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Giochi pericolosi - Il primo incontro (1 di 3)


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Il sole cocente, che avvolgeva ed imprigionava la superficie dell’isola, non poteva estendere i propri luminosi tentacoli nei labirintici territori dell’Amyn, dove la tenebra più assoluta recava conforto ai sensibili occhi del popolo drow.
La sotterranea sala del trono continuava ad essere immersa nel buio più completo, così come ogni altro luogo abitato dagli elfi di pelle ed animo oscuri.
“Bentrovata” La voce profonda del Valuk ruppe il silenzio, senza cogliere di sorpresa l’insolito ospite che anche questa volta aveva accolto il suo invito. Una flessuosa figura prese posto su uno dei seggi adornati da pregiati bassorilievi, e lo fece con tale naturalezza da far supporre un gesto ormai consueto “Non vuoi informarmi sull’esito dell’incontro di ieri?”. Una pallida mano comparve dal mantello, troppo chiaro per passare inosservato in quelle regioni tinte del colore dell’ebano, e si sollevò con gesto aggraziato per allontanare dalla fronte scoperta una ciocca di lunghi capelli.
Il signore dei drow avanzò lentamente nella sala, protraendo quel momento di sottile tensione che sempre precede l’appagamento di una curiosità “Vorresti vederlo?”. Un solo sorriso fu per lui una risposta sufficiente. Passò accanto alla candida figura, diretto verso il lato più oscuro della sala dove troneggiava uno dei molti altari minori dedicati a Lloth, la Dea Ragno.
Due occhi accesi dal potere dell’infravisione seguirono i suoi movimenti armonici, tentando di ricordare la loro esatta successione come appartenessero ad un rituale: Gyro aveva preso un piccolo calice immergendolo poco dopo in una vasca vischiosa; il liquido raccolto venne quindi versato con somma reverenza in un aureo contenitore collocato al centro del piccolo altare.
Solo allora una sua mano si protese verso l’ospite, invitandolo ad avvicinarsi mentre le labbra si schiusero per mormorare un’arcana litania drowish.
“Ora osserva quel che accadde ieri sera in questa sala”.
Senza attendere ulteriori inviti l’ospite si sporse in avanti osservando all’interno del piccolo specchio d’acqua.

***

Dai liquidi contorni della stanza emersero i volti dei tre consiglieri dell’Amyn. Tre menti di cui il Valuk si serviva per perseguire i propri scopi. Asraena, la Somma Sacerdotessa nelle grazie della Dea; Amon, il valente capitano dell’esercito drow e infine Alixter, l’ambiguo Arcimago dalla lingua pungente. Personalità spiccate e poco avvezze all’obbedienza, desiderose di salire i gradini della rigida gerarchia sociale senza badare alla scia di sangue lasciata alle proprie spalle. Ma ancora troppi erano i pericoli esterni che potevano attentare alla stabilità della corona, ora posata sul capo di Gyro, perché questo potesse tollerare che intrighi e vendette interne indebolissero le forze della casata reale. Di ciò il Valuk era ben consapevole, così come sapeva necessaria un’azione di polso, una punizione esemplare che avrebbe colpito la causa degli ultimi disordini: la rivalità tra la Somma Sacerdotessa e l’Arcimago. Un focolaio interessante che portava gli animi ad accendersi e le menti a restare sempre all’erta; uno stimolante diversivo durante i periodi di relativa tranquillità, ma anche una fastidiosa occupazione per colui che doveva badare sopra ogni cosa all’integrità della casata. Al proprio potere personale.
Le immagini scorsero silenziose mostrando il Valuk seduto su di un alto scranno, posto in posizione rialzata rispetto alla pavimentazione dalla quale lo separavano due gradini di marmo grigio. Alla sua destra Amon osservava, con malcelata soddisfazione, gli altri due consiglieri posare riluttanti il ginocchio a terra in segno di sottomissione al proprio re. Un’umiliazione che non avrebbero dimenticato per lungo tempo.
I ricordi si susseguirono veloci fino ad arrivare al momento atteso con maggior timore e trepidazione dallo spettatore d’onore. Piccole forme nere si staccarono dalle pareti, cadendo silenti sul pavimento ed avvicinandosi al Valuk sulle loro otto zampe.
Il mago annuì, parlando senza che l’ospite potesse udire le sue parole attraverso la polla, ed osservò con rabbia i movimenti del maestro di battaglia quando questo ridiscese lentamente i gradini che li dividevano. Alla bianca figura non fu possibile prevedere quanto fosse in procinto di avvenire: la mano dell’ Ul’Saruk si tese verso il mago, restando leggermente più in alto della sua testa come sempre protetta da un nero cappuccio. Gli sguardi si incrociarono e le labbra si mossero per formulare nuove e sempre mute parole. Con rapidità sorprendente i ragni, servitori della dea, si avvicinano al mago disegnando un cerchio trepidante attorno alla sua persona. Si fermarono un attimo prima di cominciare ad arrampicarsi in numero crescente sulla sua veste, facendosi strada verso il collo scoperto. Attaccarono con violenza il sottile cordoncino di cuoio che legava il pentacolo, simbolo del suo status di mago. Ecco quanto il Valuk voleva.
Senza che Alixter potesse reagire la mano di Amon aveva stretto il prezioso ciondolo tra le dita, strappando con un colpo secco  quanto restava del suo sostegno.

***

“L’ha strappato!” Il grido sorpreso per quell’inaspettata visione dissipò l’effetto dell’incantesimo “E’ un oggetto che va quasi venerato, nessuno può permettersi di trattarlo in questo modo!”
“Già, eccesso di zelo. In realtà speravo rimanesse un po’…fulminato - sorrise - pazienza. Però il tuo rancore non dovrà mai esprimersi ufficialmente contro questo fatto, perché tu non hai mai visto questi eventi”
“Quali eventi?”
Gyro sorrise alla studiata ingenuità della risposta, sicuro che nulla di quanto accaduto avrebbe abbandonato la segretezza di quella stanza. La figura ammantata di bianco si guardò lentamente attorno ricercando il nero pentacolo protagonista della visione, quella stella a cinque punte di cui voleva essere custode fino al momento della riconsegna “Quando potrò averlo?”
Il Valuk congiunse le punte delle dita appena sotto il mento, estasiato da come i suoi piani stessero volgendo al meglio. “Presto, anche domani. Non possiamo interrompere così una punizione”
“Per domani avrà un posto sicuro nelle mie stanze, e una nuova catena cui essere appeso - Il cappuccio del mantello si sollevò a coprire le fattezze del volto – Ora è per me tempo di andare. A domani, signore dei drow”
Si scambiarono un ultimo sorriso d’intesa prima che un denso fumo bianco avvolgesse la misteriosa figura portandola ovunque essa avesse voluto.

 

(Continua…)

This entry was posted on Venerdì, Gennaio 26th, 2007 at 14:34 and is filed under Frammenti, giochi pericolosi. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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