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La maestra e l’adepto - Cronache di un tempo passato


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Premessa:  la cronistoria di una giocata avvenuta ormai anni ed anni fa. L’ho trovata per caso, come quando si sfogliano vecchie scartoffie alla ricerca di una ricevuta di mille anni fa, ormai sepolta tra cumuli e cumuli di carta bollata. Questa sera stavo cercando un regolamento scritto molto tempo fa per una comunità virtuale… E come se nulla fosse mi sono trovata immersa in ricordi passati. Ho riletto questo brano con grandissimo piacere :)

 


La notte stellata riempiva il suo animo di un’insolita felicità. Se ne stava li, imbambolato col naso all’insù ad osservare le stelle quasi a volerle contare. Era una situazione piuttosto insolita, a pensarci bene, ma Alsgaard semplicemente non ci pensava, il pensiero non lo sfiorava minimamente, era troppo concentrato a godersi quel suo piccolo pezzetto di paradiso.
Era completamente solo, il buio ed il silenzio lo avvolgevano completamente aumentando in lui la
sensazione di benessere.
Improvvisamente una voce lo raggiunse infrangendo la tranquillità di quel momento come un sasso gettato in uno specchio d’acqua. Alsgaard - quel suono melodioso raggiunse le orecchie del giovane recando il suo nome in un dolce sussurro. Per un istante il giovane rimase completamente spaesato chiedendosi se fosse stato uno scherzo della sua mente o se veramente qualcuno lo stava  chiamando.
Restò in silenziosa attesa per qualche istante. La voce si ripetè -Alsgaard - dunque qualcuno lo cercava.
Il ragazzo cominciò ad osservarsi freneticamente attorno cercando di capire da dove quel suono potesse provenire. La sua mente era del tutto disorientata  di fronte a quella voce che conosceva, ma che non riusciva, tuttavia, ad associare ad alcuna persona. Chi mi chiama? - sussurrò in maniera quasi impercettibile.
La voce rispose quasi immediatamente alla sua domanda - Chi crede sia giunto il momento di discorrere con te, mio mago…..- mentre pronunciava quelle parole una longilinea figura, ammantata in un pesante mantello blu notte, si avvicinò con passi insonori  ad Alsgaard oltrepassando la zona d’ombra che l’aveva, fino a quell’istante, nascosta agli occhi dell’umano.
Il giovane rimase perfettamente immobile osservando la figura che gli si trovava davanti dal buio del suo cappuccio, non riusciva ancora a comprendere chi avesse davanti, decise di prendere tempo – Discorrere con me? - disse sommessamente - e di cosa vorreste discorrere?
La figura di fronte a lui reagì con calma a quelle parole, sollevò una mano, in un gesto probabilmente usuale, fino ad accarezzare l’orlo del cappuccio. Il velluto pregiato rifletteva la luce delle torce, creando intricati giochi di chiaroscuri sul copricapo e sul muro retrostante - Dell’arte e del tuo amore per essa - rispose alla sua domanda. Alsgaard cominciò a comprendere quei movimenti e quelle parole e, finalmente, riconobbe la voce e la persona che gli stava davanti. Verdiana - mormorò con un lieve sorriso.
La maga annuì ricambiando il sorriso del giovane in un espressione che illuminò il suo volto - Verdiana - confermò mantenendo la voce bassa per non turbare la tranquillità di quel luogo.
Alsgaard rimase in silenzio per alcuni istanti esaminando con lo sguardo la figura che gli stava dinanzi, poi mosse un passo in direzione della maga, la leggera confusione che lo aveva colto all’udire quella voce lo aveva ormai abbandonato del tutto. Bene  - disse con voce calma - cosa vuoi chiedermi in particolare?
La maestra dell’aria si guardò attorno con aria accigliata - qui? - disse perplessa - Conosco luoghi più comodi e più consoni ad un colloquio….. Se vuoi seguirmi……. - la maga si incamminò in direzione del giovane passandogli oltre. Il mantello le si allargava alle spalle come una specie di strascico che la seguiva sospeso nell’aria increspandosi in morbide onde.
Alsgaard rimase immobile seguendo la maga solamente con lo sguardo - Dove mi porti? - si azzardò a chiedere.
Verdiana, senza voltarsi, rispose - Nel mio studio - un lieve sorriso si dipinse sul suo volto pensando allo stato d’animo dell’adepto per quella sua convocazione così improvvisa, mentre tornavano alla sua mente i ricordi di quando lei stessa, per la prima volta, aveva conversato con il suo Shalafi…
Il ragazzo sbattè le palpebre incredulo mentre la bocca gli si apriva nell’espressione tipica dello stupore. Non si era aspettato una convocazione del genere, non aveva mai visto lo studio di un mago in tutta la sua vita. Non gli pareva vero. Avvertì l’ebbrezza della gioia cominciare a salire, contemporaneamente però si accorse di sentirsi preoccupato. La felicità per entrare a contatto, in maniera più diretta, con quel mondo che per lungo tempo aveva desiderato si mischiava alla preoccupazione di non sapere che cosa la maga si aspettasse da lui.
In preda a sentimenti così contrapposti Alsgaard seguì la maestra dell’aria senza rendersi conto, almeno inizialmente, del tragitto che stavano percorrendo.
D’un tratto si ritrovarono di fronte alla fortezza, Alsgaard si sorprese nel vedere con quanta sicurezza Verdiana sapeva riconoscere la strada.
Rimanendo costantemente in silenzio, il ragazzo, preceduto dalla maestra dell’aria, varcò l’ingresso della fortezza dirigendosi lungo un corridoio che non conosceva ancora bene.
Il cunicolo si dipanava per un lungo tratto come se fosse stato scavato nella roccia. Ed ecco la prima svolta a destra, poi ancora una a sinistra, la prima rampa di scale ed un altro corridoio… ad Alsgaard sembrava quasi di girare in tondo e le strade si confondevano l’una all’altra, ma la maga ricordava la via e i suoi passi non conoscevano esitazione. Molte furono  le scale che vennero salite fino a quando la figura azzurrovestita non si fermò davanti a una porta di legno scuro,  incorniciata da due eleganti colonnine di marmo bianco.
Verdiana sollevò una mano, sussurrando un’arcana parola che si perse nell’aria nel momento stesso in cui veniva pronunciata. Alle orecchie di Alsgaard giunse un suono secco, come lo scattare di una  serratura…la porta si aprì lentamente, consentendo l’ingresso alla maga ed al suo ospite. Sul fondo della stanza, in posizione opposta rispetto all’entrata, si intuiva, al di sotto dei tendaggi un’ampia finestra che occupava buona parte della parete. Sulla sinistra una piccola porta conduceva chissà dove, mentre a destra vi era solo il caminetto di mattoni di cotto, all’interno del quale un piccolo fuoco esalava i suoi ultimi respiri, ed uno scrittoio di ossidiana nera sul quale erano posati alcuni volumi e l’occorrente per la scrittura; alle sue spalle una piccola libreria colma di volumi. Davanti al camino un divano di velluto rosso cullava alcuni cuscini, affacciandosi su un basso tavolino dove trovava posto un vassoio colmo di vivande. Nel complesso la stanza era arredata con gusto e sobrietà, tanto da far intendere che quella stanza non fosse che una piccola parte degli alloggi della Maestra dell’Aria.
Verdiana si rivolse ad Alsgaard con un sorriso - accomodati - disse in tono gentile.
Il giovane seguì l’invito della maga osservando attentamente la stanza in cui era entrato, per la prima volta si trovava nello studio di un mago,  non potè trattenere un lieve sospiro di soddisfazione.
Si diresse, con qualche esitazione, in direzione del camino accomodandosi su di un divano di velluto rosso.
La stanza gli apparve ben arredata ed emanava un profumo gradevole, ciononostante non si sentiva del tutto a suo agio. Cominciò a respirare in modo più irregolare, come se facesse fatica a trovare l’ossigeno, era  la tensione che lo rendeva nervoso.
Il giovane adepto si tolse finalmente il cappuccio che aveva tenuto nel tentativo, peraltro vano, di celare il suo sguardo a Verdiana e con esso le sue emozioni.
Si passò inavvertitamente una mano tra i capelli arruffati in un gesto istintivo che era solito ripetere.Era  visibilmente nervoso ma non voleva che fosse così palese, tentò di tranquillizzarsi concentrandosi sulle vivande poste sopra al vassoio… poi sollevando lo sguardo per incontrare quello di Verdiana disse  - mi piace qui ……è in questa stanza che effettui i tuoi studi?
Verdiana sorrise, sfilandosi il mantello dalle spalle per poi riporlo sullo schienale della poltrona a lato del divano cremisi. Dopo aver fatto scorrere una mano sulla veste, per accomodarne sommariamente le  pieghe, la maga raggiunse il camino, sedendosi sui talloni proprio davanti alla bocca di mattoni. Iniziò a parlare mentre prendeva un ciocco di legno con il quale smosse  le fiamme allo scopo di ravvivarle. Sono lieta sia di tuo gradimento…… Sì, questo è uno dei luoghi in cui mi dedico allo studio. Ho scoperto quest’angolo della fortezza poco dopo esservi giunta, come se mi avesse chiamata… e da allora mi sono stabilita in quest’ala del palazzo.
L’umano rispose con un fugace sorriso alle parole della maestra dell’aria, quindi diresse lo sguardo al camino osservando le lingue di fuoco che guizzavano allegre. Il suo volto appariva cereo, la luce dorata delle fiamme si rifletteva nel suo sguardo in un contrasto di elementi. Il caldo del fuoco contrapposto al gelo dei suoi occhi color ghiaccio - Un’ottima scelta - disse sistemandosi al meglio sulla poltrona con movimenti lenti e misurati nel tentativo di dare un impressione di sicurezza. Dentro di se si chiedeva quando il discorso avrebbe cominciato ad entrare nel vivo, quando Verdiana lo avrebbe sottoposto a ciò per cui l’aveva convocato, quei pensieri lo torturavano, l’attesa era snervante. Si decise ad accelerare le cose - un ottima scelta  - ripetè -  anche se non è per questo che mi hai convocato….. non è vero? - disse con uno sforzo.
La maestra dell’aria si immobilizzò per un istante, riflettendo sulla domanda posta dall’iniziato: Alsgaard si aspettava qualcosa da questo incontro, da quanto aveva detto appariva evidente che non credesse all’eventualità di una conversazione fine a se stessa, non con lei almeno. E poi quelle parole, il modo in cui erano state pronunciate, con tono forzatamente calmo.sembrava si aspettasse di essere messo alla prova.bene - si disse - perché deludere un umano tanto volenteroso?
L’azzurra figura si alzò senza voltarsi del tutto ma lasciando soltanto alle fiamme il privilegio di godersi il suo sorriso dolcemente divertito. No, infatti. - disse senza rivolgere il suo sguardo al giovane - In realtà  desidero scoprire se hai la forza di volontà e la capacità per divenire un bravo mago.
Se così non fosse è meglio scoprirlo subito ed indirizzarsi verso un’altra strada. Non credi?
Solo ora si guardò alle spalle, nuovamente seria, così da poterlo osservare con la coda dell’occhio.
Il giovane non aveva distolto per un solo attimo lo sguardo da Verdiana, proteso in avanti aveva seguito i suoi movimenti con attenzione. Finalmente i suoi dubbi erano stati fugati, ciò che si era immaginato era stato confermato dalle parole della maga, le cose cominciavano a farsi serie per lui.
La maestra dell’aria era rimasta volutamente girata di spalle, in modo da dare il tempo al giovane di riflettere senza metterlo sotto pressione.
Un leggero timore cominciò a farsi strada nella  mente di Alsgaard accompagnato da un brivido che aveva percorso la sua spina dorsale all’udire le parole della maga.Era il timore di non  essere all’altezza dell’obiettivo che si era prefissato, il timore di scoprire che avrebbe dovuto rinunciare al suo sogno.
Sarebbe stato terribile, ma prima o poi doveva scoprirlo si, era inevitabile. Perfetto - si disse fingendo di non avvertire la preoccupazione - oggi avrò molte risposte. Si abbandonò all’indietro appoggiando la schiena al sedile reclinando lievemente la testa da un lato nel tentativo di assumere un’espressione di tranquillità.
Verdiana, sentendo il fruscio delle vesti, si voltò del tutto osservando il ragazzo che a sua volta la fissava negli occhi.
Alsgaard doveva essere apparso determinato e sicuro di se, almeno questo gli era sembrato a giudicare dallo sguardo che la maga gli aveva rivolto. In realtà non era per nulla così, ma il giovane sapeva fingere bene, ignorando i dubbi e le paure che tentavano di minare la sua sicurezza apparente.
Il silenzio durò solo per qualche istante, Alsgaard, rimanendo immobile, rispose alla domanda della maga.
Credo tu abbia ragione - disse senza distogliere lo sguardo da quello di Verdiana - è meglio scoprirlo subito piuttosto che cullarsi in un illusione.
La maga socchiuse un occhio, chiedendosi quale terribile prova Alsgard si aspettasse da lei. Era buffo considerare come i pensieri dei due si rassomigliassero nonostante le loro posizioni fossero notevolmente differenti. L’umano e l’elfa, il Seguace e l’Arcimago, l’allievo e il maestro: tra loro sembrava non esserci differenza alcuna in quel momento, entrambi dubbiosi rispetto alla piega che la conversazione avrebbe assunto.
-Da quanto tempo la fortezza ti ha accolto tra le sue mura? Due, tre cicli di luna? Ebbene, cosa hai appreso nel tempo che ti è stato fin’ora concesso?-. La domanda affiorò alle sue labbra quasi naturalmente: d’altra parte voleva davvero sincerarsi che non si fosse imbattuto in difficoltà o impedimenti;  e se lui avesse inteso la domanda come una sfida a dimostrare la propria bravura, lei non aveva motivo di rendere evidente l’involontario inganno. Anche questo poteva essere un modo per conoscerlo meglio e cogliere almeno una piccola parte della sua complessa natura.

 

This entry was posted on Venerdì, Gennaio 26th, 2007 at 00:35 and is filed under Frammenti, Frammenti fantasy. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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