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L’antipatica » 2007 » Settembre

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21 Settembre 2007

Ash - a secret history


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La saga, che in inglese e’ racchiusa in un unico romanzo, si compone di quattro volumi editi da Fanucci. La storia narrata e’ quella di un capitano mercenario estremamente particolare, si tratta infatti di una donna ed il suo nome e’ Ash. Curiosita’: Ash, acronimo di “a secret history”, e’ anche il sottotitolo della vicenda.
Molti la ritengono un’opera fantascientifica, altri fantasy ed altri ancora sono indecisi su dove collocarla, per me e’ al 99% fantasy e quel rimanente 1% di fantascienza si condensa nella parte finale risultando quasi estranea alla storia… o meglio, a una delle storie. Ash presenta infatti una doppia trama: da una parte ci sono tutte le peripezie affrontate dall’intrepido capitano mercenario, alle prese con un mondo che non rispetta piu’ neppure la legge basilare per la quale il sole sorge e tramonta: citta’ strette d’assedio, battaglie e lunghi e pericolosi viaggi sono il filo conduttore che segna tutta la narrazione fino ad arrivare ad un epilogo dopo il quale occorrono non meno di un paio di minuti prima di ricordarsi di tornare a respirare; la seconda vicenda e’ quella che interessa il professore di storia antica che traduce, udite udite, proprio il libro che il lettore ha in mano: una sorta di lunga biografia della vita di questa donna incredibile. Eppure fatti strani sembrano di volta in volta minare o avvalorare l’autenticita’ del documento in questione.
Si tratta di un’espediente narrativo che consente all’autrice di narrare la prima storia in forma di vero e proprio romanzo, inframmezzandola della corrispondenza dello studioso: e’ cosi’ che si esplicita la seconda storia, per mezzo della quale il lettore viene a scoprire cosa accade nell’oggi.
Una volta richiusa l’ultima pagina mi sono sentita improvvisamente molto sola: avrei perduto tutti i personaggi affascinanti e interessanti che mi avevano tenuto compagnia durante la lettura. Questo più di ogni altra parola testimonia come la saga della Gentle mi sia rimasta nel cuore.
Dite che 10 ad un libro non si da mai? Avete ragione, qualche pecca qua e là si può sempre trovare, ma in questo caso ho l’imprssione di trovarmi davanti ad un lavoro talmente accurato (l’autrice ha addirittura conseguito un master in storia per poter meglio scrivere questo libro), che questo bel voto se lo merita tutto.

 

Autore: Mary Gentle
Titolo:   Ash. Una storia segreta. Libro primo.
Ash. Una storia segreta. Libro secondo.
Ash. Una storia segreta. Libro terzo.
Ash. Una storia segreta. Libro quarto.
Editore: Fanucci
Voto: 10!

21 Settembre 2007

Nuova teoria universitaria


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Sono sul bus quando sfoglio le prime pagine di Vanity Fair venendo catturata da un bell’articolo sulla salute delle università italiane. (Vanity n°38 pagina 52)

Pur condividendo con il professor Salvatore Cassillo, illustre intervistato, il medesimo scetticismo da lui rivolto alla fantomatica formula 3+2, devo dissentire su alcuni punti a mio avviso di estrema rilevanza.
Quando si parla di scuola, e dunque di futuro del Paese, non si può generalizzare.
Il professore classifica le lauree triennali con l’aborrito termine di “professionalizzanti”, osservando una successiva iniezione di teoria da propinarsi agli studenti durante il biennio magistrale.
Senza pretendere di possedere la verità assoluta mi permetto di testimoniare come tale schematizzazione non risulti calzante nell’ateneo torinese, dove le lauree sono invece studiate in modo tale da fornire agli stuenti dapprima basi teoriche e solo successivamente quelle conoscenze, speudopratiche, che saranno effettivamente spendibili nel mercato del lavoro. Non posso che esemplificare, con specificità necessaria e di certo non meno pedestre di un indiscriminato generalismo, riferendomi al corso di laurea in scienze della comunicazione, il quale accusa la sua posizione di figlia illegittima di mamma Lettere.

Ecco dunque che la vera pecca del 3+2 potrebbe essere trovata altrove, vale a dire in quella tesina del terzo anno che non fa altro che ritardare il reale conseguimento della laurea (e quindi diminuire il numero di studenti in corso): se un allievo intende proseguire il proprio iter formativo dovrebbe avere il diritto di non perdere tempo prezioso, dedicandosi allo studio di quelle materie che gli consentiranno di redigere una tesi (senza diminutivi) di pregio, capace di racchiudere il lavoro svolto lungo il corso di un intero quinquennio.

Parliamo, ora, delle lauree dai nomi così strani da provocare attacchi di ilarità. Molti dei corsi di studio citati fanno riferimento a lauree specialistiche, ragione per cui la specificità diviene requisito essenziale, dovuto alla natura stessa del fine proposto: una specializzazione generica apparirebbe uno scherzo di cattivo gusto.

La domanda cruciale forse dovrebbe trascendere l’università di per se stessa, guardando oltre in direzione dei piani dirigenziali: perché non si investe più nella ricerca e nell’università? Una risposta me la sono data, e non mi piace. Il governo, mancino o meno, non possiede più uno sguardo capace di arrivare in profondità: il massimo limite temporale è la prossima legislatura, garantirsi la possibilità di continuare a governare. Per raggiongere questo fine sono necessari risultati subito. Adesso. Ieri, se possibile. Investire nell’istruzione significa invece agire per raccogliere i primi frutti tra venti o trent’anni: praticamente quindici partiti dopo. Inaudito.

21 Settembre 2007

E i numeri chi li da?


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Cliente: “Buongiorno. Domani inizia la vendita dei biglietti, è vero?”
Cassiera: “Proprio così.”
Cleinte: “Senta, mi hanno detto che c’è chi fa la coda dalla sera del giorno prima, ma è vero?”
Cassiera: “Oh già, per avere le prime file”
Cliente: “E mi hanno anche detto che alle due di notte ed alle sei c’è qualcuno che da i numeri, è un vostro incaricato?” (N.d.r. si riferisce ad alcuni foglietti numerati progressivamente, per stabilire l’ordine d’arrivo.)
Cassiera: “E’ vero che c’è qualcuno che da i numeri, ma non è un nostro incaricato: alle due di notte noi i numeri li diamo ognuno a casa propria.”