la dea bionda, che era misteriosamente riuscita a farmi sentire sciatta anche quando sono alla ricerca di un probabile cadavere in mezzo ai boschi, e vestiti comodi sono una necessità, i ragazzi della polizia avevano trovato per davvero qualcosa nel parco. Questo significava solo una cosa: Amy era un cadavere.
Una volta che mi sono avvicinata abbastanza alle luci, riesco a vedere il corpo della povera ragazza. Non avendo con me l’occorrente per osservare meglio, posso solo avvicinarmi e fare qualche supposizione veloce: è mezza nuda, quasi come se si fosse rotolata sul prato con qualcuno, e sul collo sono visibili due fori da cui esce ancora qualche goccia di sangue. E’ morta da poco quindi, ed è morta a causa del morso di un vampiro. Marc. M.erda!
Non ho altra scelta che tornare alla macchina nel parcheggio per prendere la tuta e i guanti, in modo da poter analizzare meglio il corpo.
Cerco di rilassarmi mentre cammino, inspirando profondamente, ed espirando, come se l’aria fresca potesse cancellare lo stress della giornata. Povera Amy, un’altra ingenua che si è fatta uccidere dal fascino del vampiro. E’ strano come per me, che sono parzialmente immune ai poteri dei vampiri, questi ‘mostri’ non hanno poi così tanta attrattiva. Certo ad essere sincera, alcuni di loro non hanno bisogno di poteri per far girare la testa, bastano degli occhi blu, delle labbra perfette accompagnate da un’altrettanto voce perfetta…ed eccomi davanti l’oggetto dei miei pensieri: Jean-Claude, e ancora quella Barbie! Ma sono sempre appiccicati? E cosa me ne dovrebbe importare?
Incazzata con me stessa mi avvicino alla macchina, cercando di far finta di nulla, ma una volta che sono di fianco alla portiera, Jean-Claude, da vampiro galante e mascalzone che è, apre la portiera alla bionda e le bacia la mano. Puah! Il baciamano! Esiste ancora? Oh, e lei sembra apprezzare se quel sorriso da assatanata è un indizio. Senza neanche rendermene conto incrocio le braccia e mi appoggio alla macchina, rischiando di sembrare come una donna gelosa che ha appena visto l’oggetto delle sue fantasie dedicare la sua attenzione ad un’altra. Una più alta, bionda, bella, perfetta, BASTA!
Non mi interessa, ho altro da pensare!! ‘Anita riprenditi!’ neanche parlare con me stessa mi salva dalla ciliegina finale sulla torta della serata: Jean-Claude si sta girando, e dal quel sorrisetto sembra che si sia accorto di quello che stavo pensando. Ooops!!
Si avvicina di qualche e passo e dice “hai trovato la tua giovane donna, ma petite?”.
Uh? “Ma petite? Adesso che la Barbie se n’è andata torniamo ad essere amici?” Ah! rispondi a questa!
“ma noi non siamo amici, non è vero?” ancora quel sorrisetto. Devo cambiare argomento prima di lanciarmi direttamente nella fossa.
“si.” Ignoro la domanda “E se proprio lo vuoi sapere è morta”
“aaah…ecco perché sei così nervosa, ma petite”
“non sono nervosa!”
Jean-Claude mi risponde con un sorriso che ispira cose scandalose, e mi si avvicina spostandosi in modo da mettermi con le spalle contro alla macchina ‘Oh oh…qui le cose si mettono male’, cerco di rimanere sul professionale:
“sai, la tua presenza cade proprio al momento giusto”
“mmmm che cosa intendi, ma petite?”
“bhe come Master, penso che ti interesserà sapere che la ragazza è morta dissanguata dal morso di un vampiro. Dimmi, com’è che il Master di St.Louis non si è accorto che uno dei suoi ha ucciso una ragazza proprio nello stesso parco e nella stessa sera mentre il suddetto Master passeggiava? Forse era troppo…’distratto’?”
Quasi mi pento di quello che ho detto, non è molto saggio prendere in giro il Master della città su un argomento del genere, ma ormai ho raggiunto il mio livello massimo giornaliero di sopportazione. Jean-Claude si immobilizza, e per la prima volta in tutta la sera mi guarda con attenzione, uno sguardo molto professionale.
“in questo caso, ma petite, sarà mio compito rimediare cercando il vostro sospettato”
“molto gentile da parte tua Jean-Claude, siamo a corto di indizi, e la ragazza è stata portata alla morgue perché non aveva espresso la richiesta di essere uccisa se morsa da un vampiro.”
“forse voleva ritornare come una di noi”
“o forse era troppo accecata da quello che pensava fosse amore”
“forse per lei è amore, non tutti la pensano come te Anita, restare assieme per sempre non è un futuro così nero.”
Detto questo, Jean-Claude mi sorride amaramente e si allontana.
Amore per sempre, che cosa romantica! Peccato che prima devi morire!

Finalmente la serata è finita, penso mentre guido verso casa; il luogo in cui il cadavere era stato trovato non aveva dato molti indizi, a parte forse del liquido seminale. A quanto pare morire tra le braccia di un non-morto è molto eccitante.
Sempre più stanca, e anche un po’ depressa, parcheggio la macchina e mi fiondo in casa, come se inconsciamente avessi il terrore che qualcosa o qualcuno possa protrarre questa giornata.
Ma per chissà quale volere divino, riesco a infilarmi in casa, bermi una doppia tazza di caffé, farmi una doccia, bere un’altra tazza di caffé, stavolta con panna e zucchero, e a sdraiarmi sul divano assieme all’unico amico di sempre: Sigmund.
Giusto per andare a dormire con la coscienza pulita, mi permetto di analizzare la mia reazione a alla vista di Jean-Claude. Non mi è mai capitato di vederlo ‘ufficialmente’ assieme ad un’altra donna, tantomeno sono abituata ad essere messa da parte con tanta velocità; per quanto lo odi, sono anche attratta da lui, e immagino che la mentalità femminile funzioni in questo modo: se ti tampina lo rifiuti, se ti rifiuta ti senti tradita. Non posso certo biasimarlo, dopo tutto questo tempo e dopo tutti i tentativi che ha fatto nei miei confronti, si sarà stancato di me.
Era ora, sospiro. Una vocina nella mia testa mi dice “però ti piacevano le sue attenzioni…ammettilo, nessuno si è mai comportato così con te…ti fa sentire speciale…e adesso che lo hai visto con un’altra ti senti triste…” Coscienza traditrice!
Sentendomi ancora più triste e stanca mi rannicchio sul divano, stringendo Sigmund, almeno lui non mi abbandonerà.
Nel momento in cui sto per addormentarmi suona il campanello. “oh no, per favore, Dio, non farmi questo!” Posso ignorare chiunque sia fuori dalla mia porta, ma il senso del dovere mi spinge ad alzarmi e a trascinarmi fino alla porta. Chiunque sia dovrà subire la mia ira.
“Chi diavolo è?” brusca, maleducata, ma chi se ne frega!
L’unica risposta è un lieve toc toc. Humpf… “Arrivo, arrivo!” Questo giorno non finirà mai!
Apro la porta. Jean-Claude. La mia incazzatura svanisce, sono talmente sorpresa che rimango imbambolata.
Jean-Claude mi guarda, uno di quegli sguardi che partono dalla testa e finisco ai piedi, e poi ripartono da capo. “Bella maglietta, ma petite…” Ancora quello sguardo! Non è possibile che mi faccia sentire in imbarazzo! Ok, ho solo una maglia e gli slip addosso, ma non ho intenzione di arrossire!
“Che ci fai qua?”
“Mmmm…se non ti conoscessi di già penserei che non sei felice di vedermi… Ma io lo so che lo sei… Ne se sento il profumo”
M.erda! Ho già detto che non mi piace quando fa così?
“Sì, sì come dici tu, cosa vuoi?”
“Ma petite…non mi inviti ad entrare?”
Perché ho l’impressione che stia tramando qualcosa?

Jean Claude

“Quale lettera tra N ed O non ti è chiara?”
La risposta mi arriva secca come al solito, la definirei persino brutale se tale aggettivo non stonasse con la morbidezza delle labbra che l’hanno pronunciata.
Mi appoggio con la schiena alla cornice della porta, assumendo un atteggiamento vagamente spazientito mentre estraggo dalla tasca dei pantaloni un foglietto ripiegato.
“Allora? Non ho tutta la notte, cosa vuoi?” Mi incalza, una mano ben salda sulla maniglia e l’altra che cerca di allungare a dismisura la sua già abbondante T-shirt. E’ un quadretto tanto buffo da strapparmi un sorriso, che non si spegne neppure mentre sporgo un braccio per farle ondeggiare quel piccolo pezzo di carta davanti al volto: “pensavo stessi cercando il nuovo indirizzo di Marc,” le suggerisco, allontanando l’informazione nell’istante esatto in cui si tende per afferrarla.
“Ma petite,” continuo nel mio piccolo monologo, “senza neppure dire grazie? Invitami ad entrare oppure esci tu stessa, solo così avrai ciò che chiedi.”
Posso leggere l’esitazione dipingersi sul suo volto mentre pensa freneticamente a come sia meglio agire, a quale sia il luogo più sicuro. Certo, potrebbe decidere di richiudere quella porta e rinunciare a catturare facilmente Marc-il-cattivo, ma so che non lo farà, non è da lei lasciare in libertà un potenziale assassino, ed anche se Amy potrebbe rivelarsi una grossa sorpresa immagino non sia necessario che lei lo sappia, non subito.
“D’accordo,” risponde, e quell’unica parola ha per me il sapore di una sfida accettata, “aspettami qui.”
Mi stacco dal muro, guardandola mentre si allontana dall’ingresso per entrare in una delle stanze laterali. Quando torna sui suoi passi stringe tra le mani la sua amica più fedele, fatta di ferro e proiettili. Non mi sarei aspettato niente di meno.
La maglietta le arriva a metà coscia, sollevandosi un po’ ad ogni passo, ed è per seguirne il ritmico movimento che inclino lateralmente il volto, sorridendo quando la vedo trattenere un tremito: “Smettila subito di guardarmi così,” mi ordina, allineando la pistola con il mio cuore prima di varcare la soglia, “e consegnami quell’indirizzo, ora sono fuori proprio come avevi chiesto.”
Seguo la sua mano mentre va a socchiudere il battente, con la precisa intenzione di conservare lontano dai miei occhi l’intimità di quel luogo accogliente, così che mi trovo a risponderle distrattamente, come se avessi troppi pensieri per poter badare anche a qualcosa di così superficiale come la mia stessa vita: “non esattamente come avevo chiesto, ma petite.”
“Non avevi posto altre condizioni.” Resta silenziosa per qualche istante per poi tornare a parlare, vagamente provocatoria: “comunque sia stai perdendo tempo, Jean-Claude, non avevi un altro appuntamento questa sera?”
Torno a guardarla, sorpreso dalla sua domanda quanto dal tono con cui è stata pronunciata: “è stato rimandato a domani, ma petite. Johanna mi ha chiesto di danzare per lei al prossimo calar del sole, sul palco del Guilty Pleasures. Sarebbe un onore se fossi presente anche tu. Verrai?”
“Per vederti togliere una camicia ed un paio di Jeans? Non mi interessa, grazie.”
La accarezzo con una bassa risata, avvicinandomi di un passo e facendola arretrare di conseguenza: “bugiarda,” mi limito a sussurrare prima di ruotarle lentamente attorno, lasciando che mi segua con la pistola e con il corpo fino a che non si trova a dare le spalle al muro.
Deglutisce e si inumidisce le labbra prima di riuscire a parlare, spazientita: “è tardi e sono stanca. Voglio quell’indirizzo, Jean-Clade, e lo voglio subito.” Aumenta la pressione sul grilletto in segno di avvertimento: “ci siamo capiti?”
Ignoro l’ultima esortazione, avanzando ancora di un passo fino a chiuderla tra le mie braccia ed il muro, una mano posata accanto a ciascuna delle sue spalle ed i soffici capelli che vanno a sfiorarle il volto: “guardami,” la invito, suadente, respirando a fondo come se volessi farla mia con ciascuno dei cinque sensi, “guardami e dimmi che non devo rivederla mai più.”
Scuote il capo, senza dir altro, e non posso resistere alla tentazione di andare a seguire con l’indice l’ovale del suo volto, partendo dalla tempia per ridiscendere lungo gli zigomi ben disegnati, sfiorando quindi la guancia e soffermandomi sulle labbra in una prolungata carezza.
Sento il sangue scorrere imperioso nelle sue vene mentre il cuore accelera i battiti in una gara persa in partenza. Esala un lieve sospiro, quasi un tremito, socchiudendo le labbra al mio delicato sfiorare, come fossero petali di un fiore color del fuoco: è così bella… Avvicino il volto al suo, lasciando scivolare il dito dapprima sul labbro inferiore, spingendolo delicatamente verso il basso, e poi sul mento per trovare infine la strada del suo collo.
Tutto accade in un istante: uno sfiorarsi di corpi e le bocche che si incontrano timidamente, come se ancora dovessero imparare a conoscersi, il capo di lei che reclina all’indietro, dandomi libero accesso a ciò che questa notte non intendo raccogliere.
Mi allontano così come mi sono avvicinato, posandole sfacciatamente su una spalla il tanto desiderato indirizzo e voltandole quindi le spalle nel dirigermi nuovamente verso le scale: “non puoi avermi e ricacciarmi allo stesso tempo, Anita.”
Mi fermo a guardarla, chiedendomi se la sua incredulità nasca più dalla presa coscienza del suo inaspettato abbandono o del mio rifiuto.
“Non sono un oggetto,” aggiungo, senza nascondere una lieve nota di tristezza che ha radici in un passato che non voglio ricordare, affondando poi le mani nelle tasche mentre inizio a scendere i primi gradini.

Anita

Ok, sono finita in una realtà parallela giusto? Un momento prima jean-Claude mi stava per baciare, e il momento dopo…sono il mostro cattivo che ha ferito i suoi sentimenti.
E cosa significa ‘non puoi avermi e ricacciarmi allo stesso tempo’…io non l’ho mai avuto! Non mi interessa se c’è del tenero con la Barbie! Gli ho sempre chiesto di lasciarmi in pace, e adesso che ne ha la possibilità deve farmelo pesare. E anche se il mio corpo e la mia mente si stanno facendo guerra, so bene che cedere a jean-Claude ha un prezzo troppo alto. Quindi grazie, ma non mi permettero’ di rimanere male. Nossignore.
Jean-Claude mi lancia uno sguardo tristissimo prima di andarsene. Il mio senso di colpa fa capolino e festeggia facendomi sentire colpevole. L’idea che io ho causato quello sguardo da cucciolo bastonato mi fa sentire un po’ di m.erda, pero’ la colpa non ce l’ho tutta io!
Se davvero la mia decisione di cedergli aveva qualche importanza per lui, non sarebbe uscito con Miss Perfezione! Forse non ha passato una serata soddisfacente, e ha pensato bene di venire qua e rovinarmi anche il sonno! E ci è riuscito! Ora non solo sono arrabbiata con me stessa per essere gelosa, si lo ammetto, ma lo sono anche con Jean-Claude per avermelo ricordato, e per avermi fatto sentire in colpa perché non voglio essere la sua ragazza! Mi sembra di essere tornata alle superiori!
Il flip del foglietto che cade in terra mi riscuote dal torpore in cui sono caduta. A quanto pare è riuscito a scoprire dove si nasconde il succhiasangue. Ottimo, qualcosa di positivo alla fine della giornata. Lo prendo in mano e lo leggo. Un indirizzo e un numero di telefono. Per essere un assassino fuggitivo è davvero disponibile.
Sospiro e mi giro verso la porta ‘posso avvisare Dolph’ penso. Sempre osservando il foglietto spingo la porta. Niente. ‘strano’ penso riprovo ma ancora nulla. ‘ma l’avevo socchiusa!’ giro la maniglia ma nulla. Chiusa. “ok…calma Anita, questo è un incubo. In realtà tu stai dormendo sul divano. Jean-Claude è stato un sogno, ora ti dai un bel pizzicotto e ti svegli. Ouch!” fa un po’ troppo male per essere un sogno. Riprovo ad aprire la porta, stavolta con due mani. ‘dai…dai apriti! Maledetta porta!’ comincio a prenderla a spallate ‘non puo’ essere. Non posso essermi chiusa fuori. Da sola! Mi sono chiusa fuori da casa mia, da sola!’
Guardo la pistola…’potrei sparare alla mia stessa porta, ma poi come lo spiego ai vicini? Sapete mi sono fatta distrarre in uno stato di stupore sensuale da un vampiro che neanche voglio e mi sono chiusa fuori di casa!’
Potrei fare il giro da fuori! Arrampicarmi dalla scala anti incendio e infilarmi dalla finestra! Anche se sono praticamente in mutande, chi mi vede a quest’ora di notte? E anche se qualcuno mi nota, penserà che sta avendo un’allucinazione: una donna mezza nuda, scalza con una pistola in mano! Suvvia, chi andrebbe in giro così!
Tutta colpa di Jean-Claude! Se non mi avesse distratta con quel suo spettacolino non sarei fuori da casa mia mezza nuda nel bel mezzo della notte!
Sento il rumore di una porta che si apre. ‘Oh…devo aver fatto troppo baccano’
Mi giro lentamente, cercando di nascondere la pistola.
“Anita! Cosa stai facendo?” mi bisbiglia la signora Pringle.
“Uh…ehm…mi sono chiusa fuori per sbaglio” che imbarazzo!
“Chiusa fuori? Oh povera ragazza…devi lavorare di meno! Aspetta, lascia che ti aiuti, vado a chiamare il portiere, lui di sicuro ha una copia delle chiavi! Non ti muovere torno subito!”
‘Ma dove vuole che vada…’
Dopo qualche minuto sento dei passi che si dirigono verso la mia direzione. Il portinaio arriva e mi guarda con una faccia tra l’incredulo, il divertito e l’assonnato. Alla fine pero’ credo che la scena fosse troppo ridicola perchè si mette a ridere.
La fine perfetta di una giornata perfetta!
Accidenti a te Jean-Claude!

3 giorni dopo.

Fuori dalla morgue un giovane vampiro cammina avanti e indietro, sbirciando l’entrata come se stesse aspettando qualcuno.
In effetti Marc sta aspettando qualcuno. Amy per essere esatti. Dopo 3 giorni di attesa, di interrogatori con la polizia che lo credeva un assassino, alla fine tutto è stato chiarito.
Marc e Amy volevano stare assieme per sempre. Si amano. Certo, lui avrebbe potuto evitare di lasciarla in mezzo al parco, ma dopo averla vista morire era troppo spaventato per fare altro tranne che scappare. Per fortuna che il Master era venuto a cercarlo, e dopo avergli parlato si era sentito meno terrorizzato. E ora era pronto a incontrarla di nuovo.
Qualche minuto dopo le 2.30 ecco un po’ di vita dentro la morgue! Le guardie urlano qualcosa! Il cadavere di una ragazza si è risvegliato come vampiro!

15 Maggio 2007

B.V.A.


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V. lo aspettava fuori dal teatro. Faceva finta di essersi trattenuta solo per caso, per chiamare alcuni amici e rispondere ai messaggi di altri: una scusa banale ma efficace per allungare il tragitto che l’avrebbe portata fino alla fermata del pullman e poi a casa.
Stava per comporre il secondo numero quando qualcuno le si avvicinò, salutandola con un sorriso nervoso. Era B.
B. è una ragazza dai grandi occhi grigi, spettinata di vitalità e con quel certo non-so-che capace di renderla simpatica a tutti. Ha diciassette anni e le emozioni sincere di un’adolescente alle prese con i primi batticuori. Le due si erano già incontrate in precedenza, ma sempre ruotando attorno alla stessa persona: un attore. Brutta razza. Inaffidabili, sempre in giro, con tanta passione per la notorietà e poca per l’Arte, quella vera, con la A maiuscola e le nottate insonni trascorse davanti ad un copione. Scoprire l’esistenza di piacevoli eccezioni era stata una sorpresa.
V. lavorava nel teatro in cui lui si esibiva e del quale, per ovvia ragione, B. era diventata da qualche tempo una spettatrice affezionata.
Si piacevano, credo, o se non altro V. provava per la prima volta la strana sensazione di specchiarsi in una se stessa di sette anni prima. Cosa sono sette anni? Nulla, solo una breve pagina del diario della vita, un intermezzo, un amo che il destino ci ha lanciato ed al quale abbiamo abboccato, venendo trascinati giorno dopo giorno nel mare confuso della realtà. Sì, sette anni sono tutto questo, ma sono anche il tempo che serve per affacciarsi al mondo degli adulti e scoprire quanto sia differente dal letto di piume che ci saremmo aspettati. I prossimi sette anni porteranno al cambiamento. O all’abitudine.
Ascolta B. con interesse mentre le parla dei suoi sogni, del liceo classico che frequenta con passione e della sua intenzione di seguire una scuola di teatro. Sorride quando le confida la sua adorazione nei confronti di A., la sua ammirazione, ride segretamente quando le sente sussurrare i pregi di quel personaggio così particolare da aver destato l’attenzione di entrambe. Ne approfitta, colpevolmente, per chiedere qualche informazione su di lui, e la rassicura quando indagini non troppo velate vogliono arrivare a scoprire qual è il rapporto tra loro.
Erano passati quattro mesi da quando A. le aveva chiesto di uscire per la prima volta, tre da quando aveva infine accettato il suo invito, spinta dalla curiosità e dalla voglia di seppellire nel passato una storia sbagliata durata troppo a lungo.
A è alto, occhi verdi, capelli un po’ lunghi ed una profondità di spirito che nasconde sotto la cortina della simpatia. L’atteggiamento da vago cascamorto colpisce ed intriga chi non ha avuto già a che fare con simili profili, ma non era questo il caso: V. vede in lui troppe caratteristiche proprie del suo ultimo compagno e questo la pone sulla difensiva. Una storia-fotocopia della precedente non sarebbe salutare.
La prima uscita a due, in un pub lontano dal centro, riesce però a recidere uno ad uno tutti i fili che collegano i due uomini, lasciandola con un sorriso dal retrogusto amaro: se davvero esistono persone tanto interessanti perché, si chiede, ho gettato anni della mia vita annacquando una storia che ormai da mesi non valeva più la pena di essere ricostruita?
Per entusiasmo.
Lo stesso che intesse l’anima di B. e la fa ridere con gli occhi ancor prima che con le labbra. L’entusiasmo del primo amore.

14 Maggio 2007

Acquisti in fiera


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Qualche saggio, molta narrativa e tre autori esordienti, ecco cosa leggerò nei prossimi mesi :)
L’assassino degli scacchi, Rittaud

L’ultima notte bianca, Perissinotto

Questa notte mi ha aperto gli occhi, Coe

Estate al mare, Culicchia

La fine è nota, Hall

Il mondo secondo Fo, Fo

Lettere da Chicago

Perfect Life, Spart�

L’ultima copia del New York Times, Sabadin

Sandman 7, Gaiman

Resurrection, Salvatore

Consigli a un giovane scrittore, Cerami

Torino Criminale, Centini

12 Maggio 2007

Lettera aperta


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La voglia di cancellare qualche post dal blog, confesso, mi è venuta. Poi ho riflettuto e mi sono chiesta se avrebbe avuto un senso.

L’avrei fatto per evitare di dare a vedere che, in fondo, almeno un po’ speravo in un cambiamento della situazione? Bha. Sciocchezze. Il punto interrogativo che ti ho inviato ieri era plateale, così come la tua risposta.
“Il tuo messaggio dell’ultima volta mi sembrava chiaro,” mi hai detto.
E grazie, vorrei vedere, il mio era chiaro per davvero, eri tu a voler parlare di persona. Fattore, tra l’altro, capace di sorprendermi e che ti avrebbe spinto un gradino più in alto nella mia scala delle persone mature, ma ora spiegami… Anzi, non farlo, tanto quello che dici poi non lo traduci in fatti, il che testimonia quanto valore abbiano le tue parole. Dicevo, spiegami che senso ha avuto dirmi che bisognava decidere quando vedersi per poter venire a capo della situazione quando, in verità, l’intenzione di farlo non c’era.

Ma sì, meglio così. Probabilmente è solo questione di avere o non avere gli attributi per chiudere definitivamente una storia.
Mi ami, non mi ami, non ho tempo, ma chi se ne frega.
Secondo me, mio personalissimo parere, hai paura che io possa cambiare idea. Hai paura perché a quel punto non sapresti come fare per rendere fisso un punto intermittente. E’ una sensazione. Brutta. Deludente perché da te mi aspettavo qualcosa di più.
Resta, ancora, un po’ di delusione e tanto dolore per un rapporto che per me è stato fondamentale, dal quale non posso prescindere nel descrivermi così come sono adesso. Forse il problema è insito nel mio essere una persona corretta, una di quelle che non strepita, non sbraita e non fa scenate. Non vedo perché interrompere una storia scappando o lanciandosi contro i coltelli, non capisco neppure il non farsi sentire: per me sei uno stronzo, lo sai, e ti presenterei volentieri qualche mia amica molto carina e alla quale devo ripagare alcuni torti, perché, perdonami la sincerità, sei un pessimo fidanzato. Però sei anche un buon amico: è sempre stato un tuo enorme difetto il mettere l’amicizia davanti a tutto, e nel momento in cui mi hai portata fino all’esasperazione, fino ad un basta che viene da me, l’innamorata, invece che da te, l’indifferente, non capisco perché comportarsi in questo modo.

Io resto qui, se vorrai darmi una risposta.
Nel mentre credo mi godrò le belle novità della mia vita, che è anche ora non vengano più contaminate da un pensiero che continua a correre nella direzione sbagliata.
Tutte buone ragioni per smettere di avere paura, non credi?

Un sorriso a met
M.

9 Maggio 2007

Fiera del libro


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E domani si comincia :)

8 Maggio 2007

Politicamente scorretto


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Dapprima si può sperare che qualcosa di incredibilmente positivo conduca il “centro gravitazionale” in questione fuori dai piedi. Ma quando la situazione si trascina, per un periodo che sembra diventare eterno, si può dire di essersi rotti le scatole o risulta ancora politicamente scorretto?

Adoro porre domande la cui risposta è totalmente inutile.
D’altra parte ciò che più amo di questo mio piccolo angolo di web è proprio il potermi esprimere fuori dai denti.
Chiunque trovi urtante ciò che scrivo ha la meravigliosa possibilità di non leggerlo. Così come io ho quella di dire che mi sono davvero, davvero, davvero rotta le scatole.

8 Maggio 2007

Quello che le cassiere non dicono


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Al telefono

Cliente: “Salve, cosa c’è lì da voi questa sera?”
Cassiera: “Questa sera abbiamo un bellissimo spettacolo di cabaret”
Cliente: “Ah.” Attimo ri riflessione. “Ma cabaret-cabaret?”
Cassiera: No, che si crede? Noi siamo un passo avanti, il nostro è cabaret subacqueo: l’attore si cala in una vasca e tenta di far ridere con il solo ausilio del pensiero.

Ancora al telefono

Cliente: “E’ da voi che c’è cabaret questa sera?”
Cassiera: “Esattamente, proprio qui”
Cliente: “Ma è cabaret che fa ridere?”
Cassiera: No, è cabaret drammatico.

Mai stato al cinema

Cliente: “Cos’avete in programma questa sera?”
Cassiera: “Cinema: Autumn in New York. Alle venti e trenta ed alle ventidue e trenta.”
Cliente: “Capisco. Ma…” attimo di indecisione “…è senza attori veri, quindi?”
Cassiera: (cerca di buttarla sul divertente) “Non saprei, nella quantità qualcuno di bravo magari lo si trova anche”
Cliente: “Ma no, no, intendevo: senza attori che recitano dal vivo, è così?”
Cassiera: Che sciocca! Come ho fatto a non capire? Certo, è un po’ complicato far entrare Manhattan sul palcoscenico, ma con i nuovi effetti speciali…

3 Maggio 2007

Perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te


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Avete presente la storia del genio della lampada? Quello che una volta liberato dal suo millenario rifugio riesce a guardare dritto negli occhi il suo salvatore, sentenziando che realizzerà tutti i suoi desideri se riuscirà a non pensare, per almeno cinque minuti, ad un elefante rosa. Quante volte sarà capitato, a questo povero uomo del deserto, di portare la propria mente verso un’immagine così buffa? Eppure il solo chiedergli di non pensare rende impossibile la realizzazione del compito.
Anch’io funziono allo stesso modo. Dovrei semplicemente smettere di pensare, ma il mio elefante rosa è troppo ingombrante ed io sono troppo brava a fare il genio di me stessa.

Quella che segue potrebbe essere la canzone giusta da dedicargli. Non mi capita spesso di commuovermi per parole in forma di musica.

Ascolta la canzone

Ti scatterò una foto
Tiziano Ferro

Ricorderò e comunque anche se non vorrai
Ti sposerò perché non te l’ ho detto mai
Come fa male cercare , trovarti poco dopo
E nell’ ansia che ti perdo ti scatterò una foto…
Ti scatterò una foto…

Ricorderò e comunque e so che non vorrai
Ti chiamerò perché tanto non risponderai
Come fa ridere adesso pensarti come a un gioco
E capendo che ti ho perso
Ti scatto un’ altra foto

Perché piccola potresti andartene dalle mie mani
Ed i giorni da prima lontani saranno anni

E ti scorderai di me
Quando piove i profili e le case ricordano te

E sarà bellissimo
Perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te
Vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse

E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire

E riconobbi il tuo sguardo in quello di un passante
Ma pure avendoti qui ti sentirei distante
Cosa può significare sentirsi piccolo
Quando sei il più grande sogno il più grande incubo

Siamo figli di mondi diversi una sola memoria
Che cancella e disegna distratta la stessa storia

E ti scorderai di me
Quando piove i profili e le case ricordano te
E sarà bellissimo
Perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te
Vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse
E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire

Non basta più il ricordo
Ora voglio il tuo ritorno…
E sarà bellissimo
Perché gioia e dolore han lo stesso sapore
Lo stesso sapore con te

Io Vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse
E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire…