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L’antipatica » 2007 » Maggio

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15 Maggio 2007

B.V.A.


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V. lo aspettava fuori dal teatro. Faceva finta di essersi trattenuta solo per caso, per chiamare alcuni amici e rispondere ai messaggi di altri: una scusa banale ma efficace per allungare il tragitto che l’avrebbe portata fino alla fermata del pullman e poi a casa.
Stava per comporre il secondo numero quando qualcuno le si avvicinò, salutandola con un sorriso nervoso. Era B.
B. è una ragazza dai grandi occhi grigi, spettinata di vitalità e con quel certo non-so-che capace di renderla simpatica a tutti. Ha diciassette anni e le emozioni sincere di un’adolescente alle prese con i primi batticuori. Le due si erano già incontrate in precedenza, ma sempre ruotando attorno alla stessa persona: un attore. Brutta razza. Inaffidabili, sempre in giro, con tanta passione per la notorietà e poca per l’Arte, quella vera, con la A maiuscola e le nottate insonni trascorse davanti ad un copione. Scoprire l’esistenza di piacevoli eccezioni era stata una sorpresa.
V. lavorava nel teatro in cui lui si esibiva e del quale, per ovvia ragione, B. era diventata da qualche tempo una spettatrice affezionata.
Si piacevano, credo, o se non altro V. provava per la prima volta la strana sensazione di specchiarsi in una se stessa di sette anni prima. Cosa sono sette anni? Nulla, solo una breve pagina del diario della vita, un intermezzo, un amo che il destino ci ha lanciato ed al quale abbiamo abboccato, venendo trascinati giorno dopo giorno nel mare confuso della realtà. Sì, sette anni sono tutto questo, ma sono anche il tempo che serve per affacciarsi al mondo degli adulti e scoprire quanto sia differente dal letto di piume che ci saremmo aspettati. I prossimi sette anni porteranno al cambiamento. O all’abitudine.
Ascolta B. con interesse mentre le parla dei suoi sogni, del liceo classico che frequenta con passione e della sua intenzione di seguire una scuola di teatro. Sorride quando le confida la sua adorazione nei confronti di A., la sua ammirazione, ride segretamente quando le sente sussurrare i pregi di quel personaggio così particolare da aver destato l’attenzione di entrambe. Ne approfitta, colpevolmente, per chiedere qualche informazione su di lui, e la rassicura quando indagini non troppo velate vogliono arrivare a scoprire qual è il rapporto tra loro.
Erano passati quattro mesi da quando A. le aveva chiesto di uscire per la prima volta, tre da quando aveva infine accettato il suo invito, spinta dalla curiosità e dalla voglia di seppellire nel passato una storia sbagliata durata troppo a lungo.
A è alto, occhi verdi, capelli un po’ lunghi ed una profondità di spirito che nasconde sotto la cortina della simpatia. L’atteggiamento da vago cascamorto colpisce ed intriga chi non ha avuto già a che fare con simili profili, ma non era questo il caso: V. vede in lui troppe caratteristiche proprie del suo ultimo compagno e questo la pone sulla difensiva. Una storia-fotocopia della precedente non sarebbe salutare.
La prima uscita a due, in un pub lontano dal centro, riesce però a recidere uno ad uno tutti i fili che collegano i due uomini, lasciandola con un sorriso dal retrogusto amaro: se davvero esistono persone tanto interessanti perché, si chiede, ho gettato anni della mia vita annacquando una storia che ormai da mesi non valeva più la pena di essere ricostruita?
Per entusiasmo.
Lo stesso che intesse l’anima di B. e la fa ridere con gli occhi ancor prima che con le labbra. L’entusiasmo del primo amore.