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Nella mente di Verdiana


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L’ho vegliato come fosse un bambino. Mi sono persino spinta nella sua mente per cercare di dargli sollievo. Inutilmente. Erano anni che non utilizzavo più questo talento: non mi sento a mio agio nel pensare di poter rubare gli altrui segreti e, solitamente, coloro che scoprono questa mia capacità tendono ad allontanarmi con sorprendente rapidità. Immagino sia spaventoso non essere più padrone dei propri pensieri, dover badare a ciò che la mente formula poiché anche le parole impalpabili, oltre a quelle pronunciate, potrebbero essere udite senza difficoltà alcuna. Quand’ero più giovane pensavo di essere un mostro e di non poter vivere a contatto con gli altri, ora so che posso essere una persona normale decidendo di rinchiudere la mia mente lì dove dovrebbe stare, nella mia testa e non in quella altrui.
Non ho paura che lui possa allontanarsi, in verità se lo facesse sarebbe un sollievo, ma temo la strada lungo la quale questo malinteso potrebbe portarmi. Il mio segreto rischia di sopraffarmi se non lo riporterò sotto controllo. Mi sono servita a sproposito delle mie capacità, in occasioni per le quali avrei potuto farne a meno, per trasportarmi da un luogo all’altro quando sarebbe bastato un breve cammino, per minacciare azioni che probabilmente non sarei mai stata capace di compiere.
Anche in quel momento, mentre promettevo di prosciugarlo della vita, sapevo che no sarei mai riuscita ad arrivare fino in fondo. Eppure sto diventando sempre più dipendente da questi mezzucci, da queste false promesse e da queste comodità che presto faranno apparire normale anche il penetrare accidentalmente in ricordi che non mi appartengono, per gioco, per curiosità, per potermi vestire degli sguardi stupiti di coloro che odono risposta prima di aver formulato la domanda. Forse riderò del loro orrore quando capiranno ciò che ho fatto. Forse, ma ora provo solo una grande tristezza. Devo reagire, devo tornare a dimenticare ciò che potrei fare concentrandomi solo su ciò che voglio compiere. Niente più potere mentale, un uso parsimonioso della trama ed uno stretto controllo su tutte le emozioni che potrebbero turbarmi. Non devo dimenticarmi chi voglio essere, e chi non voglio diventare.

Peché tutto questo si realizzi devo convincere il vecchio mercante, il padre di Aeris, che ho protetto suo figlio quanto mi è stato possibile, e che non sono responsabile del suo decesso. Devo convincerlo a ritirare la taglia che ha posto sulla mia testa. Lugaid ha parlato di un ordine che non può essere ritirato. Che sciocchezza, sono convinta che tutto possa essere corretto se si è disposti a pagare il giusto prezzo. Soprattutto se si ha a che fare con persone di tal fatta…
E se non dovesse accettare? Se l’umano dovesse dimostrarsi meno intelligente di quanto la mia fiducia mi fa sperare? Dovrò ucciderlo davvero? Ma come posso decidere la morte di un uomo solo per aumentare il numero totale dei miei respiri? Ho lasciato la torre, nessuno sentirebbe la mia mancanza se anche dovesse portare a termine il suo piano. Non è una sensazione piacevole, mi spaventa l’idea di essere sola: è la prima volta che non ho nè amici nè detrattori attorno. Ma lui? Lui ha forse qualcuno che piagerebbe la sua dipartita? E non soffrirebbe lui stesso di essere privato in modo innaturale del tempo che gli dei gli hanno offerto? Non voglio uccidere, non mi piace uccidere… ma la verità è che provo un profondo disgusto verso la sua persona, il mondo sarebbe migliore senza di lui. In ogni caso, non saprei come entrare nel suo controllatissimo palazzo. Voglio parlarhli. Devo parlargli.

Lugaid. Perché mi aiuta? Cosa c’è sotto tutta questa intricata vicenda? Sono forse inciampata in una trama più grande di quanto non abbia immaginato prima? Prezzolati assassini, più armigeri e combattenti per un totale a doppia cifra. Due attacchi in gran numero. Perché?
Probabilmente non sarei qui a pormi queste domande se non fosse intervenuto. Con il piccolo esercito della famiglia cui mi sono aggregata avrei potuto superare incolume l’ultima imboscata, ma l’attacco nel vicolo? Dovrei essere più prudente, non mi lasceranno stare fino a che non avranno portato a termine il loro incarico, è evidente, ma non posso continuare a guardarmi le spalle: devo trovare una soluzione. Forse se parlassi con il maestro… no, non posso semplicemente presentarmi alla sua porta chiedendo un paio di minuti per prendere un infuso e parlare civilmente. Sarei morta ancora prima di cominciar
Mi duole il capo, inizio ad odiare questa situzione, me stessa e colui che mi ha costretta ad affrontarla.

This entry was posted on Sabato, Settembre 8th, 2007 at 19:40 and is filed under Frammenti fantasy. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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