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L’antipatica » Blog Archive » 28 dicembre 2007

 

28 dicembre 2007


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Come odio le persone che si abbassano quasi fino a strisciare per passare sotto una serranda appena alzata… e’ capitato anche questa mattina. Dico: se di quattro grate in ferro tre sono abbassate, l’ultima è ferma ad altezza nano da giardino e non è ancora orario d’apertura non ti viene in mente che sia CHIUSO??
D’accordo, fuori fa freddo, va bene, le luci sono accese, ma per il Santo Natale che è appena passato, vatti a prendere un caffè al bar e lasciami fare colazione ed accendere i computer in santa pace! Oppure cerca di arrivare con un po’ di ritardo così da essere sicuro di trovare il teatro aperto senza imprese all’Indiana Jones. Capisco che le palestre sian care, ma gli psichiatri non sono da meno, per favore sii comprensivo anche nei confronti del mio conto in banca.
Forse la sola tipologia di cliente che mi procura maggiore irritazione è quella che ti prende all’amo quando sei fuori dall’orario di lavoro, in panetteria ad esempio, e ti tiene quaranta minuti a parlare dei posti rimasti per Montesano, della prevendita che è proprio uno scandalo che ci sia, eh?, lei non crede?, della Iossetti che l’ho vista in tv ma al Gioiello chissà se la si può incontrare, del colore delle pareti che sarebbe da rifare ma quella colonna rossa proprio non mi piace, della… ohhhhhh, ma lo vuoi capire che sto facendo la spesa cercando di non pensare a niente che riguardi biglietti e clienti di teatro? Fingete di essere poco fisionomisti, mentite anche a voi stessi, iniziate a parlare da soli o limitatevi ad un compìto e rapido cenno del capo: fuggirò a gambe levate, ma non prima di avervi fugacemente risposto.
Detto questo, ho pasato delle vacanze piacevoli, stancantissime ma piacevoli: ho avuto gente attorno ed era proprio quello che mi serviva.
Il 24 cena a casa mia con una manciata di parenti, ho cucinato tutto il girno ed il mio menù atipico è piaciuto tantissimo. Il 25 ho lavorato otto ore e ne sono uscita un po’ a pezzi, ma il 26 sono stata ad un pranzo in compagnia di altri parenti e mi sono tutto sommato divertita, senza contare che ho 1) schiavizzato mio cugino perché accettasse di compiere una missione importantissima, 2) provato il Bimby, 3) fatto un acquisto importante, 4) portato a casa una perla di saggezza. Giornata intensa, decisamente.
Qual è l’importante missione? Mettere miei curricula in mano a chiunque possa essere in qualche modo collegato al campo della comunicazione: da grande voglio fare la manager in carriera, ma tra un po’ da un sogno realizzabile si trasformerà in leggenda metropitana, una di quelle con cui si deridono gli amici creduloni la sera in birreria. F. lavora in un negozio di articoli sportivi e conosce mezzo mondo, se non trovo qualche contatto grazie a lui finirò per fare la cassiera a vita: piuttosto mi sparo.
Sempre F. è stato monopolizzato da mia madre che voleva essere convinta ad acquistare la pedana vibrante: una specie di sport da poltrona che in dieci minuti al giorno dovrebbe fatti diventare Eva Erzegova ma con più tette ed il sedere più alto, un portento, quasi meglio delle pastiglie alle erbe varie e della crema anti-radicali-liberi-povera-di-sodio-ricca-di-vitaminaA-B-C-D-levigante-restitutiva-assorbente-lucidante-ringiovanente-botulinica-riequilibrante tutto insieme. Dopo il buono ma senza grassi ecco che arriva il bella ma senza fatica, non vi pare meraviglioso? Fatto sta che ora abbiamo un mese di prova ed uno sconto nel caso in cui decidessimo di farla nostra, sabato potrò già iniziare a fare due flessioni ed un po’ di sana ginnastica passiva. Adoro la tecnologia per i vanesi non amanti dello sport: ne sono la rgina ed il mio regno è fatto di poltrone-boss in pelle umana, pedane vibranti e cucine superattrezzate: ebbene sì, sto rivalutando il bimby. Si tratta di un aggeggio un po’ strano che affetta, pesa, gira, monta, mescola e cuoce. Detto così non sembra nulla di che, ma mettetevi comodi e state ad ascoltare.
C’era una volta una crema inglese un po’ flaccida perché preparata con il latte sbagliato: “Povera me senza un briciolo di grassi” gridava piangente, “ e povere le mie uova che si sono cotte fino a straccairsi (per i non cuochi trattasi di grumi)”, ma la fata meccanica venne in suo aiuto dicendo: “non ti preoccupare, vieni tra le mie braccia a cinquantacinque gradi e lascia che ti frulli amorevolmente a velocità dieci per ottanta secondi, vedrai che diventerai vellutata come tua cugina Chantilly che non è più bella di te, giammai!,  ma ha solo una madrina migliore.”
La crema inglese gorgogliò soddisfatta, tuffandosi  nel tiepido abbraccio con un doppio carpiato.
Secondi dopo  il massaggio energizzante l’aveva resa liscia come una passata di pomodoro all’acido citrico: una delizia, ma il latte si sentiva così leggero, ma così leggero, che ancora non accennava a legarsi agli altri ingredienti (lo stesso accade anche ad alcuni uomini over-30. Se fosse umano potremmo dire che il latte è un liquido infantile senza capacità di comprendere che da soli si inacidisce prima).
La fata meccanica, sempre gentile e pronta ad aiutare i bisognosi, disse allora: “Non piangere, crema inglese, semmai lascia che celebri il matrimonio tra te e la buona farina così che possiate vivere per sempre uniti dando nuovo senso al ciambellone alle nocciole. Non temere, penserò io ad ingannare il latte reticente, e quando tutto sarà finito anche lui ti dimostrerà riconoscenza.”
La crema fece una piroetta festosa, scrosciando nuovamente nel ferreo cilindro di fata Bimby che, con tre minuti di incandescente concentrazione compì il miracolo ricevendo applausi da tutti i commensali e la gratitudine della sottoscritta.
La morale della favola è: i bambini invecchiati, se proprio li vuoi, devi fregarli. Poi ti ringrazieranno. Ed anche gli altri.
Ma non è questa la vera perla di saggezza di cui parlavo, anche se l’argomento è più o meno il medesimo. Come sono monotona. Cercando di risassumere: con il cuore si ama una volta sola, e quando capita è un vero disastro, perché la persona prescelta non è mai il classico bravo ragazzo, uno di quelli che ti vuole bene e che ti ama alla follia, no, sarebbe troppo semplice, quello di cui ti innamori di solito è un bastardo e, volente o nolente, ti resterà sempre nel cuore anche quando ti sarai rotta abbondantemente le scatole di farti prendere in giro. E’ normale, si diceva, che un posto dentro al tuo petto lo abbia sempre, ma con la consapevolezza che in futuro proverai anche sensazioni più forti seppure sempre assolutamente diverse da queste, uniche ed irripetibili. Daltronde dopo un po’ con uno così ci si rompe le balle. La conseguenza è che i rapporti successivi si sviluppano sulla doppia variabile cervello e cuore. A volte più cervello che cuore. Ed è giusto così, è corretto che le storie successive siano dettate da una maggiore lucidità e quindi siano impostate in modo più sereno e più consono a come dovrebbe veramente essere un rapporto di coppia. Alcuni dicono che in realtà si tratta di necessità la cui soddisfazione ognuno trova nell’altro e che amore sia una parola con cui semplicemente si vela quello che è in realtà un contratto. La verità è più complessa: non puoi amare veramente qualcuno di cui hai bisogno: che sia presente o meno non deve fare alcuna differenza, questa è la prerogativa, solo in questa circostanza si è veramente liberi di amare e, quindi, quello che esiste può essere definito amore. In caso contrario ci troviamo davanti all’inutile e reiterato tentativo di cambiare l’altro e la destinazione stampata sul biglietto è imperitura insoddisfazione.
Avete bisogno di un compagno? Allora non sarete mai capaci di amare davvero.
 

This entry was posted on Venerdì, Dicembre 28th, 2007 at 19:33 and is filed under Riflessioni, Diario. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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