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L’antipatica » 2009 » Marzo

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21 Marzo 2009

Gli eroi esistono ancora, anche se non indossano la tutina aderente.


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HA L’INFARTO MA CONCLUDE L’INTERVENTO, ‘DOVEVO FINIRE IO’

NAPOLI - E’ tornato a casa Claudio Vitale, il chirurgo napoletano che ieri ha concluso un delicatissimo intervento al Cardarelli, su un paziente con un tumore al cervello, nonostante fosse stato colpito improvvisamente da un infarto. “Mi sento bene”, risponde appena rientrato a casa dopo il ricovero, “e anche il mio paziente si sta riprendendo. Suo figlio continua a ringraziarmi, a mandarmi messaggi, e a piangere…”. 

Cinquantanove anni, il neurochirurgo stava effettuando un intervento su un paziente affetto da glioblastoma, quando è stato colto da un infarto. Il dolore al petto è peggiorato e un prelievo del sangue, realizzato in una brevissima pausa, ha confermato che si trattava di un infarto. Ma il medico è andato avanti, sottoponendosi a una angioplastica soltanto dopo aver finito. Ora conta di tornare a lavoro fra una settimana. Non poteva proprio essere sostituito, quando si è accorto di stare male? “Tutto si può fare - risponde - c’é però una assunzione di responsabilità nei riguardi del paziente. Eravamo entrati in una fase delicata dell’intervento, un cambio di mano non era opportuno, e questo a prescindere dalla abilità professionale di chi avrebbe dovuto sostituirmi”. Era possibile una sostituzione adeguata, spiega: “Non si opera mai da soli, c’é sempre qualcuno che può proseguire un intervento se succede qualcosa, e così anche in questa occasione. Ma ripeto, dovevo continuare: se fosse subentrato qualcuno avrebbe trovato una situazione in piena esplosione, con una emorragia in corso. Ho preferito finire, levare il tumore, procedere all’emostasi e poi scappare nella sala operatoria a fianco, per essere sottoposto io all’intervento”.

Quanto tempo é andato avanti, con il dolore, e nella consapevolezza di essere a rischio? “E’ difficile dirlo, come si fa…Forse una trentina di minuti, dal momento del risultato delle analisi” Vitale è soddisfatto anche delle condizioni attuali del paziente che ha operato: “E’ stato un bel momento quando l’anestesista è venuto e mi ha detto: ‘Stai tranquillo, sta bene, muove gli arti e non ha paralisi’. Si tratta di una persona anziana, ha un’età al limite per questo tipo di intervento, ma un cuore da ventenne; e ha reagito benissimo. Avrei voluto salutarlo personalmente, ma i colleghi mi hanno impedito di andare a trovarlo in reparto. Mi arrivano però i messaggi del figlio, molto commosso, come sempre capita in queste situazioni”. “E’ prevalso ancora una volta l’interesse del paziente - commenta il direttore sanitario del Cardarelli, Giuseppe Matarazzo - pur di fronte a un evento inaspettato. L’operatore é diventato paziente, ed è stato soccorso, subito dopo. E’ andata bene ad entrambi grazie a cure tempestive e appropriate”.

 

fonte: Ansa

17 Marzo 2009

Caro signor Farinetti


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Riferimento a La stampa - Cronaca di Torino del 17 marzo 2009

Sono davvero colpita dall’apologia che si è premurato di scrivere in favore del Professor Soria. Il premio Grinzane l’ha aiutata ad emergere, ed ora presumo lei si senta in dovere di difendere colui che l’ha portato avanti (il come, per ora, lasciamolo da parte) in questi anni. Ha sicuramente motivo di dirsi dispiaciuto; solo che, forse, lo è per i motivi sbagliati.

Forte è infatti l’impressione che lei commetta lo stesso errore dell’ex-patrono del premio, confondendo l’istituzione culturale con la persona fisica. Il primo l’ha aiutata a realizzarsi in quanto scrittore, il secondo ha sperperato in maniera vergognosa denaro che non gli apparteneva. Ne consegue linearmente che se l’uno merita ogni sforzo per essere salvato l’altro deve invece essere messo nelle condizioni di pagare per il male commesso. Si chiama legge. Legalità. Quel concetto tanto bistrattato e tanto auspicato ogni qualvolta commentiamo azioni criminose.

Sono altresì felice della soddisfazione da lei provata quando ha trovato, ad attenderla all’aereoporto, una limousine tutta per lei. Spero tuttavia vorrà permettermi di ridurre la mia partecipazione emotiva al pensiero che quell’autovettura elegante gliel’ho pagata io. E il mio dirimpettaio. E il vicino del piano di sotto. E mia zia che abita in via Piazzi. E sua cugina che vive in Barriera di Milano (o in via Po, o in Largo Dora o in qualsiasi altro punto della città corrisponda al vero). Un obolo è stato versato anche dal passante calvo che sta attraversando la strada qui davanti. Le sembra giusto? Ma non è questo il punto: una limousine, in fondo, non è che piccola cosa.

Andiamo un passo oltre: spostarsi in limo è sicuramente un segno distintivo, ma il vero lusso, ciò che testimonia il grado di superiorità rispetto al popolino, è il poterne usufruire in piena solitudine. Arrivano cinque ospiti? Mandiamo cinque autovetture di lusso così che tutti possano sentire di valere qualcosa in più rispetto agli altri. Ecco perché Soria ha avuto così tanto successo: perché trovava il modo - seppur dispendioso - di lusingare la vanità altrui. Fosse solo questo, il problema, potremmo sorridere.

A malincuore temo di aver divagato, mi perdoni e torniamo subito al punto. Professionalità ed illecito non sono concetti necessariamente conviventi: la professionalità che il premio ha dimostrato, e sono certa che l’abbia fatto, sarebbe risultata tale anche senza le azioni illegali oggi all’attenzione di tutti. Per cercare professionalità non occorre guardare alla fedina penale, altrimenti il mostro di una città a caso (ce ne sono tante, scelga lei) dovrebbe immediatamente assurgere alla più alta carica dello stato e il ricettatore dell’angolo dovrebbe - è un obbligo morale - gestire La Stampa. E magari anche Repubbica che si sà, in gioventù rubava alla mamma e quindi la sua professionalità è ulteriormente comprovata. Si renderà conto anche lei che è un discorso più simile ad un castello di carte che ad una dissertazione degna di un intellettuale par suo.

Il biasimo nei confronti dell’operato di Soria non può inoltre prescindere dalle azioni di mobbing di cui vi sono svariate testimonianze. Lo sapeva, signor Farinetti, che tra i suoi dipendenti il professore rivolgeva la parola unicamente ai membri delle sue segreterie e non comunicava con nessun’altro se non per interposta persona? Impiegati dell’ufficio scuole, sala stampa, amministrazione; nessuno poteva osare parlargli direttamente. Uno degli sgarbi che più lo faceveno infuriare era l’indulgere qualche secondo di troppo nell’ordinazione del suo cappuccino di inizio attività. Scenate, grida, insulti. Nel metterlo in comunicazione con un esimio signore del quale, mi perdonerà, mi sfugge il nome, è capitato che la segretaria gli passasse la linea prima che la signorina corrispondente dall’altra parte del filo avesse fatto lo stesso. Fuoco e fiamme non appena la voce femminile raggiunse le orecchie - d’oro? - del patrono. Con tanto di telefono riagganciato con rabbia. 1789, rivoluzione francese. Non è da allora che l’aristocrazia ha dismesso gli abiti da ragazzina viziata? Evidentemente no. Fa sorridere, a tal proposito, come il vanto dei natali illustri (famiglia di banchieri nel ‘300) si sia ora rivelata poco più di una mano d’intonaco. La Stampa di oggi lo designa come figlio della panettiera e del fabbro del paese. Lavori onestissimi, per carità, e non ce ci sia niente di male. Non posso però che indulgere concedendomi un sorriso al pensiero della grande importanza da lui attribuita alle origini familiari dei dipendenti. Se poi aggiungiamo che nel ‘300 i banchieri avevano posizione ben diversa da quella odierna…

(continua)

15 Marzo 2009

Paris, per Ileana


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Salut I.

non ricordando la tua mail ho optato per un soluzione ibrida: ti mando un sms con il link al blog. Et voilà, ecco i primi risultati delle mie ricerche :)

Iniziamo con gli hotel.
Quello dov’ero stata la scorsa volta ha prezzi troppo alti per il periodo in cui vogliamo andare (126 euro per notte la doppia) quindi l’ho scartato.
Ho però individuato l’hotel Diana, in pieno quartiere Latino, vicino a ben due fermate della metro e a 5 minuti a piedi da Notre Dame. In pratica possiamo muoverci a piedi per la maggior parte del tempo. Tieni conto che a Parigi gli hotel sono cari e le stanze piccole ed anche spostandosi dal centro i prezzi sono sempre più o meno gli stessi.
In alternativa può esserci l’hotel college de france, che costa 10 euro in puù a notte ed è sempre in buona posizione.
Ti lascio il link: http://www.hotel-collegedefrance.com/   2**  104 euro a notte per camera
http://www.hotel-diana-paris.com/Francais–hotel.phtml  95 euro la doppia
Se hai voglia di cercare qualcosa anche tu verifica sempre su tripadvisor (www.tripadvisor.it) le opinioni degli altri viaggiatori e, in particolare, le foto non professionali che vengono caricate da chi ci è già stato… sui siti degli hotel fanno sembrare un buco di due metri per due una piazza d’armi =_= Evita, se possibile, la zona di Montmartre ed in particolare i pressi della fermata metro Pigalle e della stazione nord. La zona di Piazza della Bastiglia non ha gran che, idem per i dintorni della Tour Eiffelle.
Non appena ho tempo passo agli appartamenti. :)

 

Quanto ai giorni di visita…
pensavo di lasciare Notre Dame e le chiese per la domenica di Pasqua: temo siano la sola cosa aperta ^^’
Versailles il sabato. Non trattabile ;P
Scherzi a parte: il sabato e la domenica le fontane sono in funzione mentre gli altri giorni no… ne vale sicuramente la pena :)
Ci restano quindi giovedì e venerdì per visitare i musei e la città. Cosa ne dici di una visita notturna al Louvre? “The museum is open until 10 p.m. on Wednesday and Friday evenings.”
Come sempre si tratta solo di proposte e ad un certo punto ciascuno può andare per la sua strada :) L’entusiasmo nasce dal fatto che Parigi è bellissima e l’idea di farla scoprire ad occhi ancora vergini mi piace tantissimo. Sono una viziosa del viaggio ;P

;)

gros besoux (grandi baci)
V. ;)