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L’antipatica » Blog Archive » La notte del vampiro - Capitolo 3

 

La notte del vampiro - Capitolo 3


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Maggiori informazioni sull’Anitaverse

Diclaimer: la saga di Anita Blake appartiene a Laurell K. Hamilton, ho solo preso in prestito i suoi personaggi per far loro recitare una nuova avventura. 

 

3. Ice rink star

 

«Ricapitoliamo: vi siete messi in testa di pattugliare l’intero territorio alla ricerca dei nuovi vampiri arrivati dall’Europa. Non appena rintracciati passate subito alle minacce, per poi chiedere loro se preferiscono morire o riconoscere Jean-Claude come Master. Un vero atto di democraticità.»
«Esatto, è il nostro compito.»
La voce di Irina giunge dal sedile posteriore della mia auto, dove siede compostamente accanto a Fernand. Non sembra cogliere l’ironia delle mie parole, o forse è troppo intimorita dal trovarsi nella stessa auto con la sterminatrice per accorgersene, in ogni caso farglielo notare mi sembra quanto meno scortese. Se vuole credere nella democraticità della loro combriccola chi sono io per disilluderla? Mi limito dunque a guardarla dallo specchietto retrovisore scorgendola nel suo lungo e seducente abito nero. I capelli biondi spiccano per contrasto sul tessuto che le riveste le spalle, incorniciando i lineamenti pallidi e regolari, non è la divisa che una ragazzina userebbe per andare a scuola ma è sempre meglio di quello che indossava fino a poco prima. C’è da sperare che la sua bellezza faccia girare la testa a Zerbrowski quel tanto che basta perché non faccia battute sui miei accompagnatori. Zerbrowski è uno dei poliziotti che lavorano per Dolph alla Spook Squad, ufficialmente chiamata Regional Preternatural Investigation Team, cioè RPIT: una serie di nomi e sigle per definire la sezione peggio equipaggiata di tutta la polizia, quella che si occupa di crimini soprannaturali e che di tanto in tanto, cioè più spesso di quanto vorrei, richiede il mio parere di esperta. L’ispezionare cadaveri in pessime condizioni è uno dei tanti lati negativi del mio lavoro.
«Ma ieri sera non tutto è andato come previsto,» continuo, «uno dei nuovi arrivati si è rifiutato si seguirvi, è scappato e voi l’avete inseguito fino a trovarvi in una stradina senza uscita. Avete lottato ed avete avuto la peggio…»
«Ma petite, non ferire in questo modo il loro amor proprio, sii comprensiva.»
Jean-Claude è allungato sul sedile del passeggero, dove cerca ancora di destreggiarsi con la cintura di sicurezza che solo con una certa fatica l’ho convinto ad indossare: d’altra parte come si può dire ad un vampiro che quella striscia di plastica serve a salvargli la vita? Fatto sta che lo volevo legato, se non per la sua almeno per la mia sicurezza.
«Il nostro amico cattivo,» proseguo, pressoché ignorandolo ed alzando di un tono la voce, «ha ferito a morte Fernand e preso Irina in ostaggio per avere una possibile copertura durante la fuga. Arrivato nei pressi del Mississipi l’ha tramortita ed è scappato definitivamente. Fin qui è tutto giusto?»
«Lo è,» conferma Fernand, esitante, «quel vampiro era molto forte, doveva essere antico. Non credo che sa soli saremmo in grado di batterlo.»
«Inizia a sperare di sbagliarti, perché è proprio quello che tenteremo di fare questa notte. Era il suo nascondiglio che stavate cercando mentre vi aspettavamo?»
«Così il master ci aveva ordinato. E abbiamo avuto fortuna, crediamo di sapere dove si nasconde: è una cripta sotterranea nel cimitero monumentale, a ridosso del fiume, ma non siamo scesi a controllare.» Il timbro di voce di Irina è più fermo di quello del suo compagno, ma entrambi non riescono a nascondere il timore per la mia reazione. Se avessero sorpreso il vampiro nel suo antro ora forse ci troveremmo con un cadavere in meno. O con due in più, chi può dirlo? La vita non si fa con i se e con i ma.
«Mi accompagnerete fin lì, questa notte, ma non siete obbligati a seguirmi dentro la cripta.»
Anzi, forse mi sentirei più sicura non avendo attorno altri denti aguzzi. Trasportandone ben tre paia sulla mia macchina reputo tuttavia più prudente mantenere per me quest’ultima acuta osservazione.
La fiammella della speranza si è appena accesa nei loro occhi che Jean-Claude è già pronto a soffiarvi sopra per spegnerla: «verranno, e verrò anch’io. Se è davvero pericoloso come dicono allora ti servirà tutto l’aiuto che potremo darti.»
«Perché dovrei fidarmi di te?»
Gli lancio un’occhiata tanto fugace quanto sospettosa, per poi tornare a guardare la strada.
«Perché anch’io ho da amministrare la mia giustizia: chi mina la mia autorità deve pagarne il prezzo. Non lo voglio vivo più di quanto lo voglia tu, ma petite. Il mio scopo è puramente utilitaristico. Nonostante questo il poterti essere utile rende il compito ancora più gradevole, potrei persino sperare in una ricompensa.»
Il suo sorriso appena accennato spalanca la porta dell’immaginazione verso pensieri perversi e azioni che si osano compiere soltanto al buio: come diamine ci riesce? Forse dovrei smetterla di temere soltanto i suoi occhi.
In realtà ho da poco scoperto di essere immune allo sguardo ipnotico dei vampiri, ma non ne comprendo ancora a pieno il motivo e preferisco non correre inutili rischi: meglio usare troppa cautela piuttosto che troppo poca.
«Per ucciderlo è necessaria l’autorizzazione di un tribunale,» gli faccio notare meccanicamente, «altrimenti si tratta di omicidio.»
La legge c’è e va rispettata, almeno la maggior parte delle volte. Se sarà possibile seguiremo alla lettera la prassi, in caso contrario cercheremo solo di portare a casa la pelle.
Svolto a destra e scorgo le prime sirene della polizia.
Solita prassi: mostrare il cartellino, avvisare l’agente Rudolph Storr, detto Dolph, che sono arriva e lasciare la macchina in mezzo alla strada in totale assenza di un vero parcheggio. Se non altro posso essere sicura che non mi faranno la multa.
Sceso dalla macchina Fernand torreggia su tutti noi con il suo metro e novanta d’altezza. Solo Dolph potrebbe competere. Il cranio nero e rasato riflette le luci delle volanti, rendendolo inquietante nel suo bell’abito scuro. Nonostante questo è l’unico che conserva una parvenza di normalità mentre aiuta la sua compagna ad uscire dalla macchina e le porge il braccio per sostenerla. Anche Jean-Claude tenta la medesima mossa ma il mio sguardo è talmente eloquente da farlo desistere in tempo record.
«Restatemi vicini, non fate domande, non parlate, non mordete e non ipnotizzate nessuno. Mi sono spiegata?»
Annuiscono.
«Fantastico. Allora seguitemi, e cercate di non dare nell’occhio.»
L’American Ice Rink, il palaghiaccio, è una costruzione prefabbricata ad un piano, bianca e con grandi insegne rosse. Rosso è anche l’ingresso sporgente costruito in vetro e metallo. Niente di raffinato o di particolarmente notevole: qui si viene per sudare e fare sport, non per ammirare un’opera d’arte.
Non appena entrati Dolph mi viene incontro. Il dubbio riguardo ai miei accompagnatori gli si legge in volto, su quella lunga ruga che gli disegna la fronte.
«Mi stanno aiutando,» rispondo ancora prima che inizi a parlare, incalzandolo poi con domande di carattere pratico: «dov’è la vittima? Ci sono stati altri messaggi?»
Si sposta di lato, lasciandomi libera la visuale che da sulla pista da pattinaggio: «guarda tu stessa.»
La superficie di ghiaccio lascia intravedere in trasparenza la grande scritta colorata con il nome del complesso sportivo. Proprio lì in mezzo giace scomposto un corpo femminile più piccolo del mio. I capelli scuri sono legati in una coda di cavallo ed ai piedi porta pattini la cui pelle bianca è ormai crepata dall’usura. Il maglioncino di lana azzurra reca il logo della locale squadra di pattinaggio artistico, lo so perché anch’io, quand’ero al college, avevo una compagna che ne faceva parte. Non avanzo più di qualche passo che Dolph mi ferma prendendomi per un braccio: «vuoi che li faccia mettere sotto stretta osservazione mentre sei al lavoro?»
Non ho bisogno di chiedere a chi si stia riferendo: «no, non sarà necessario. Se puoi evita misure troppo drastiche, tienili sotto controllo con discrezione.»
Abbiamo sussurrato, ma non so dire con certezza se ci abbiano sentito o meno e, in tutta franchezza, non mi interessa particolarmente.
Tutta la mia attenzione è rivolta verso la superficie che circonda il corpo. Il carminio del sangue spicca sul ghiaccio assumendo una tonalità più vivida di quanto non sia in realtà, mettendo in rilievo il cerchio che è stato disegnato attorno alla ragazza e poi ancora, sulla destra, il mio nome, appena distinguibile tanto il liquido si è allargato sulla superficie ghiacciata senza potersi rapprendere. Il cuore, come nel caso della prima vittima, giace ormai freddo accanto all’ultima lettera.
Sento la rabbia montarmi dentro mentre indosso i guanti di lattice che uso per lavorare ed i pattini che mi sono stati consegnati per poter raggiungere il corpo.
I poliziotti seri insegnano che non bisogna prendere nessun caso come una questione personale. Vorrei sapere se si sono mai trovati a leggere il proprio nome vicino ad un cadavere martoriato.
Il freddo avrebbe potuto conservare la vittima rendendo il mio lavoro meno terribile del solito, ma il petto squarciato non aiuta: quel mostro l’ha praticamente sventrata per impadronirsi del cuore.
Ora che sono più vicina posso osservare i lineamenti con maggiore chiarezza: non deve avere più di sedici o diciassette anni. Le scosto i capelli che le sono ricaduti sul volto, risistemandola mentre cerco sul collo e nell’incavo delle braccia i segni lasciati dai canini. Quando guardo il vuoto macilento del suo petto mi sento quasi mancare, e non servono poteri paranormali per sapere che quest’immagine verrà a trovarmi per più di una notte.

«Ricapitoliamo: vi siete messi in testa di pattugliare l’intero territorio alla ricerca dei nuovi vampiri arrivati dall’Europa. Non appena rintracciati passate subito alle minacce, per poi chiedere loro se preferiscono morire o riconoscere Jean-Claude come Master. Un vero atto di democraticità.» «Esatto, è il nostro compito.» La voce di Irina giunge dal sedile posteriore della mia auto, dove siede compostamente accanto a Fernand. Non sembra cogliere l’ironia delle mie parole, o forse è troppo intimorita dal trovarsi nella stessa auto con la sterminatrice per accorgersene, in ogni caso farglielo notare mi sembra quanto meno scortese. Se vuole credere nella democraticità della loro combriccola chi sono io per disilluderla? Mi limito dunque a guardarla dallo specchietto retrovisore scorgendola nel suo lungo e seducente abito nero. I capelli biondi spiccano per contrasto sul tessuto che le riveste le spalle, incorniciando i lineamenti pallidi e regolari, non è la divisa che una ragazzina userebbe per andare a scuola ma è sempre meglio di quello che indossava fino a poco prima. C’è da sperare che la sua bellezza faccia girare la testa a Zerbrowski quel tanto che basta perché non faccia battute sui miei accompagnatori. Zerbrowski è uno dei poliziotti che lavorano per Dolph alla Spook Squad, ufficialmente chiamata Regional Preternatural Investigation Team, cioè RPIT: una serie di nomi e sigle per definire la sezione peggio equipaggiata di tutta la polizia, quella che si occupa di crimini soprannaturali e che di tanto in tanto, cioè più spesso di quanto vorrei, richiede il mio parere di esperta. L’ispezionare cadaveri in pessime condizioni è uno dei tanti lati negativi del mio lavoro.«Ma ieri sera non tutto è andato come previsto,» continuo, «uno dei nuovi arrivati si è rifiutato si seguirvi, è scappato e voi l’avete inseguito fino a trovarvi in una stradina senza uscita. Avete lottato ed avete avuto la peggio…»«, non ferire in questo modo il loro amor proprio, sii comprensiva.» Jean-Claude è allungato sul sedile del passeggero, dove cerca ancora di destreggiarsi con la cintura di sicurezza che solo con una certa fatica l’ho convinto ad indossare: d’altra parte come si può dire ad un vampiro che quella striscia di plastica serve a salvargli la vita? Fatto sta che lo volevo legato, se non per la sua almeno per la mia sicurezza.«Il nostro amico cattivo,» proseguo, pressoché ignorandolo ed alzando di un tono la voce, «ha ferito a morte Fernand e preso Irina in ostaggio per avere una possibile copertura durante la fuga. Arrivato nei pressi del Mississipi l’ha tramortita ed è scappato definitivamente. Fin qui è tutto giusto?»«Lo è,» conferma Fernand, esitante, «quel vampiro era molto forte, doveva essere antico. Non credo che sa soli saremmo in grado di batterlo.»«Inizia a sperare di sbagliarti, perché è proprio quello che tenteremo di fare questa notte. Era il suo nascondiglio che stavate cercando mentre vi aspettavamo?»«Così il master ci aveva ordinato. E abbiamo avuto fortuna, crediamo di sapere dove si nasconde: è una cripta sotterranea nel cimitero monumentale, a ridosso del fiume, ma non siamo scesi a controllare.» Il timbro di voce di Irina è più fermo di quello del suo compagno, ma entrambi non riescono a nascondere il timore per la mia reazione. Se avessero sorpreso il vampiro nel suo antro ora forse ci troveremmo con un cadavere in meno. O con due in più, chi può dirlo? La vita non si fa con i se e con i ma.«Mi accompagnerete fin lì, questa notte, ma non siete obbligati a seguirmi dentro la cripta.» Anzi, forse mi sentirei più sicura non avendo attorno altri denti aguzzi. Trasportandone ben tre paia sulla mia macchina reputo tuttavia più prudente mantenere per me quest’ultima acuta osservazione. La fiammella della speranza si è appena accesa nei loro occhi che Jean-Claude è già pronto a soffiarvi sopra per spegnerla: «verranno, e verrò anch’io. Se è davvero pericoloso come dicono allora ti servirà tutto l’aiuto che potremo darti.»«Perché dovrei fidarmi di te?» Gli lancio un’occhiata tanto fugace quanto sospettosa, per poi tornare a guardare la strada.«Perché anch’io ho da amministrare la mia giustizia: chi mina la mia autorità deve pagarne il prezzo. Non lo voglio vivo più di quanto lo voglia tu, ma petite. Il mio scopo è puramente utilitaristico. Nonostante questo il poterti essere utile rende il compito ancora più gradevole, potrei persino sperare in una ricompensa.» Il suo sorriso appena accennato spalanca la porta dell’immaginazione verso pensieri perversi e azioni che si osano compiere soltanto al buio: come diamine ci riesce? Forse dovrei smetterla di temere soltanto i suoi occhi. In realtà ho da poco scoperto di essere immune allo sguardo ipnotico dei vampiri, ma non ne comprendo ancora a pieno il motivo e preferisco non correre inutili rischi: meglio usare troppa cautela piuttosto che troppo poca.«Per ucciderlo è necessaria l’autorizzazione di un tribunale,» gli faccio notare meccanicamente, «altrimenti si tratta di omicidio.»La legge c’è e va rispettata, almeno la maggior parte delle volte. Se sarà possibile seguiremo alla lettera la prassi, in caso contrario cercheremo solo di portare a casa la pelle.Svolto a destra e scorgo le prime sirene della polizia. Solita prassi: mostrare il cartellino, avvisare l’agente Rudolph Storr, detto Dolph, che sono arriva e lasciare la macchina in mezzo alla strada in totale assenza di un vero parcheggio. Se non altro posso essere sicura che non mi faranno la multa.Sceso dalla macchina Fernand torreggia su tutti noi con il suo metro e novanta d’altezza. Solo Dolph potrebbe competere. Il cranio nero e rasato riflette le luci delle volanti, rendendolo inquietante nel suo bell’abito scuro. Nonostante questo è l’unico che conserva una parvenza di normalità mentre aiuta la sua compagna ad uscire dalla macchina e le porge il braccio per sostenerla. Anche Jean-Claude tenta la medesima mossa ma il mio sguardo è talmente eloquente da farlo desistere in tempo record. «Restatemi vicini, non fate domande, non parlate, non mordete e non ipnotizzate nessuno. Mi sono spiegata?»Annuiscono.«Fantastico. Allora seguitemi, e cercate di non dare nell’occhio.»L’American Ice Rink, il palaghiaccio, è una costruzione prefabbricata ad un piano, bianca e con grandi insegne rosse. Rosso è anche l’ingresso sporgente costruito in vetro e metallo. Niente di raffinato o di particolarmente notevole: qui si viene per sudare e fare sport, non per ammirare un’opera d’arte.Non appena entrati Dolph mi viene incontro. Il dubbio riguardo ai miei accompagnatori gli si legge in volto, su quella lunga ruga che gli disegna la fronte.«Mi stanno aiutando,» rispondo ancora prima che inizi a parlare, incalzandolo poi con domande di carattere pratico: «dov’è la vittima? Ci sono stati altri messaggi?»Si sposta di lato, lasciandomi libera la visuale che da sulla pista da pattinaggio: «guarda tu stessa.»La superficie di ghiaccio lascia intravedere in trasparenza la grande scritta colorata con il nome del complesso sportivo. Proprio lì in mezzo giace scomposto un corpo femminile più piccolo del mio. I capelli scuri sono legati in una coda di cavallo ed ai piedi porta pattini la cui pelle bianca è ormai crepata dall’usura. Il maglioncino di lana azzurra reca il logo della locale squadra di pattinaggio artistico, lo so perché anch’io, quand’ero al college, avevo una compagna che ne faceva parte. Non avanzo più di qualche passo che Dolph mi ferma prendendomi per un braccio: «vuoi che li faccia mettere sotto stretta osservazione mentre sei al lavoro?»Non ho bisogno di chiedere a chi si stia riferendo: «no, non sarà necessario. Se puoi evita misure troppo drastiche, tienili sotto controllo con discrezione.»Abbiamo sussurrato, ma non so dire con certezza se ci abbiano sentito o meno e, in tutta franchezza, non mi interessa particolarmente. Tutta la mia attenzione è rivolta verso la superficie che circonda il corpo. Il carminio del sangue spicca sul ghiaccio assumendo una tonalità più vivida di quanto non sia in realtà, mettendo in rilievo il cerchio che è stato disegnato attorno alla ragazza e poi ancora, sulla destra, il mio nome, appena distinguibile tanto il liquido si è allargato sulla superficie ghiacciata senza potersi rapprendere. Il cuore, come nel caso della prima vittima, giace ormai freddo accanto all’ultima lettera.Sento la rabbia montarmi dentro mentre indosso i guanti di lattice che uso per lavorare ed i pattini che mi sono stati consegnati per poter raggiungere il corpo. I poliziotti seri insegnano che non bisogna prendere nessun caso come una questione personale. Vorrei sapere se si sono mai trovati a leggere il proprio nome vicino ad un cadavere martoriato.Il freddo avrebbe potuto conservare la vittima rendendo il mio lavoro meno terribile del solito, ma il petto squarciato non aiuta: quel mostro l’ha praticamente sventrata per impadronirsi del cuore. Ora che sono più vicina posso osservare i lineamenti con maggiore chiarezza: non deve avere più di sedici o diciassette anni. Le scosto i capelli che le sono ricaduti sul volto, risistemandola mentre cerco sul collo e nell’incavo delle braccia i segni lasciati dai canini. Quando guardo il vuoto macilento del suo petto mi sento quasi mancare, e non servono poteri paranormali per sapere che quest’immagine verrà a trovarmi per più di una notte.

«Ricapitoliamo: vi siete messi in testa di pattugliare l’intero territorio alla ricerca dei nuovi vampiri arrivati dall’Europa. Non appena rintracciati passate subito alle minacce, per poi chiedere loro se preferiscono morire o riconoscere Jean-Claude come Master. Un vero atto di democraticità.» «Esatto, è il nostro compito.» La voce di Irina giunge dal sedile posteriore della mia auto, dove siede compostamente accanto a Fernand. Non sembra cogliere l’ironia delle mie parole, o forse è troppo intimorita dal trovarsi nella stessa auto con la sterminatrice per accorgersene, in ogni caso farglielo notare mi sembra quanto meno scortese. Se vuole credere nella democraticità della loro combriccola chi sono io per disilluderla? Mi limito dunque a guardarla dallo specchietto retrovisore scorgendola nel suo lungo e seducente abito nero. I capelli biondi spiccano per contrasto sul tessuto che le riveste le spalle, incorniciando i lineamenti pallidi e regolari, non è la divisa che una ragazzina userebbe per andare a scuola ma è sempre meglio di quello che indossava fino a poco prima. C’è da sperare che la sua bellezza faccia girare la testa a Zerbrowski quel tanto che basta perché non faccia battute sui miei accompagnatori. Zerbrowski è uno dei poliziotti che lavorano per Dolph alla Spook Squad, ufficialmente chiamata Regional Preternatural Investigation Team, cioè RPIT: una serie di nomi e sigle per definire la sezione peggio equipaggiata di tutta la polizia, quella che si occupa di crimini soprannaturali e che di tanto in tanto, cioè più spesso di quanto vorrei, richiede il mio parere di esperta. L’ispezionare cadaveri in pessime condizioni è uno dei tanti lati negativi del mio lavoro.«Ma ieri sera non tutto è andato come previsto,» continuo, «uno dei nuovi arrivati si è rifiutato si seguirvi, è scappato e voi l’avete inseguito fino a trovarvi in una stradina senza uscita. Avete lottato ed avete avuto la peggio…»«, non ferire in questo modo il loro amor proprio, sii comprensiva.» Jean-Claude è allungato sul sedile del passeggero, dove cerca ancora di destreggiarsi con la cintura di sicurezza che solo con una certa fatica l’ho convinto ad indossare: d’altra parte come si può dire ad un vampiro che quella striscia di plastica serve a salvargli la vita? Fatto sta che lo volevo legato, se non per la sua almeno per la mia sicurezza.«Il nostro amico cattivo,» proseguo, pressoché ignorandolo ed alzando di un tono la voce, «ha ferito a morte Fernand e preso Irina in ostaggio per avere una possibile copertura durante la fuga. Arrivato nei pressi del Mississipi l’ha tramortita ed è scappato definitivamente. Fin qui è tutto giusto?»«Lo è,» conferma Fernand, esitante, «quel vampiro era molto forte, doveva essere antico. Non credo che sa soli saremmo in grado di batterlo.»«Inizia a sperare di sbagliarti, perché è proprio quello che tenteremo di fare questa notte. Era il suo nascondiglio che stavate cercando mentre vi aspettavamo?»«Così il master ci aveva ordinato. E abbiamo avuto fortuna, crediamo di sapere dove si nasconde: è una cripta sotterranea nel cimitero monumentale, a ridosso del fiume, ma non siamo scesi a controllare.» Il timbro di voce di Irina è più fermo di quello del suo compagno, ma entrambi non riescono a nascondere il timore per la mia reazione. Se avessero sorpreso il vampiro nel suo antro ora forse ci troveremmo con un cadavere in meno. O con due in più, chi può dirlo? La vita non si fa con i se e con i ma.«Mi accompagnerete fin lì, questa notte, ma non siete obbligati a seguirmi dentro la cripta.» Anzi, forse mi sentirei più sicura non avendo attorno altri denti aguzzi. Trasportandone ben tre paia sulla mia macchina reputo tuttavia più prudente mantenere per me quest’ultima acuta osservazione. La fiammella della speranza si è appena accesa nei loro occhi che Jean-Claude è già pronto a soffiarvi sopra per spegnerla: «verranno, e verrò anch’io. Se è davvero pericoloso come dicono allora ti servirà tutto l’aiuto che potremo darti.»«Perché dovrei fidarmi di te?» Gli lancio un’occhiata tanto fugace quanto sospettosa, per poi tornare a guardare la strada.«Perché anch’io ho da amministrare la mia giustizia: chi mina la mia autorità deve pagarne il prezzo. Non lo voglio vivo più di quanto lo voglia tu, ma petite. Il mio scopo è puramente utilitaristico. Nonostante questo il poterti essere utile rende il compito ancora più gradevole, potrei persino sperare in una ricompensa.» Il suo sorriso appena accennato spalanca la porta dell’immaginazione verso pensieri perversi e azioni che si osano compiere soltanto al buio: come diamine ci riesce? Forse dovrei smetterla di temere soltanto i suoi occhi. In realtà ho da poco scoperto di essere immune allo sguardo ipnotico dei vampiri, ma non ne comprendo ancora a pieno il motivo e preferisco non correre inutili rischi: meglio usare troppa cautela piuttosto che troppo poca.«Per ucciderlo è necessaria l’autorizzazione di un tribunale,» gli faccio notare meccanicamente, «altrimenti si tratta di omicidio.»La legge c’è e va rispettata, almeno la maggior parte delle volte. Se sarà possibile seguiremo alla lettera la prassi, in caso contrario cercheremo solo di portare a casa la pelle.Svolto a destra e scorgo le prime sirene della polizia. Solita prassi: mostrare il cartellino, avvisare l’agente Rudolph Storr, detto Dolph, che sono arriva e lasciare la macchina in mezzo alla strada in totale assenza di un vero parcheggio. Se non altro posso essere sicura che non mi faranno la multa.Sceso dalla macchina Fernand torreggia su tutti noi con il suo metro e novanta d’altezza. Solo Dolph potrebbe competere. Il cranio nero e rasato riflette le luci delle volanti, rendendolo inquietante nel suo bell’abito scuro. Nonostante questo è l’unico che conserva una parvenza di normalità mentre aiuta la sua compagna ad uscire dalla macchina e le porge il braccio per sostenerla. Anche Jean-Claude tenta la medesima mossa ma il mio sguardo è talmente eloquente da farlo desistere in tempo record. «Restatemi vicini, non fate domande, non parlate, non mordete e non ipnotizzate nessuno. Mi sono spiegata?»Annuiscono.«Fantastico. Allora seguitemi, e cercate di non dare nell’occhio.»L’American Ice Rink, il palaghiaccio, è una costruzione prefabbricata ad un piano, bianca e con grandi insegne rosse. Rosso è anche l’ingresso sporgente costruito in vetro e metallo. Niente di raffinato o di particolarmente notevole: qui si viene per sudare e fare sport, non per ammirare un’opera d’arte.Non appena entrati Dolph mi viene incontro. Il dubbio riguardo ai miei accompagnatori gli si legge in volto, su quella lunga ruga che gli disegna la fronte.«Mi stanno aiutando,» rispondo ancora prima che inizi a parlare, incalzandolo poi con domande di carattere pratico: «dov’è la vittima? Ci sono stati altri messaggi?»Si sposta di lato, lasciandomi libera la visuale che da sulla pista da pattinaggio: «guarda tu stessa.»La superficie di ghiaccio lascia intravedere in trasparenza la grande scritta colorata con il nome del complesso sportivo. Proprio lì in mezzo giace scomposto un corpo femminile più piccolo del mio. I capelli scuri sono legati in una coda di cavallo ed ai piedi porta pattini la cui pelle bianca è ormai crepata dall’usura. Il maglioncino di lana azzurra reca il logo della locale squadra di pattinaggio artistico, lo so perché anch’io, quand’ero al college, avevo una compagna che ne faceva parte. Non avanzo più di qualche passo che Dolph mi ferma prendendomi per un braccio: «vuoi che li faccia mettere sotto stretta osservazione mentre sei al lavoro?»Non ho bisogno di chiedere a chi si stia riferendo: «no, non sarà necessario. Se puoi evita misure troppo drastiche, tienili sotto controllo con discrezione.»Abbiamo sussurrato, ma non so dire con certezza se ci abbiano sentito o meno e, in tutta franchezza, non mi interessa particolarmente. Tutta la mia attenzione è rivolta verso la superficie che circonda il corpo. Il carminio del sangue spicca sul ghiaccio assumendo una tonalità più vivida di quanto non sia in realtà, mettendo in rilievo il cerchio che è stato disegnato attorno alla ragazza e poi ancora, sulla destra, il mio nome, appena distinguibile tanto il liquido si è allargato sulla superficie ghiacciata senza potersi rapprendere. Il cuore, come nel caso della prima vittima, giace ormai freddo accanto all’ultima lettera.Sento la rabbia montarmi dentro mentre indosso i guanti di lattice che uso per lavorare ed i pattini che mi sono stati consegnati per poter raggiungere il corpo. I poliziotti seri insegnano che non bisogna prendere nessun caso come una questione personale. Vorrei sapere se si sono mai trovati a leggere il proprio nome vicino ad un cadavere martoriato.Il freddo avrebbe potuto conservare la vittima rendendo il mio lavoro meno terribile del solito, ma il petto squarciato non aiuta: quel mostro l’ha praticamente sventrata per impadronirsi del cuore. Ora che sono più vicina posso osservare i lineamenti con maggiore chiarezza: non deve avere più di sedici o diciassette anni. Le scosto i capelli che le sono ricaduti sul volto, risistemandola mentre cerco sul collo e nell’incavo delle braccia i segni lasciati dai canini. Quando guardo il vuoto macilento del suo petto mi sento quasi mancare, e non servono poteri paranormali per sapere che quest’immagine verrà a trovarmi per più di una notte.

This entry was posted on Domenica, Gennaio 28th, 2007 at 00:09 and is filed under Anita Blake. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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