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L’antipatica » 2007 » Settembre

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8 Settembre 2007

Nella mente di Verdiana


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L’ho vegliato come fosse un bambino. Mi sono persino spinta nella sua mente per cercare di dargli sollievo. Inutilmente. Erano anni che non utilizzavo più questo talento: non mi sento a mio agio nel pensare di poter rubare gli altrui segreti e, solitamente, coloro che scoprono questa mia capacità tendono ad allontanarmi con sorprendente rapidità. Immagino sia spaventoso non essere più padrone dei propri pensieri, dover badare a ciò che la mente formula poiché anche le parole impalpabili, oltre a quelle pronunciate, potrebbero essere udite senza difficoltà alcuna. Quand’ero più giovane pensavo di essere un mostro e di non poter vivere a contatto con gli altri, ora so che posso essere una persona normale decidendo di rinchiudere la mia mente lì dove dovrebbe stare, nella mia testa e non in quella altrui.
Non ho paura che lui possa allontanarsi, in verità se lo facesse sarebbe un sollievo, ma temo la strada lungo la quale questo malinteso potrebbe portarmi. Il mio segreto rischia di sopraffarmi se non lo riporterò sotto controllo. Mi sono servita a sproposito delle mie capacità, in occasioni per le quali avrei potuto farne a meno, per trasportarmi da un luogo all’altro quando sarebbe bastato un breve cammino, per minacciare azioni che probabilmente non sarei mai stata capace di compiere.
Anche in quel momento, mentre promettevo di prosciugarlo della vita, sapevo che no sarei mai riuscita ad arrivare fino in fondo. Eppure sto diventando sempre più dipendente da questi mezzucci, da queste false promesse e da queste comodità che presto faranno apparire normale anche il penetrare accidentalmente in ricordi che non mi appartengono, per gioco, per curiosità, per potermi vestire degli sguardi stupiti di coloro che odono risposta prima di aver formulato la domanda. Forse riderò del loro orrore quando capiranno ciò che ho fatto. Forse, ma ora provo solo una grande tristezza. Devo reagire, devo tornare a dimenticare ciò che potrei fare concentrandomi solo su ciò che voglio compiere. Niente più potere mentale, un uso parsimonioso della trama ed uno stretto controllo su tutte le emozioni che potrebbero turbarmi. Non devo dimenticarmi chi voglio essere, e chi non voglio diventare.

Peché tutto questo si realizzi devo convincere il vecchio mercante, il padre di Aeris, che ho protetto suo figlio quanto mi è stato possibile, e che non sono responsabile del suo decesso. Devo convincerlo a ritirare la taglia che ha posto sulla mia testa. Lugaid ha parlato di un ordine che non può essere ritirato. Che sciocchezza, sono convinta che tutto possa essere corretto se si è disposti a pagare il giusto prezzo. Soprattutto se si ha a che fare con persone di tal fatta…
E se non dovesse accettare? Se l’umano dovesse dimostrarsi meno intelligente di quanto la mia fiducia mi fa sperare? Dovrò ucciderlo davvero? Ma come posso decidere la morte di un uomo solo per aumentare il numero totale dei miei respiri? Ho lasciato la torre, nessuno sentirebbe la mia mancanza se anche dovesse portare a termine il suo piano. Non è una sensazione piacevole, mi spaventa l’idea di essere sola: è la prima volta che non ho nè amici nè detrattori attorno. Ma lui? Lui ha forse qualcuno che piagerebbe la sua dipartita? E non soffrirebbe lui stesso di essere privato in modo innaturale del tempo che gli dei gli hanno offerto? Non voglio uccidere, non mi piace uccidere… ma la verità è che provo un profondo disgusto verso la sua persona, il mondo sarebbe migliore senza di lui. In ogni caso, non saprei come entrare nel suo controllatissimo palazzo. Voglio parlarhli. Devo parlargli.

Lugaid. Perché mi aiuta? Cosa c’è sotto tutta questa intricata vicenda? Sono forse inciampata in una trama più grande di quanto non abbia immaginato prima? Prezzolati assassini, più armigeri e combattenti per un totale a doppia cifra. Due attacchi in gran numero. Perché?
Probabilmente non sarei qui a pormi queste domande se non fosse intervenuto. Con il piccolo esercito della famiglia cui mi sono aggregata avrei potuto superare incolume l’ultima imboscata, ma l’attacco nel vicolo? Dovrei essere più prudente, non mi lasceranno stare fino a che non avranno portato a termine il loro incarico, è evidente, ma non posso continuare a guardarmi le spalle: devo trovare una soluzione. Forse se parlassi con il maestro… no, non posso semplicemente presentarmi alla sua porta chiedendo un paio di minuti per prendere un infuso e parlare civilmente. Sarei morta ancora prima di cominciar
Mi duole il capo, inizio ad odiare questa situzione, me stessa e colui che mi ha costretta ad affrontarla.

6 Settembre 2007

Simpatiche frecciatine tra parenti


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Driiiiin

Io: Ciao papà, puoi tornare a casa per le sette? Io e mamma ci siamo chiuse la porta alle spalle ma non abbiamo preso le chiavi… =_=

Lui: E dov’è mamma adesso?

Io: Sta facendo contorsionismo cercando di aprire la porta con la forza del pensiero.

Chissà perché si è risentita ;P

4 Settembre 2007

Al ristorante - capitolo V


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Il ristorante era piccolo e discreto, nascosto in una via laterale subito dopo il ponte Vittoria. Una cameriera sui offrì gentilmente di prenderle il cappotto ed un’altra le fece strada fino alla sala da pranzo, indicandole con un cenno grazioso il tavolo cui sedeva la signora Montgomery. Le sorrise di rimando, trovandosi tuttavia spiazzata nel guardare la direzione indicatale: coppiette, era perseguitata dalle coppiette. Perché sembravano sempre tutte così felici e perché, soprattutto, la sua amica singles non sembrava più tanto singles? Indossava un abito di un azzurro screziato, impreziosito da un candido doppio filo di perle, e sorrideva gentilmente ad un uomo del quale Emily non vedeva altro che le spalle ben modellate e la giacca da sartoria, il classico tipo alla manager in carriera, uno di quelli che durante le serate “solo donne” chiamavano manichini. Da Rose questo non se lo sarebbe proprio aspettato, come le era venuto in mente di organizzarle un appuntamento al buio? D’accordo, durante la loro ultima telefonata poteva esserle sembrata più disperata del solito, ma non lo era certo fino a questo punto! E’ vero, per scherzare aveva suggerito l’idea di trovare un accompagnatore per la festa della zia, ma pensava fosse più che evidente che stava solo scherzando. Ma forse non tutto era ancora perduto: poteva scappare! Ma certo, poteva sgattaiolare via e telefonarle dall’auto adducendo un terribile contrattempo. Era in grado di sembrare sufficientemente dispiaciuta? No, non lo era, e non poteva neppure darsela a gambe senza chiarire la situazione, non sarebbe stato un comportamento da adulta, non sarebbe stato da lei. Sospirò angosciata, ma l’attimo di sconforto durò, appunto, un solo attimo, lasciando ben presto spazio al suo solito temperamento deciso. Un battito di ciglia e stava già stringendo con forza la borsetta, pronta a mettere le cose in chiaro una volta per tutte. Con gentilezza e pacatezza, certo, ma non per questo con meno intransigenza.
La carica di Rose la costrinse tuttavia a rimandare la sua decisione: l’amica la strinse in un forte abbraccio e le baciò entrambe le guance come se non la vedesse da anni: “Emily, tesoro, fatti guardare… Santo Cielo, sei bellissima! Non è bellissima?” Quella domanda, posta al suo accompagnatore, riportò su di lui l’attenzione di Emily, lasciandoli impietriti entrambi. I loro occhi, in perfetta sincronia, sgranarono incapaci di abbandonare il contatto visivo. “Lei è la mia migliore amica, non potrai che adorarla, vedrai. Oh, ma che schiocca, non vi ho ancora presentati” Rose stava già parlando quando gli occhi dell’amica si richiusero in un moto di disperazione, escludendo dalla vista il baluginare di quelli di Robert, con perfetta continuità al sorriso che gli aveva socchiuso le labbra.
“Non serve” La voce profonda di lui la raggiunse come una carezza “ho già avuto il piacere di conoscere la signorina Jones”
Il mutismo di Emily venne compensato dall’allegra risposta di Rose “Davvero? Che splendida coincidenza! Ma non essere così formale, puoi chiamarla Emily. Devi sapere che all’inizio sembra decisamente scontrosa ed antipatica, ma poi le passa ed è difficile tenerne il passo”
Robert sorrise a quella descrizione, lanciandole un’occhiata che riuscì finalmente a scioglierle la lingua: “signorina Jones andrà benissimo. Sul lavoro preferisco mantenere la massima formalità dei rapporti.”
“E’ un peccato.” Attese un istante prima di continuare, dando alla frase un nuovo significato senza dubitare che entrambi fossero giunti alle sue orecchie: “mi vedrò costretto a ritirare il mio ordine”
“Cosa? No, non può farlo!” Sapeva di trovarsi davanti un uomo professionalmente senza scrupoli, ma non poteva credere che la stesse veramente minacciando di un’azione così infame.
“Certo che posso” sollevò il bicchiere, come a voler proporre un brindisi “ma dove troverei una professionista di pari talento?”
“Mi sta forse ricattando?”
Prese un sorso di vino bianco, sorridendo con condiscendenza “per un nome ed un appellativo? Suvvia, non si dia tutta questa importanza”
Emily avvampò, sentendosi improvvisamente simile a  Lorin e a sua figlia Silvie, una donna saccente e troppo piena di sé. Fu il luccichio divertito che vide balenargli negli occhi che trasformò l’imbarazza in rabbia. Se credeva di aver vinto si stava sbagliando di grosso.. Solo l’intervento di Rose poté salvarla da se stessa e da una terribile scenata nel mezzo di un locale affollato.
“Emily, per favore, non ti ho mai vista così, si può sapere cosa ti prende?”
Si alzò senza rispondere, badando a non far stridere le gambe della sedia contro il parquet: “Devo davvero spiegartelo?”
Il silenzio che seguì fu una risposta sufficiente. Risistemò la borsetta sotto il braccio e dopo una sola gelida occhiata all’indirizzo di entrambi si diresse verso l’uscita.
Rose riuscì a raggiungerla solo sull’altro lato della strada, mentre camminava a passo spedito lungo il marciapiede fiancheggiato da vetrine di lusso. Quando le si parò innanzi Emily fece per aggirarla, ma l’altra la prese per una manica costringendola a voltarsi: “Non infuriarti, non volevo metterti in imbarazzo, credevo di fare un favore ad entrambi: tu hai bisogno di un accompagnatore per la festa e lui è arrivato in città da così poco da non avere ancora stretto conoscenze se non di lavoro. Insomma, non mi sembrava di farvi un dispetto, ed invece adesso ci avrà prese per due psicopatiche e mi toccherà trovare una scusa sul perché della tua reazione”
“Puoi tranquillizzarti, sa perfettamente il perché.” Mosse un passo in avanti prima di fermarsi improvvisamente, guardandola dritto negli occhi: “mi stai dicendo che non gli avevi detto niente della festa, di mia zia , del parentado odioso e del mio disperato bisogno di trovare un uomo nei prossimi sette giorni?”
“Ma certo che no. Io sono tua amica, ricordi? Mi sono solo offerta di introdurlo nel nostro piccolo e terribile universo mondano.”
Emily si morse il labbro inferiore chiedendosi perché non riuscisse mai a pensare: prima di agire. Pensare-agire, non era una regola difficile, eppure ogni volta la situazione le sfuggiva di mano e si lasciava prendere dalla sua maledettissima impulsività. Si lasciò cadere su una panchina poco distante e Rose le si sedette accanto, prendendole entrambe le mani  tra le sue senza riuscire a contenere la propria curiosità: “cosa intendevi dire prima?”
“Prima? Ho parlato un po’ troppo per poter rispondere senza bisogno di maggiori indizi”
“Quando hai detto che lui  sa bene il perché della tua reazione”
“Oh, quel quando. Lui…” Sorrise nervosamente, portando una mano alla fronte per spostare un’invisibile ciocca di capelli “lui è un cliente importante, abbiamo avuto qualche scontro per motivi di lavoro, tutto qui, niente di importante. Niente a parte il fatto che il suo ordine ammonta ad una cifra con numerosi zeri e questo potrebbe essere il mio punto di svolta, un’occasione straordinaria”
“Mosaici per il nuovo complesso residenziale?”
Annuì: “E se dovessero avere un buon riscontro vorrebbe commissionarmene altri per gli uffici della Reinolds, pare si occuperà del restauro.”
“Allora dovresti cercare di andare d’accordo con lui, non di azzannarlo alla gola non appena lo vedi, o mi sfugge qualcosa?”
“Sì, ma… Oh, a l diavolo, quell’uomo ha la capacità di rendermi nervosa. Sembra abituato ad ottenere sempre tutto quello che vuole, ed io odio questo genere di persone.”
“Non può essere solo questo, non hai mai reagito così davanti a persone decisamente più irritanti. La tua matrigna, per esempio. O la tua sorellastra. O le amiche della tua sorellastra. O le madri della amiche della tua sorellastra”
“Basta così, ho capito cosa vuoi dire, è solo che…” si inumidì le labbra cercando di sfuggire al suo sguardo indagatore, indecisa su cosa dire e cosa tacere. Eppure Rose era una delle sue migliori amiche, forse la sola che le volesse davvero bene, se non poteva parlare con lei allora con chi?
“Ho preso un caffè con lui”
“Ed era tanto cattivo? Non mi dire, ha dimenticato lo zucchero!”
“Intendo dire” la guardò di traverso “che ho preso un caffè con lui…. Involontariamente.”
“Ti ha legata e costretta a bere con l’aiuto di un imbuto?”
“Sciocca!” Le mostrò la lingua, cercando inutilmente di trattenere un sorriso. “Ho rifiutato l’invito che mi ha fatto, ma era già passato da Starbucks
ed aveva con sé il sacchetto del take away. Le conosci le mie regole.”Sul lavoro solo lavoro”
“Esatto, ma quella mattina avevo appena sentito Lorin e come se questo non fosse già sufficiente ha passato almeno un’ora parlandomi di Richard e di come tratti la sua Silvie da regina e di quanto sono stata stupida nel lasciarmelo sfuggire. Se i pensieri avessero il potere di uccidere oggi saremmo al suo funerale, è insopportabile, veramente insopportabile.”
“Gli hai raccontato le tue vicissitudini familiari e lui non voleva aiutarti a ascondere il corpo?”
“Magari. No, ho cercato conferme là dove era meglio evitarle.”
“Oh mio Dio”
“Solo un bacio” si affrettò a chiarire, arrossendo nuovamente all’espressione incredula dell’amica. “un banalissimo bacio, ma non era mia intenzione, ed ora non so come comportarmi. In verità non lo sapevo neppure ieri, così l’ho cacciato dal negozio dicendogli che l’avrei chiamato a lavoro ultimato, e che non era necessario ripassasse dal momento che ho uno splendido fax ed un computer collegato ad Internet”
Trattenere il riso fu una delle prove più difficili che Rose dovette superare in quella lunga giornata. Deglutì, quindi si inumidì le labbra ed infine prese tempo schiarendosi la voce. Solo allora cominciò a parlare con tono lievemente più basso del solito: “almeno bacia bene?”
La borsettata di Emily le arrivò su una spalla senza farle alcun male: “ma smettila! Ti sembrano domande da fare?”
Il suo sorriso, però, offriva una risposta più che eloquente, ed entrambe risero di gusto all’ennesima disavventura che stavano vivendo.
“Coraggio, rientriamo ed affrontalo a testa alta.”
“Sei impazzita? Non posso, non dopo quello che è successo poco fa”
Rose le prese una mano, conducendola verso il locale, complice la sua scarsa resistenza. “Dovrai se non altro recuperare il tuo soprabito, sono certa avrai indossato quello rosa, non vorrai lasciarlo a quella cameriera bionda che sembra una modella, vero?”

“E’ venti centimetri più alta di me, le arriverebbe al sedere e starebbe malissimo, ma non è questo il punto, la questione fondamentale è che non posso permettermi di guardarlo di nuovo in volto come se nulla fosse successo, non posso riuscirci, davvero non posso, ti prego Rose, non costringermi.”
Un colpo di tosse le fece voltare entrambe: dall’altra parte del vicolo Robert le stava aspettando con i loro soprabiti piegati sul braccio e la borsetta di Rose nella mano sinistra.
“Mi sono permesso di chiedere i vostri effetti, spero di non aver commesso un errore. Pensavo avreste preferito pranzare altrove, probabilmente da sole.”

4 Settembre 2007

A come arroganza


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La tua risposta, o la sua assenza, non canmbierà di certo la mia vita, non è essenziale. Eppure l’essere ignorata così platealmente mi infonde un senso di fastidio che, per quanto blando, non è facile da cancellare completamente.
Mi sembra di percepire un sottile velo di arroganza, dietro il quale ti nascondi e per il quale ti senti autorizzato a fare quello che ti pare quando ti pare. Intendiamoci, sotto un certo punto di vista è proprio così, ma se sposti di qualche millimetro la tua prospettiva parrà evidente come, in verità, il nostro atteggiamento dovrebbe sempre misurato sulle altre persone, o per lo meno su quelle cui teniamo. Così non possiamo pretendere di scomparire per mesi e di riapparire pensando che sia tutto come prima. Le amicizie, e te lo sta dicendo una persona del tutto incapace di averne a lungo termine, vanno se non coltivate per lo meno rinfescate una volta ogni tanto. Certo, non si può pretendere di essere sempre annoverate tra le persone speciali, a volte ci si deve accontentare d’altro o semplicemente prenderne atto con dispiacere o con noncuranza. La vita è fatta anche di questo.
Ma torniamo a noi. Stare per i fatti propri? Non hai idea di quanto l’avrei voluto negli scorsi mesi: cancellare il mondo e restarmene da sola in qualche angolo sperduto e solitario nascosto chissà dove. Non mi è stato possibile, ovunque cercassi di nascondermi c’era qualcuno che mi tirava fuori dalla grotta acciuffandomi per una caviglia o per un braccio a seconda dei casi. Ebbene: quando si torna alla luce del sole, sempre troppo accecante per i miei gusti, generalmente le persone non sono più disposte ad accettarti con la medesima benevolenza.
A me è capitato, e lo stesso sta capitando anche a te.
Ora, siccome non ho intenzione di mandarti altri messaggi, farti improbabili squilli o chidere ingiro se sei ancora vivo, forte dell’idea che qualora avessi voglia di scambiare quattro parole avresti tutti i mezzi necessari per farlo, ti chiedo semplicemente se tieni o meno alla mia conoscenza (non dico amicizia, dato che gli amici generalmente e di tanto in tanto si parlano anche a livello sonoro), perché inizio a stufarmi anche su quel versante e mi pare giusto che tu lo sappia. Liberissimo di scrollare le spalle, ma nel caso questo potesse far scaturire altra reazione… almeno ne sei a conoscenza.

Sperando di non aver mancato il funerale
M.

3 Settembre 2007

Già che ci sono…


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Cliente: Buonasera, volevo un biglietto per Mariangela Melato.

Cassiera: La cassa ha chiuso mezz’ora fa signora, le mostro i posti in via del tutto eccezionale, però la prossima volta si ricordi che chiudiamo alle ventidue.

Cliente: Oh, sì, me n’ero scordata! Guardi,prendo quello in terza fila centrale, mi sembra vada bene. E poi volevo un posto per Brachetti, solo che non ho abbastanza soldi con me… potrebbe prenotarmelo?

Cassiera: No, mi spiace molto mapossiamo fare solo vendita diretta.

Cliente: Suvvia, me lo prenoti, già che sono qui…

Cassiera: Ecco, brava, già che sei qui… potevi portarti i soldi...

3 Settembre 2007

Il grillo parlante


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Cliente: Sono qui per rinnovare l’abbonamento.

Marito della cliente: Che brutta stagione quest’anno, orrenda, pessima, indecente, uno schifo.

Cassiera: Ne rinnoviamo uno solo?

Cliente: Sì, solo il mio, a mio marito non piace il teatro.

Scf: Ma davvero?

Cassiera: Sa che deve scegliere anche uno spettacolo al Teatro Araldo, vero?

Marito della cliente: ecco, sempre quello spettacolo, io non so perché lo mettete, sono commedie terrificanti, sembra di andare all’oratorio invece che a teatro. E il biglietto costa anche.

Cliente: Scelgo il secondo spettacolo, il cinque novembre.

Cassiera: Perfetto, ha anche scelto il secondo spettacolo libero?

Cliente: Vorrei Brachetti.

Cassiera: E’ un bellissimo spettacolo, ma le anticipo già che non ci sono buoni posti, è stato molto richiesto.

Cliente: Lo immagino. Bhe, basta vederlo, anche se da lontano.

Marito della cliente: Sempre la solita storia, dovreste tenere i posti per gli abbonati. Noi paghiamo ad agosto mentre gli altri possono dilazionare nel corso dell’anno e poi ci date anche i posti più brutti. Non è affatto corretto da parte vostra.

Cassiera: Non possiamo tenere i posti per tutte le date di tutti gli spettacoli: non sappiamo cosa ogni abbonato vuole andare a vedere, così la libertà di scelta si paga un po’ in termini di posto, ma arrivando per tempo si può addirittura migliorare. Bachetti è in endita già da molto tempo quindi è più difficile trovare una buona posizoine.

Marito della cliente: Le scusa di sempre. La verità è che ci trattate male e poi aumentate anche il prezzo degli abbonamenti.

Cassiera: il prezzo è bloccato da sei annia questa parte, non è aumentato neppure di un euro, e se posso permettermi… lasci che si lamenti anche un po’ sua moglie: noi donne amiamo questo passatempo, ma se ci pensa già lei poi gusto c’è?

Cliente: No, lasci, questo è il suo turno, io mi lamento dopo aver visto gli spettacoli.

Scf: 0_o …

3 Settembre 2007

E la notte no?


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Cliente: In che orari siete aperti?

Cassiera: dalle dieci alle ventitue dal lunedì al sabato, dalle quindici alle ventidue la domenica.

Cliente: Ah. E la domenica mattina no? Mi era pi comodo.

Cassiera: Come darle torto? E’ difficile trovare un momento libero che collimi con i nostri orari d’apertura e so che è davvero scocciante dover prendere un permesso a lavoro per recarsi in biglietteria. Ha provato a scrivere una lettera in direzione per lamentarsi? Se le capita, sia gentile, chieda anche un giorno o due di apertura 24 ore su 24, non se ne può più di tutte queste bigietterie teatrali chiuse di notte. E poi mi chiedono perché non ho più una vita sociale…

3 Settembre 2007

Il nome è importante


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Ciente: Buongiorno, vorrei due biglietti per lo spettacolodi Brignani.

Cassiera: Quello che si intitola “Brignano con la O”?

Cliente: Sì, sì, proprio quello di Brignani.

Cassiera: Siamo qui riuniti per ricordare un cognome onorato…

2 Settembre 2007

Questione di sinonimi


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Cliente: Vorrei due biglietti per Brachetti. Ci sono ancora posti?

Cassiera: Qualcuno c’è ancora.

Cliente: che giorno mi consiglia?

Cassiera: un sabato o una domenica perché i posti sono migliori.

Cliente: (dopo un lungo sguardo smarrito) Cosa vuol dire?

Cassiera: Che sono più belli.

Cliente: Ahh!

scf: Ogni tanto mi dimentico con chi ho a che fare e parlo forbito (!?!). Che sciocca. La prossima volta proverò a farti un discegnino… anzi no, già c’è: hai la piantina del teatro davanti, il tuo dev’essere proprio un caso disperato.

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