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Il trillo del cellulare


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Mi ha chiamata.
Ero a lavoro ed avevo appena attaccato il telefono dopo una chiacchierata con André, Ileana era andata via da poco ed ero abbastanza tranquilla.
Mi ha chiamata e sul momento sono riuscita a mantenere un certo distacco. Certo, ero contenta di sentirlo, come lo sarei di parlare con un qualsiasi amico. Poi è sbottato, aprendo un varco in quelle sue difese insormontabili, mi ha parlato di cosa stava accadendo, di come si sentiva. Non è stato di molte parole, solo una o due frasi giunte quando già la conversazione stava terminando.
Mi ha chiamata e mi è mancato il fiato.
Mi ha parlato e avrei voluto ascoltare tutto ciò che aveva da dire, in silenzio, restando lì, semplicemente presente.
Mi ha mostrato un frammento di sé ed il sole mi è parso più caldo.
Persino il caso ha avuto rispetto, deviando tutti dalla bolla di sapone nella quale mi trovavo, proteggendomi fino al fatidico clik di comunicazione interrotta. E poi il caos, con il telefono che ha ripreso a squillare ed i clienti che cercavano di passare l’uno davanti all’altro. Ma prima c’èra stato il silenzio ed il mio cuore ha sorriso.

Poi ti ho mandato un sms: “ti voglio bene.” Quanto abbiamo abusato di questo termine negli anni passati?
Posso davvero esserti amica.
Una buona amica.
E la tua risposta mi ha colta completamente alla sprovvista.

This entry was posted on Lunedì, Ottobre 15th, 2007 at 21:17 and is filed under Frammenti, Diario. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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