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Vestiti e grandi occasioni


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Chi ha scritto che l’abito non fa il monaco probabilmente non si è mai laureato.
Già, perché trovare un abito adatto per quell’evento, importante almeno per il protagonista di turno, è quanto di più faticoso si possa affrontare. Se Ercole fosse stato Ercolina una delle prove sarebbe stata senza dubbio questa: immagina di dover parlare davanti ad un gruppo di uomini annoiati che emetteranno una sentenza su quanto dirai. Fatto? Bene, ora scegli cosa indossare.
Terrificante.
Si tratta, insomma, di uno di quei momenti in cui desiderare ardentemente essere un uomo: di quanti colori può essere una cravatta? Sei o sette? Bene, il solo grigio degli abiti per signora deve avere qualcosa come centocinquanta sfumature di colore.
“No signorina, la giacca è grigio perla mentre la camicia mi è rimasta solo grigio fumo di Londra e grigio nebbia padana. Se vuole, però, dovrei avere un grigio topo cinese nella nuova collezione.”
Quando, finalmente, hai trovato qualcosa che ti aggrada è d’obbligo domandarsi se questo soddisfi la prima imprescindibile necessità: sembrare il dirigente e non la segretaria. Nel dubbio la maggior parte delle fanciulle decide di optare per il classico: pantalone e giacca neri (antracite, fango, notte, continuate voi), camicia bianca e trampoli ai piedi per sembrare più alte. Via una, avanti un’altra.
Il problema nasce quando dalla sala lauree si passa al bar.
“Che me lo porta un panino al prosciutto?”
“Veramente non lavoro qui”
“Davvero?”
Sono soddisfazioni.
Infine, coprite occhi ed orecchie ai bambini, il parrucchiere.
Tre ore e mezza per un colore più taglio più piega. Ancora una mezz’ora e sarebbero passati i vigili per il cambio di residenza.
Sette (sette!) dossier di campioni di colore per le tinte: un incubo, una punizione per qualcosa commesso in un’altra vita.
Cinque interruzioni per telefonate di varia natura da parte della bionda armata di forbici.
E poi hanno anche il coraggio di chiederti se il risultato va bene. E’ naturale che vada bene, basta poter pagare e scappare il più lontano possibile. Secondo me è una tattica studiata in punta di phon.
Fatto sta che adesso mi trovo con delle meches color evidenziatore, un taglio che non mi piace, un vestito che mi fa sembrare la segretaria (grigio perla con corpetto color grigio chiaro e sottocorpetto grigio luce), scarpe grigio fango con tacco basso e tanta, tanta voglia che finisca tutto in fretta.
Ma qualcuno mi chiamerà mai dottoressa?

This entry was posted on Sabato, Febbraio 17th, 2007 at 16:32 and is filed under Riflessioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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