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Traballa il tavolo, mi compri un quotidiano?


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I nostri quotidiani hanno troppo spesso un’ormai usuale primato: quello dell’inutilità. Se questa constatazione appare tanto lampante da riultare banale diverso è il sentimento che ci coglie davanti all’annosa questione: dobbiamo protestare con gli enti che sprecano soldi, i nostri, per ricerche inutili o il biasimo deve rivolgersi piuttosto ai giornali che danno loro ampia risonanza?
Riucire a districarsi nella sovrainformazione quotidiana è ormai praticamente un lavoro: dalle settanta alle cento pagine in formato poster.
Che risulti difficile resistere alla tentazione di pubblicare un articolo a sette colonne sulle abitudini sessuali della starlette di turno può essere comprensibile, naturalmente, ma per difendere la non tanto piccola elité degli assennati urge trovare un compromesso. Proviamo ad avanzare qualche ipotesi. Gli innamorari del gossip potrebbero evitare di comprare giornali seri e dedicarsi esclusivamente a letture edificanti con almeno quattro vip mezzi nudi in copertina. Dal canto loro gli editori di quotidiani potrebbero impegnarsi a non privarci di tempo prezioso per un approfondimento a doppia pagina sul divorzio di Simona Ventura, a meno che questo non abbia un qualche risvolto sull’indice Mibtel.
Nessuno con un po’ di criterio può desiderare cento pagine di cretinate: ne sono più che sufficienti venti capaci di tenere informati i lettori su ciò che condiziona il mondo e, di conseguenza, la loro vita.
Passeggiare con un quotidiano sottobraccio ormai non fa più intellettuale, ma impiccione, e se vi sembro esageratamente caustica sappiate che la colpa è delle stelle: lo dice l’oroscopo. In ultima pagina.

This entry was posted on Mercoledì, Marzo 14th, 2007 at 21:19 and is filed under Riflessioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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