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Domani andrò sposa - Volante M.


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Clicca qui per ascoltare la recensione sonora! (4MB)

Protagonista di questo romanzo è Petronilla Paolini Massimi, poetessa arcadica vissuta a cavallo tra il XVII° e il XVIII° secolo. La forza e il coraggio con la quale essa affronta le difficoltà della vita, uniti alla grande armonia e modernità delle sue rime, hanno tanto colpito l’autrice da indurla ad approfondirne la complessa figura fino a scriverne la propria tesi di laurea. E proprio tali indagini storiografiche l’hanno portata ad appassionarsi ancora di più a Petronilla, facendole desiderare lo scrivere un romanzo in cui indagare le infinite sfaccettature del suo carattere complesso e delle sue decisioni spesso molto soffferte; un desiderio che si concretizza proprio in “Domani andrò sposa”.

Tutto inizia all’interno del convento di Sant’Egidio “dove una bambina, si chiama Petronilla, discorre con la sua bambola, come infinite altre sere di gioco. […] Petronilla le parla, volteggiando per la camera, irrequieta. -domani andrò sposa-, le racconta“. La cantilena infantile rimbalza tra le pareti spoglie, ma questa volta non è un gioco: a 10 anni la giovane Paolini è stata promessa in sposa e il giorno seguente si avvicinerà all’altare per stringere l’indissolubile legame con un marito molto più vecchio di lei: Francesco Massimo. Geloso e dispotico, Francesco priverà la moglie di ogni motivo di gioia, arrivando persino ad oscurare ogni finestra perché essa non possa guardare all’esterno del palazzo e godere della luce del sole; ma ciò che più sfibra Petronilla e la privazione delle sue penne e dei suoi inchiostri, che le impediscono di fatto ogni possibilità di scrivere i versi per i quali si esercita e si impegna fin da bambina.

Io scrivo, scrivo sul serio. Imprimo me stessa nella carta. Scrivo per liberarmi, per essere. E per scrivere sono disposta a tutto. Per scrivere ho compiuto l’abominio peggiore, quello che persino le belve rifuggono”.

Le parole della poetessa sono intense e colpiscono dritto al cuore: l’abominio che essa cita è l’aver abbandonato non solo il tetto coniugale ma anche i suoi figli, in una fuga che per amore della poesia la porta a scegliere la libertà di scrivere alla vicinanza della sua stessa prole. Eppure nel convento dove si rifugia non troverà altra libertà se non quella di imprimere sulla carta i suoi molti pensieri: soggetta all’autorizzazione del marito per qualsivoglia uscita le viene persino negato di partecipare al funerale di uno dei figli.
Ma un periodo della maturità così provante non fa che seguire un’infanzia altrettanto difficile: la perdita del padre a causa di un complotto, per poter privare la sua famiglia dell’ingente patrimonio, costringe la madre di Petronilla a cercare rifugio per se stessa e per la figlia in un convento: a Roma una donna non può vivere da sola e l’unico modo per sfuggire alle mire dei molti nemici è quella di cercare la protezione del Papa e della chiesa. Ma nulla può essere fatto quando è lo stesso Pontefice a volere il matrimonio tra una bambina e un nobile già in età adulta.

La narrazione si sfaccetta secondo la prospettiva delle quattro voci narranti: quella di Petronilla, quella della Marchesa Anna Felice de Marte: sua madre, quella della Badessa ed infine quella della cameriera personale di Petronilla: Fatima. Se Anna rappresenta l’amore materno nei confronti di una figlia che non può sottrarre ad un destino crudele, la Badessa rappresenta invece la rigidità delle regole che devono essere rispettate; Fatima è tra le quattro la figura più indefinita, le indagini dell’autrice non hanno neppure permesso di scoprirne il cognome, ma la sua presenza è essenziale nel far trapelare e rendere chiaro proprio il pensiero della Volante.

I rapidi passaggi di luogo, tempo e persona rendono difficile seguire in maniera scorrevole il dipanarsi della storia, soprattutto perché a seconda del momento della vicenda in cui ci si trova si fa riferimento a Petronilla con diversi titoli e nomi, così che talvolta si rischia di confonderla con la Marchesa sua madre. Lo stile è lineare, poco descrittivo, ma presenta talvolta dei virtuosismi non perfettamente congegnati che possono inceppare la lettura, testimoniando come la Volante sia un’autrice ancora acerba all’interno del panorama letterario nazionale. Si tratta però del suo primo libro e nei prossimi molte delle imperfezioni qui riscontrate andranno sicuramente a scomparire. Al momento attuale questi restano comunque i motivi che mi spingono a scrivere a lato del titolo solo un 7.

Concludo con un bellissimo sonetto compiuto pervenuto sino a noi:

Sdegna Clorinda a i femminili uffici

Sdegna Clorinda a i femminili uffici
chinar la destra, e sotto l’elmo accoglie
i biondi crini e con guerriere voglie
fa del proprio valor pompa a i nemici.
Così gli alti natali e i lieti auspici
e gli aurei tetti e le regali spoglie
nulla curando, Amalasonta coglie
de’ fecondi Licei lauri felici.
Mente capace d’ogni nobil cura
ha il nostro sesso: or qual potente inganno
dall’imprese d’onor l’alme ne fura?
So ben che i fati a noi guerra non fanno,
né i suoi doni contende a noi natura:
sol del nostro valor l’uomo è tiranno.

Edizioni Frassinelli
Pagine 179
Euro 12,50

This entry was posted on Mercoledì, Aprile 11th, 2007 at 11:03 and is filed under Romanzi - recensioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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