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Il viaggio - la maga il vecchio e la bambina (1 di 3)


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L’alone diffuso attorno all’imprecisa falce lunare si rifletteva tenuemente sul lustro ponte di legno, dove le assi del pavimento collimavano perfettamente l’una all’altra, conferendogli l’apparenza di un irreale corridoio a cielo aperto. Nessuno scricchiolio accompagnava l’avanzare di Vadania in direzione della prua, ora rivolta verso l’increspato tappeto del mare. Da poco la tempesta aveva cessato di infuriare, ripiegando su più miti consigli, e Veronique non aspettava più sul molo, aveva seguito un uomo dalla corporatura robusta ed il camminare incerto: il Saggio di cui avevano atteso l’arrivo. Dopo aver posato una mano in quella di lui si era adeguata al suo passo, voltandosi frequentemente verso la nave, fino a che i suoi occhi non poterono più restituirle alcuna immagine da confrontare con quella impressa nei ricordi.
La maga tentò di restare in equilibrio quando un’onda più insolente si insinuò sotto la conca dell’imbarcazione, sollevandola in una danza dal ritmo irregolare. Poteva scorgere, poco distante, la sagoma del suo maestro: gli avambracci posati sulla balaustra costringevano la schiena ad incurvarsi, mentre il mantello grigio argento lo avvolgeva nella sua morbida tela. Nonostante lo sguardo accarezzasse le poche luci della città, che andavano sfumando in lontananza, la sua attenzione era rivolta altrove, e appena Vadania fu abbastanza vicina da poter udire le sue parole diede voce ai propri pensieri: «sei cresciuta, piccola figlia del vento.» Orgoglio e malinconia si mescolavano come l’acqua ad un vino cattivo, l’una attenuando l’acre sapore dell’altro. Così la purezza del compiacimento, simile al rinfrescante sapore dell’acqua sorgiva, era inquinata dal gusto amaro di ciò che poteva essere e non è stato. E se anni addietro avesse commesso un errore nel lasciarla partire?
«Ho imparato a camminare sulle mie gambe, maestro.»
«A volte camminare non è sufficiente.»
«Allora imparerò a volare.»
Gareth si raddrizzò, voltandosi completamente per appoggiare la schiena alla balaustra e poter guardare negli occhi la giovane elfa. I capelli color miele erano stati riordinati sotto il pesante cappuccio, nuovamente calato sul volto per nascondere ogni espressione, ma il suo tono risoluto e divertito allo stesso tempo invitava al sorriso, ed il vecchio non dubitò nemmeno per un istante che lei avesse potuto resistere a quella dolce debolezza.
«Potrei offrirti ali degne di un angelo, Vadania.»  «Credo di sapere dove trovare le mie ali; sicuramente so dove voglio cercarle - la mano sottile seguì il fluire dei pensieri, andando a sfiorare la sacca dove era riposta la pergamena vergata da Teramil - forse le piume saranno logore e nere come l’inchiostro, ma le avrò messe insieme una ad una ed apparterranno a me sola.»
Il silenzio accompagnò per lungo tempo il procedere della nave, sormontata dal nero setoso di uncielo privo di stelle. «Sei testarda, maga.»
«Testarda e curiosa. Chi è la bambina?»
«La figlia di Amariel, re umano della Nistallia orientale.»
La fronte di Vadania si corrugò dando respiro a facili dubbi: «per quale motivo un elfo si preoccupa della sorte una principessa umana?»
«I tuoi occhi ti ingannano, ella è umana solo per metà. Parte del sangue che le scorre nelle vene appartiene al nobile popolo: Veronique è una mezzelfa.»
La docile cantilena delle onde si esibì in un lungo assolo mentre i due si scambiarono un’occhiata intensa, pregna di domande e di risposte non pronunciate.
«Non crucciarti per lei, non avrai rimpianti, ma ora non chiedere altro a meno che tu non decida di tornare a Casa, con me. Una tua parola e la nave virerà verso occidente e ben presto della piccola isola di Carnallia dimenticherai persino l’esistenza.»
Vadania scosse il capo, ricambiando la ferma espressione dell’elfo con una frammista di paura e di incertezza, rivelando la piccola breccia che quell’invito aveva aperto nelle sue difese, uno spiraglio che Gareth non esitò a forzare con nuove e suadenti parole. «Combatti il rancore che offusca la tua mente e condiziona le tue scelte. Dimostra chi sei davvero imponendo la tua volontà sui ricordi, facendo prevalere il futuro sul passato. Non permettere al risentimento di nascondere il tuo sentiero.»
Le dita si strinsero con rabbia attorno al freddo stelo d’ottone, corrimano che accompagnava l’estremità frontale del veliero, facendo da mediatore tra gli slanciati fianchi di legno. «Non sono io l’ostacolo, ma voi con la vostra falsità ed il vostro disprezzo. Sono tornata non molto tempo addietro e non dubito tu ne sia a conoscenza, eppure non sei intervenuto quando mi è stato negato l’accesso oltre la prima cinta muraria - uno sguardo di accesa frustrazione riuscì ad ottenere il sopravvento su ogni altra emozione, guidando il palmo della mano nel suo sollevarsi e ridiscendere sull’appoggio metallico. - Mi hai impedito di rivedere mia madre!»
L’eco della voce si plasmò secondo il risuonare sordo del metallo, come dita alabastrine che si fanno strada in una folta capigliatura corvina: un tocco impetuoso e graffiante cui l’istante successivo subentrò il tono profondo e carezzevole del vecchio. «Venivi per sfoggiare il tuo nuovo pentacolo da Arcimago. Volevi vendetta, non pacificazione.»
«E hai voluto punirmi per questo!? - era una strega dagli occhi neri, occhi che soggiogavano ed accusavano senza offrire possibilità di redenzione - Sell-en-morn, erano anni che non udivo il suono di queste parole ma il dolore che provoca è rimasto invariato, come lo schioccare della frusta prima che il cuoio dispensi il suo bacio rossastro sulla schiena nuda. Mi hai fatto bere un nuovo sorso di veleno ed ora mi chiedi di tornare in quello stesso luogo a saggiarne nuovamente il sapore, presentandolo come la più sofisticata delle delizie? No Gareth, non sono così sciocca da prendere in considerazione una tale prospettiva.»
L’elfo non rispose al dardeggiare del suo sguardo, limitandosi a voltare il capo in direzione dell’orizzonte. Solo un sussurro trovò le sue labbra, sfuggendo al peso che le parole di Verdiana avevano rovesciato sulle sue spalle: «non hai mai osato chiedere il perché di tale appellativo. Hai paura, mia amata?»

(Continua…)

This entry was posted on Venerdì, Gennaio 26th, 2007 at 16:11 and is filed under Frammenti fantasy. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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