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Chi è causa del suo mal…


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Chi ha l’incredibile (s)fortuna di avermi per amica è a conoscenza della profonda odiosincrasia che provo nei confronti delle frasi fatte.
Eppure non sono riuscita a trovare una formula più incisiva e adeguata di quella che fa da titolo al mio post.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Ritengo il vittimismo, quel sottile compiacimento nello stare male e nell’essere compatiti, una delle forme più sublimi di stupidità. Non solo, infatti, si ignora la totale inutilità del confessarsi con voce tremula davanti alla migliore amica, al famigliare, al cugino del cognato o a padre Pio, come se subire forme macroscopiche di vessazione rappresenti una colpa di cui vergonarsi, ma si pensa anche che l’imbarazzo che sorge spontaneo nell’ascoltatore sia esternazione di genuino rincrescimento. Aprite gli occhi: quello che il prescelto vorrebbe fare - e che l’educazione purtroppo gli vieta - è tirarti una sberla e dirti di mettere in campo gli attributi.

E’ indubbio che alcune situazioni possono essere più complicate, ma se hai un lavoro e tuo marito non ti accende il riscaldamento se non quand’è lui stesso a casa forse è arrivato il momento di fargli trovare gli armadi vuoti al suo ritorno. I figli? Vuoi davvero che crescano con un padre così? E se proprio non riesci a farlo per te stessa o per i pargoli consideralo un ultimo gesto altruistico nei confronti del tuo incredibile marito: risparmierà anche sull’acqua e sui rifiuti. Ammesso che l’Amiat, in un’impeto di solerzia, non porti via anche lui.

No alla violenza sulle donne. D’accordo. Ma che le donne sappiano difendere se stesse: Raperonzolo è morta, sveglia!

This entry was posted on Lunedì, Febbraio 23rd, 2009 at 21:41 and is filed under Riflessioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. Both comments and pings are currently closed.

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