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L’antipatica » 2007 » Ottobre

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10 Ottobre 2007

Donne: contro cultura


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1. INTRODUZIONE

1.1 Una cultura minoritaria?

Quando la donna, che noi chiamiamo abala
(ovvero “senza forza”, “debole”),
diviene sabala
(ovvero “provvisto di forza”, “forte”),
tutti coloro che sono indifesi avranno il potere.

Mahatma Gandhi, 1936
Conferenza Indiana della Donna

 

Parlare di cultura coincide, più spesso di quanto sarebbe auspicabile, con l’analisi di una semiosfera che pone al proprio centro un insieme di virtù e di valori fortemente connessi con il sema maschile. Quanto detto risulta ancora più evidente in riferimento a culture fortemente orientate secondo dettami di natura religiosa.
Quello femminile sembra essere il più numeroso gruppo di minoranza del pianeta.
Seppure la discriminazione avvenga a differenti livelli di profondità in dipendenza della macrocultura di riferimento, e nonostante la diversità delle questioni concrete, pare impossibile non considerare dato rilevante l’universalità della problematica. Se in occidente le principali posizioni sociali ed economiche sembrano di fatto riservate a soggetti di sesso maschile, in oriente la situazione assume sfumature più complesse ed il campo della discriminazione si estende fino ai diritti fondamentali del genere umano.
Possiamo proseguire sottolineando come nessuna delle grandi religioni del nostro tempo abbia dimostrato nei confronti della donna una disponibilità tale da consentire una definizione di individuo svincolata dal gender.
In India le leggi sacre dell’induismo non prevedono altra possibilità d’esistenza se non quella legata ad un uomo, comportando corollari di non scarsa rilevanza: rifiutare alle donne una vita autonoma equivale a negarne le capacità di costruzione e contrattazione dell’identità, quasi a renderle significanti senza significato. A riprova di una concezione quanto meno strumentale occorre accennare al costume, largamente diffuso, degli aborti selettivi, reso possibile dalla tecnica dell’amniocentesi. Possiamo considerarlo una pratica modernizzata degli omicidi di bambine già eseguiti in tempi passati e che hanno reso l’India uno dei pochissimi paesi del mondo con una percentuale di popolazione maschile in eccesso rispetto a quella femminile.
Considerando le donne come gruppo impropriamente minoritario possiamo collocare la situazione indiana un passo oltre la definizione puntuale di infanticidio, attribuendole i connotati propri dei genocidi. Legato ad una dimensione temporale che rimanda ad una maggiore continuità, il genocidio viene oggi considerato sterminio perpetrato ai danni di un intero gruppo sociale, etnico o religioso, definizione già di per se stessa bastante ai nostri fini, ma che non impedisce di proporre in questa sede un’ulteriore allargamento del significato, fino a comprendere anche omicidi massificati relativi al genere. A supporto di una tesi che potrebbe apparire apocalittica vi sono dati statistici relativi al crescente numero di morti violente aventi come protagoniste le donne e, non meno importanti, resoconti sull’elevato numero di suicidi femminili registrato.
Laddove l’occidente tende ad esaltare una concezione ego-centrica della persona, nel mondo perdurano microcosmi nei quali il singolo rinuncia a parte della propria individualità per costruire reti relazionali di tipo più complesso. Si tratta di meccanismi piuttosto diffusi e presenti anche nella storia europea, eppure limitarsi ad una tale osservazione eleva ad oggetto di studio solo una parte della questione, evitando di rendere giusta rilevanza alle anomalie del sistema.
Appoggiamoci ad un concetto di cultura definita come entità complessa generata dalla collettività e, per tale ragione, impossibile da controllare per volontà del singolo: arriveremo alla conclusione che essa sfugge agli stessi assetti comunitari poiché una forma democratica autentica è attualmente irrealizzabile. Chi, dunque, orienta la cultura e perché? La risposta non può che tenere conto delle componenti sociali costitutive dei vertici dello Stato.
In conclusione è d’obbligo domandarsi se a fronte di problematiche riducibili ad un denominatore comune si possa riconoscere l’esistenza di una semiosfera femminile, unitaria seppure di tipo trasversale e differentemente orientata rispetto a quella maschile. Altro interrogativo spinge a chiedersi se la cultura femminile possa essere altro che laica, contemplando una sfera spirituale fortemente marginalizzata e legata alla territorialità, e in relazione conflittuale in quanto non più unico assetto valoriale di riferimento.
In questo prospettiva la semiosfera si spoglia della sua apparente placidità per trasformarsi in magma incandescente, terreno di contrattazione e di scontro: dallo studio sincronico siamo giunti alla diacronia.

10 Ottobre 2007

Teatro 2007-2008


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Andiamo con ordine :)
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11 ottobre      Stomp (con Ile)
25 ottobre      Miles gloriosus (Con Ile)

10 novembre   Apasionata
30 novembre   Lo schiaccianoci

09 dicembre    Venere e Adone
21 dicembre    Giselle - Bolshoi

02 gennaio      Il Ventaglio
13 gennaio      Maria Stuart
20 gennaio      Faust

10 febbraio     Vita di Galileo (Con Ile)

09 marzo        Peter Pan
16 marzo        Il mercante di Venezia

13 aprile         Giulietta e Romeo

10 Ottobre 2007

Il pan di spagna


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E’ una giornata atipica: sono rimasca a casa invece di andare a lezione, e l’ho fatto deliberatamente, nonostante non avessi nulla di particolare da fare. Per ingannare il tempo vi propongo una ricetta con la quale avrete sempre risultati fantastici, tali da poter dire “io porto il dolce!” ogni volta che una cena si profilerà all’orizzonte ;)
La prossima volta parleremo anche della decorazione :)

IL PAN DI SPAGNA

Ingredienti:
Uova: 6
Zucchero: 180 gr
Farina: 75 gr
Fecola: 75 gr

Temperatura: 140°
Tempo: 45 minuti

Il cardine di tutto è il tempo, quello che impiegherete per sbattere le uova: è in quel frangente, infatti, che le bollicine d’aria verranno incorporate nell’impasto, permettendo al dolce (che non usa lievito!) di diventare alto e soffice.

Iniziamo con il separare i tuorli dall’albume. Aggiungiamo ai tuorli lo zucchero, mescolando il tutto con un frullatore fino a quando il composto non sarà diventato chiarissimo. montiamo a neve anche gli albumi e poi incorporiamo i due composti. ATTENZIONE: il movimento del cucchiaio (meglio se di legno) deve andare dal basso verso l’alto. Mescolando come se fosse il minestrone appena messo sul fuoco non farete che sciogliere tutta la vostra spumosa fatica.
Continuate a sbattere con un frullatore elettrico per una ventina di minuti. Il composto, a quel punto, dovrebbe “scrivere”, vale a dire che sollevando le fruste l’impasto che ricade nella ciotola non affonda, bensì resta in superficie come un segno grafico. Se così non è… continuate a lavorare il composto.

Ora potete aggiungere la farina e la fecola. Usate sempre un setaccio: anche questo serve ad incorporare aria, e mischiate delicatissimamente con movimento dal basso verso l’alto. Non usate fruste elettriche.

Imburrate una teglia ed infarinatela. Versatevi dentro il composto ed infornate a forno caldo. Non aprite mai il forno durante la cottura e non sbattacchiate la teglia fino a che il pan di spagna non si sarà ben raffreddato. Capirete che il pan di spagna è pronto quando i bordi si stacchranno da soli dalla teglia. Per maggiore sicurezza potete pungerlo con uno stuzzicadente: se ne uscirà pulito allora potete sfornare, altrimenti occorre ancora del tempo. In ogni caso lasciate riposare la torta a forno spento per qualche minuto (non troppi) così che non patisca il cambio repentino di temperatura.

Dopo aver effettuato queste operazioni si può togliere la torta dalla teglia per farla raffreddare su una rete o, se non ne avete a disposizione, su un vassoio della giusta dimensione.

Alla prossima puntata per la farcitura. Nel frattempo… buon appettito ;)