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L’antipatica » 2007 » Settembre

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16 Settembre 2007

Prima…


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Te lo giuro, ho provato a non scriverti.
Ho respirato profondamente tre volte ed ho contato fino a dieci, ho letto qualche pagina di Shoponhaur (d’accordo, un filosofo pessimista in questa circostanza potrebbe non sembrare una scelta oculata, ma questo ho con me e questo leggo.) ed ho anche cercato di appassionarmi all’ultima scoperta archeologica di Tollum, ma i risultati non sono stati soddisfacenti.
Parliamo.
Parola, questa, che preceduta da un verbo d’obbligo alla seconda persona plurale si trasforma in locuzione capace di far tremare chiunque. Se non per la paura quanto meno per la scocciatura. Mi vanno bene entrambe, ergo: dobbiamo parlare.
Mi hai mandato un messaggio accennando ad un fosso e ad una a tuo dire lunga vacanza in ospedale, e l’hai fatto a giorni di distanza dall’accaduto.
D’accordo, non è un problema. Non eri tenuto a farmelo sapere, anche se mi avrebbe fatto piacere esserne messa a parte.
Hai detto che mi avresti chiamata in serata ma poi hai avuto clienti e non sei riuscito.
D’accordo, non è un problema.
Hai promesso di chiamarmi il giorno dopo ma un imprevisto ha remato contro.
D’accordo, non è un problema
Hai rimandato al giorno successivo ma il telefono è rimasto muto.
Ho riflettuto, ho rigirato il cellulare tra le mani, ho cercato di trovare per conto tuo qualche scusa che reggesse il mio disappunto. Infine ti ho mandato un messaggio simpatico, di quelli dietro i quali si scorge lontano un miglio un sorriso un po’ tirato, e tu come mi hai risposto? Dicendomi che eri sempre circondato da mille persone e che non ti era possibile chiamare.
Dopo un lungo, lungo, lungo respiro posso convincermi che non è un problema.
Aggiungi di aver bisogno di tutte queste persone perché non sei autosufficiente. E ti sottolineo che io ancora non so che cosa ti sei fatto esattamente, in quali circostanze e come stai ora. Una frase tranquillizzante, tipo questa, dev’essere il frutto di grande finezza psicologica.
Ma posso ancora dispiacermi e dire che tutto sommato non è un vero problema.
Per chiudere in bellezza mi ricordi che oggi c’è il motogp. Giusto. Non avrò mica la pretesa di ricevere una telefonata nella stessa giornata in cui qualcuno potrebbe ridursi peggio di te, no? Che idea assurda.
Infine suggerisci, conciliante come tutte le volte precedenti: “Questa sera, dai.”
Te lo giuro dal profondo del cuore: mi spiace immensamente per il tuo incidente ed ho desiderato che il primo messaggio mi fosse arrivato per sbaglio o fosse giunto da un’altra persona. Mi sono anche sentita in colpa per l’ultima lettera aperta che ti avevo scritto, quella nella quale mi dicevo speranzosa di non aver mancato il funerale, ma la verità, prendendo a prestito le parole di un uomo di mondo come Woody Allen, è che sei il solito stronzo che conoscevo. Se non fosse per Fra, che con la sua professionalità da dottoressa nata mi ha tranquillizzata spiegandomi cosa ti era successo e come stavi, la mia unica informazione avrebbe riguardato la tua mantenuta capacità di compitare parole sulla tastiera di un cellulare. Parafrasando: le dita della mano destra erano intatte. Il resto? Sorpresa.
Non ho lo spirito della crocerossina, non l’ho mai avuto, non sono persona che ama stare accanto ai moribondi, girare per l’Africa Amazzonica con pantaloni alla zuava recando conforto a chicchessia e non ho pazienza con le persone che mi capiscono più lentamente che al volo. Non ne faccio mistero ed addirittura il mio blog si intotola l’antipatica. Eppure con te ho avuto una pazienza che nessuno si sognerebbe di attribuirmi. Perché? Non lo so. Probabilmente sono rimasta appesa alla ridicola speranza che prima o poi, chissà, forse…
No. Stop.
Quando e se chiamerai ti parlerò davvero volentieri, e sono impaziente di farlo, ma nella mia personale scala di persone stimabili sei sceso molto in basso. Se avessi bisogno di qualcosa o di qualcuno saresti una delle ultime persone che cercherei. Fino a meno di un anno fa saresti stato il primo.
Mi sembra giusto informarti: tra amici bisogna sempre lanciare segnali d’allarme quando la lava inizia a colare. Sai che Napoli potrebbe essere travolta dal Vesuvio in un tempo inferiore ai 15 minuti? Noi siamo molto più vicini e le possibilità di salvezza più o meno le stesse.
Immagino tu possa tradurre la metafora senza ulteriori suggerimenti, ma se così non fosse potrai sempre telefonarmi per chiedermi delucidazioni. Magari potresti cogliere l’occasione per dirmi quando comincerai a comportarti da amico anche tu.

Con affetto.
M.